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Ponza: come palcoscenico il porto

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di Lino Catello Pagano

Il suo disegno era già scritto nella natura, poi i Romani fecero le fondamenta e piano piano prese forma. Nel Settecento arrivarono Carpi e Winspeare che, su quel disegno, edificarono la costruzione a forma di ferro di cavallo.

Percorri dall’inizio il corso Pisacane, fino alla bottega della frutta di Mariettino; scendi le scale tra i due palazzi, ti trovi giù alle banchine, alla pescheria dell’Iscaiuolo; cammini lungo la banchina Di Fazio e poi abbascio Mamozio, fino ad arrivare al Lanternino. 
Un abbraccio fraterno a braccia tese e piene, questo provi quando sei affacciato sul muretto di fronte al Caffè Tripoli; il saliscendi delle rampe di scale, i vicoli nascosti, rendono l’idea di un teatro all’aperto; le case che affacciano su di esso sono la barcaccia del teatro, la piazza è la galleria, la platea è collocata abbascio Mamozio, il palazzo del Comune è il palco reale.

L’architetto Morlacchi afferma che l’edificio del Comune originariamente era tinteggiato tutto di bianco, a calce, materiale igienizzante e con costi relativamente bassi; oggi invece il casamento è color puchicchia (uccello dal piumaggio giallo, detto anche cutrettola – NdR).

Aggiriamo la facciata esterna del Porto e proviamo a vedere se la parte interna è altrettanto bella. Incassata tra la facciata posteriore del Comune e il giardino Feola  – ora Hotel – corre la stradina che, più avanti, si congiunge con quella che arriva dal Portone di Pascarella; a destra del Portone una rampa che porta a via Corridoio, da cui si accede ad un’altra  rampa verso corso Umberto. Superato il  ristorante EEA, percorri via Scarpellini di sotto, poi la discesa Sandolo e la piazzola in cui, fino a qualche anno fa,  c’erano i due fotografi  Bafarone e Biasiello ; al loro posto, oggi, Totonno e qualche boutique.

Queste stradine interne erano percorse da tanti bambini, negli anni ’50 – ’60; nelle giornate  fredde di tramontana si seguiva il percorso riparato, e dalla scuola si poteva arrivare a Chiaia di Luna senza passare per le vie principali, più esposte ai venti.

Come le processioni. Uscivano dalla Chiesa, passavano per la Parata, il parroco faceva la sua prima fermata davanti all’hotel Bellavista, benediceva il mare, poi  proseguiva verso il ristorante di Temistocle, la discesa Sandolo, lo spiazzo davanti al fotografo Bafarone, Sant’Antonio e Giancos: questo era il percorso della processione di San Silverio. Il Venerdì Santo, invece, al mattino, la Madonna Addolorata veniva portata a casa di zia Ersilia Parisi, dove veniva addobbata con calle bianche; all’imbrunire il Gesù morto partiva dalla Chiesa; portato a spalla dagli uomini  passava dalla Parata, raggiungeva la piazzetta di Punta Bianca prima e Sant’Antonio poi; in quel momento la Madonna usciva dalla casa di zia Ersilia Parisi, seguita dalle ragazze che formavano la congrega dell’Addolorata,  passava per il Canalone, arrivava all’incrocio vicino all’hotel Luisa, proseguiva per Chiaia di  Luna.

Le due processioni confluivano davanti al bar di Giulio Migliaccio: lì avveniva l’incontro; tutti i giovani, divisi per gruppi e zone, già un mese prima avevano incominciato a mettere da parte legna secca per il grande falò del Venerdì Santo, ’U fucarazz’, che ardeva per un paio di giorni.

E con la voce fuori tempo di Gennarino sentivi la Passione del Signore, i dolori di Maria, un colpo di tosse e si proseguiva nel canto… Gennarino sempre impresso sia nei nostri cuori, sempre fuori tempo e stonato, e Nannina Tricoli  che gli diceva di abbassare la voce.

Ora Ponza vive un abbraccio multicolore sia per le tinteggiature delle case sia nei colori delle barche; il Porto è la fucina dell’isola per antonomasia, cuore pulsante d’estate e silente d’inverno, ma sempre in  movimento, per un matrimonio, per un funerale o per eventi di moda; il corso Carlo Pisacane è la passerella estiva di Ponzesi e non, aperitivo in piazza nelle sere d’estate, tressette a perdere nei bar d’inverno.

E la domenica… una volta tutti a Messa; era un vero bisogno di parlare con Dio. Ora quel bisogno è meno sentito e le Messe sono disertate, fatte per quelle donne che hanno bisogno costante di recitare un rosario, madri che in un momento di pace e di serenità si rivolgono al Signore nell’intimità di quella Chiesa. E laddove i cori di noi giovani si sentivano da Santa Maria… ora è tutto silenzio.

Ora in scena nel grande palco di Ponza non vanno più artisti veri, ora trovi solo esibizionisti.

Il sipario si sta chiudendo pian piano sul quel palcoscenico naturale che Ponza ha rappresentato.

 

Lino Catello Pagano

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2 commenti per Ponza: come palcoscenico il porto

  • Franco De Luca

    Caro Lino,
    quanto calore c’è nella tua ricostruzione!
    Se seguissi il tuo procedere logico dovrei concludere che tu manchi a Ponza, a noi.
    E invece no.
    Come tu sei presente coi tuoi ricordi così vividi e caldi così ora altre abitudini si sono consolidate in noi, tuoi compaesani, altre rappresentazioni si danno e si vivono.
    Ponza e i Ponzesi seguono un canovaccio di vita diverso da quello impresso nel tuo cuore, ma altrettanto vero, dolente e gioioso (come tutta la vita è).
    Un abbraccio

    P.S.
    C’è pure quello sempre fuori tempo. Te lo confermo: sempre fuori tempo.

  • Lino Pagano

    CARISSIMO AMICO FRANCO
    TU SAI QUANTO AMO PONZA. DAI MIEI SCRITTI TRASPARE QUESTO AMORE E CALORE; PURTROPPO LA VITA A VOLTE E’ DISONESTA NEI CONFRONTI DEI SUOI FIGLI AFFETTUOSI, E COSI E’ STATO PER ME. PERO’ IO NON DEMORDO, COMBATTO GIORNO PER GIORNO, OGNI FOTO, OGNI SCRITTO SU QUEST’ISOLA MI FA GIOIRE E IL MIO CUORE SI RIEMPIE D’ORGOGLIO, PER PONZA E PER QUELLO CHE HA PASSATO. MI SONO VERGOGNATO PERCHÉ’ IMPOTENTE A POTERLA DIFENDERE; CON LA MIA PAGINA DI FACEBOOK MI SONO DEDICATO A PARLARE SOLO DI PONZA E DI NIENTE ALTRO. TU CAPISCI QUANTO STO DICENDO. SONO ORGOGLIOSO E VADO FIERO DI ESSERE DI PONZA E LA SVENTOLO AI 4 VENTI LA MIA PONZESITA’.
    UN ABBRACCIO FRATERNO, A PRESTO CON NUOVI SCRITTI.

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