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i-14 u-27 scb c-2-20 v-10 Una delle volti delle camere delle grotte di Pilato

Cultura o culture?

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di Franco De Luca

 

Sollecitato dallo scritto di Giuseppe Mazzella – leggi qui – presento alcune considerazioni in merito.

La cultura nel senso completo del termine, senza ulteriori aggettivazioni, non è soltanto conoscenza. Ingloba anche le irrazionalità, i pregiudizi, i modi di dire, quelli del fare, le tradizioni, le aspirazioni.

La cultura è il complesso di quanto l’uomo, in una data situazione e in un dato luogo, ha elaborato, per meglio far fronte alle evenienze della vita.

In questo concetto c’è tutto quanto è stato prodotto dagli uomini nel corso dei millenni, ciò che è stato trascritto e ciò che si trasmette oralmente, nelle favole, nei miti, nei riti. Insomma tutto, bene e male, razionale e irrazionale.

All’interno di essa poi si sono settorializzati taluni contenuti: scienza, poesia, letteratura, filosofia, arte, musica e così via, in un distinguo sempre più particolarizzato e specialistico.

Cosa ha più valore culturale: un proverbio o una poesia? Domanda insensata se non  la si inserisce in un contesto di riferimento. Il proverbio prende valore dalla cultura popolare che l’ha prodotto; la poesia, anch’essa ha bisogno di essere riferita ad un contesto letterario (dialettale, nazionale, d’avanguardia, classico).

Questo comporta che è più esatto parlare di culture e non di cultura. Perché ogni gruppo sociale, ogni segmento sociale (a base economica, etnica, antropologica, scientifica) ha prodotto una sua cultura, di cui gode e che alimenta.

Questo argomento l’ho presentato per apportare contributi a quanto affermato da Giuseppe Mazzella in Breve nota antropologica su Ponza racconta

Le culture possono confliggere (pensate a quella consumistica contro quella ecosostenibile), le culture possono osteggiarsi (es.: quella dei padri contro quella dei figli). Quello che nessuna cultura può fare è evitare di confrontarsi.

Se adotta questa misura si suicida: chiusa nella autorefenzialità avvizzisce e muore.

È successo nella storia della civiltà: la teoria della razza aveva un largo seguito ma poi, sotto la spinta della falsificazione dei presupposti, si è rivelata nociva.

Ponzaracconta, questo sito, è uno strumento di cultura, perché permette alle  iniziative intellettive, gravitanti su Ponza, di esprimersi, di trovare lettori, adepti e censori, in ogni caso di palesarsi, e con ciò esporsi al confronto.

Non per ottenere una cultura condivisa (questo se avviene non necessariamente ha luogo nel sito), bensì per promuovere confronto fra culture.

Ecco perchè, a mio parere, sbaglia chi, non trovando pareri concordi alla sue tesi, ritiene il sito inconcludente.

Più è inconcludente per i singoli più è utile per il gruppo sociale (può sembrare un paradosso!)

Questa è la mia opinione dunque…  può essere non condivisa !

Il che è poca cosa rispetto al percorso in cui si è inserita. Parlo del processo del confronto fra idee.

C’entra questo col succo del discorso di Giuseppe? C’entra, eccome, perché contribuisce a rafforzare il convincimento che non deve essere il consenso a smuovere le espressioni bensì il desiderio di far conoscere il proprio punto di vista. Sia o no in sintonia con la Redazione, o con i commenti.

 

Francesco  De Luca

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1 commento per Cultura o culture?

  • Silverio Lamonica

    Caro Franco, a proposito di cultura, Antonio Gramsci (1891 – 1937) operava un distinguo che allora derivava dalla “lotta di classe”. In “Lettere dal carcere” egli in sostanza affermava che esistevano due tipi di culture: quella “egemonica” o ufficiale, espressione delle “classi dominanti” e quelle “subalterne” o “folcloristiche” espressioni delle classi “dominate” o del popolo.
    Per primo Gramsci sostenne che occorreva studiare a fondo il folclore come “concezione del mondo e della vita”. Allo stato attuale la distinzione tra classi si è alquanto “sfumata”, anche se c’è ancora chi sta troppo bene e chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Ma gli uni e gli altri non sono più ancorati ai due diversi tipi di cultura. Un po’ come avviene su Ponzaracconta: quando ti esprimi in vernacolo, con le stupende poesie, tu fai riferimento alla “cultura subalterna”. Quando tratti invece argomenti di altro tenore, come in “Schizzi di salsedine” o nel presente articolo su “Cultura e culture”, allora tali scritti possiamo dire che fanno parte della “cultura egemonica”.
    La funzione di Ponzaracconta dev’essere proprio questa: saper conciliare le varie culture ‘egemoniche’ o ‘subalterne’ che siano, perché da entrambe possiamo attingere linfa preziosa per la nostra anima.

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