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Trombe marine e cod’i zefere

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di Gianni Paglieri

Interessante la maniera di “esorcizzare” una tromba marina da parte dei pescatori di Ponza (leggi qui). Vorrei raccontare in proposito di un’esperienza che ho vissuto 

 

Una volta stavo navigando al largo di Acapulco diretto in California e parallelo alla mia rotta si muoveva un ciclone. Da quelle parti i bollettini meteo non erano così frequenti e nemmeno molto curati per la zona dove stavamo navigando. Camminammo due giorni paralleli e la sera, prima di andare a dormire lasciavo consegne il più possibili dettagliate agli ufficiali di guardia affinché prestassero attenzione al girare del vento, alla diminuzione del barometro, al moto ondoso ecc… insomma se il ciclone si fosse progressivamente avvicinato alla nostra rotta avremmo dovuto fare qualcosa per tempo, tipo invertire la rotta, rallentare la velocità, dirigere decisamente verso il largo … insomma avremmo dovuto mantenere sempre una sufficiente distanza di sicurezza dal suo centro (Mac Whirr, che tira dritto con un tifone davanti è il personaggio di un libro, i cicloni sono delle cose vere, violente, che, a prescindere dalla sua opinione, vanno evitati).

Prima di lasciare la buona guardia al secondo Uff.le, era circa l’una di notte, questi mi chiama in disparte e mi dice, senza mezzi termini, di essere in grado di “spezzare” i cicloni. La mia prima reazione fu quella di pensare che l’ufficiale era impazzito all’improvviso e senza sottolineare la sua proposta né in un modo né nell’altro gli ripetei le consegne concludendo con calde raccomandazioni di prestare la massima attenzione, e me ne andai a dormire, sperando che si ricordasse di informarmi per tempo qualora la situazione meteo fosse cambiata.

La notte passò tranquilla ma alle sette ero già sul ponte in attesa del bollettino meteo e soprattutto per “vedere” dal vivo la situazione meteomarina. Il cielo era nuvoloso, il vento quasi assente, al traverso di sinistra un mare lungo moderato faceva rollare la nave e la mia prima sensazione fu che forse le cose erano migliorate… il barometro non scendeva più e forse… – pensavo – il ciclone ha rallentato il suo cammino e lo stiamo superando. Conclusi che non dovevamo fare altro che andare avanti e mantenere la nostra velocità. Non mi ero accorto però che sul ponte, addormentato, sul divano della cabina di navigazione, c’era il secondo Ufficiale e mi stupii di trovarlo ancora sul ponte perché normalmente i secondi ufficiali a quell’ora sono a dormire. Mi ricordai delle sue parole, circa la sua capacità di “spezzare” i ciloni, e lo svegliai con la scusa di dirgli di andarsene a riposare in cabina.

Si svegliò e restai colpito dalla sua espressione stanca, direi stravolta, quasi che avesse visto qualcosa di improbabile, non voglio dire di pauroso, aveva la barba lunga, gli occhi arrossati, come se avesse pianto…  il portacenere sulla scrivania e l’odore di tabacco, raccontava di molte sigarette fumate… di una notte insonne.

 “E allora?” – gli chiesi – “Come mai Signor … ha l’aria così stanca?”

Chiuse la porta della piccola cabina e con un fare misterioso mi si piantò davanti guardandomi negli occhi e mi disse: “Al mio paese, prima di navigare e ancora oggi quando sono a casa, veglio le persone morte, nella notte, quando anche i parenti sono andati dormire, per non lasciarle sole… Una volta… una volta vegliavo una donna che nel cuore della notte, all’improvviso si è svegliata…

Lo guardavo e pensavo che fosse pazzo davvero…

– “Si è svegliata, le dico! Era morta e si è svegliata all’improvviso. Io non ho avuto paura… Mi ha parlato. Mi ha detto tante cose e tra l’altro mi ha anche detto come si fa a spezzare le forze del maligno…

Io pensai allora: – Dev’essere davvero molto stanco, sarà il caso di chiederne la sostituzione al prossimo porto…”.

Ma lui proseguì: – “I cicloni sono forze terribili e non avevo mai provato a fermarli, a “spezzarli”… Questa volta l’ho fatto per lei… sono stanchissimo, credevo di non farcela… ma non lo farò più… A un certo punto ho visto un’ombra nera distendersi sul mare e piano piano allontanarsi e solo allora ho capito che ce l’avrei fatta! …Ora possiamo navigare tranquilli e… Lei prenda pure il bollettino e vedrà che il ciclone non c’è più …”

Lo ringrazia ma pensai che da questo momento in poi mi sarei fidato di lui molto meno che in passato e che avrei dovuto tenerlo d’occhio.

Tornai sul ponte, il secondo ufficiale se ne andò a dormire e quando il marconista mi portò il bollettino, la perturbazione che fino al giorno prima era “classified as Hurricane” era “downgraded to tropical storm” e la sua posizione stimata era a poppavia del nostro traverso sinistro… Secondo il suo movimento stimato ci sarebbe passata di poppa.

Non avemmo alcun problema perché il mare andò progressivamente calmandosi e il tropical storm si ridusse ulteriormente a storm

Cosa dire? Un errore del bollettino? Una situazione normale di una nave che ha un ciclone in avvicinamento? Cosa aggiungere se non che nei giorni che seguirono seppi che a poppa, la sera, ogni tanto quel secondo Ufficiale organizzava delle sedute spiritistiche perché “era in grado” di parlare con i morti. Gli chiesi molte volte cosa avesse fatto quella notte e lui mi rispondeva: “Non le dico niente perché comunque lei non crede a quanto le ho già detto che so fare”. Proibii con una concisa lettera che rimase esposta fino allo sbarco dell’Ufficiale ogni seduta spiritistica e con lui non parlammo più di quella notte al largo di Acapulco.

Era un siciliano, un uomo normalmente allegro, scherzoso, rispettoso come sono i siciliani… ma e me sembrava figlio del Medioevo, e quando sbarcò non mi dispiacque.

 

In mare succedono a volte cose misteriose o proprio perché si è nel mezzo del mare certe cose ci sembrano misteriose. Per quanto riguarda i cicloni preferisco basare la mia decisione sui bollettini meteo, sulle carte meteo, sulla localizzazione del centro tramite foto dei satelliti, sulle osservazioni fatte fdagli aerei che volano nel ciclone, nel barometero, nel vento, nell’efficienza della nave, delle macchine e del timone  e soprattutto di non cedere alla tentazione di essere “coraggiosi” quando si ha un ciclone davanti.

Ho letto e riletto sul sito la spiegazione e la formula per spezzare le trombe d’aria: trovo bellissima, spontanea come spontaneo è il dialetto, la formula ma circa una spiegazione “razionale” non so esporre una mia idea. Credo, come direbbe, Mac Whirr che le trombe d’aria siano un fenomeno metereologico ma credo anche che una tromba d’aria vista e sopportata dalla piccola barca del pescatore, un gozzo, sia una cosa piuttosto spiacevole.

 

La poesia di Franco De Luca è bellissima e racconta in maniera efficace sia l’ansia che assale le persone a bordo all’avvicinarsi una coda ‘i zéfere e la serietà e la convinzione con la quale poi si fanno le cose necessarie per spezzarla.

Ho letto a voce alta cercando anche di dare alla mia voce una inflessione napoletana … comprensibilissima … Tante parole come ” guarda… llà… a prora via…/ ce vene ’ncuollo oppure …  aimma suppurta’ ’a botta… e altre mi ricordano le frasi sentite da molti marinai del sud quando navigavo. E l’ultimo verso… un capolavoro: Nesciuno ieve a immagginà / c’’a chillu culo ianco / puteva asci’ ’nu miraculo ’i santo.

Credo che lo sgomento che sommerge il cuore del marinaio di fronte al mare agitato, alle trombe marine, agli uragani, alla nebbia  ecc. si possa “spiegare” con le poche parole di Nietzsche che seguono: “…Abbiamo lasciato la terra dietro di noi. Ebbene, navicella! Guardati innanzi! Ai tuoi fianchi c’è l’oceano: è vero, non sempre muggisce, talvolta la sua distesa è come seta e oro e trasognamento della bontà. Ma verranno momenti in cui saprai che è infinito e che non c’è niente di più spaventevole dell’infinito” (Da: La Gaia Scienza; 1882).

Per quanto riguarda il mio ricordo, aggiungo che in quella circostanza, al largo di Acapulco, non credetti a quell’ufficiale, lui capì che non avrei creduto a nessuna delle cose che mi avrebbe potuto raccontare … Forse capì anche che non mi sarei più fidato di lui… siciliano e pescatore…

I pescatori siciliani e quelli di Ponza si mettono in mare con piccole barchette e la loro vita è dura, tanto dura che  deve confrontarsi anche con le trombe marine che, davvero, per coloro che si guadagnano la vita sul mare, possono sembrare opera del diavolo che pare essere da sempre impegnato a rendere più dura la vita di chi già ce l’ha difficile … forse … una tromba marina è davvero la coda del diavolo.

 

Gianni Paglieri

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