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A guardia del mare (2)

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di Gabriella Nardacci

Per l’articolo precedente, leggi qui

La storia dei fari abbraccia anche miti e leggende.

Già Omero paragonò lo splendore dello scudo di Achille a uno dei fuochi accesi sulle alture. Ovidio ci racconta di Leandro ed Ero…

Disse Ero: “Straniero, noi non possiamo accostarci a nozze perché questo non piace ai genitori miei. Essi vollero che io avessi una sola ancella e una torre famosa per casa e per vicino il mare. Nulla di buono è possibile per noi…”.

Leandro le ribatté: “O fanciulla, per amor tuo varcherò anche il mare furioso; per giungere al premio del tuo letto, non temo violente tempeste né il risonante fragore del mare. Ogni notte io, rugiadoso consorte, venendo a te, attraverserò a nuoto l’Ellesponto. Ti prego solo di accendere una lampada sull’eccelsa tua torre, affinché faccia da stella al mio solitario cammino…”.

Ma una notte di tempesta, il vento spense la fiaccola ed Ero aspettò invano il suo amante. Il mare ingoiò Leandro tra i flutti ed anche Ero si suicidò per riunirsi a lui.

Poi la grande civiltà dei Fenici, introdusse l’uso dell’ancora e della chiglia, perfezionò il timone e dotò le navi, non più grandi di un peschereccio attuale, di remi e vela. Il “popolo rosso” – così chiamato per la porpora che divenne il colorante più pregiato dell’antichità, che i Fenici estraevano da un mollusco chiamato mùrice (Murex brandaris) – si spinse, con le navi sempre più attrezzate e sicure, fin oltre le colonne d’Ercole, per i traffici commerciali. Diventò quindi sempre più necessario accendere fuochi sopra le torri, sul mare, così che i naviganti potessero orientarsi meglio nella notte.

Murice. Murex brandaris […Ehi, ma questi li conosciamo..! Song’ ‘i scuncille! (NdR)]

Il Faro di Alessandria era una torre alta circa 130 metri e sulla cui sommità teneva acceso un grande fuoco. Questo faro era sull’isolotto di Pharos (da cui appunto la parola “faro”) di fronte alla città di Alessandria d’Egitto.

Nel porto di Rodi, una grande statua, alta circa 32 metri, fu costruita e situata all’ingresso del porto dell’isola. Era il Colosso di Rodi, considerato una delle sette meraviglie dell’antichità. In  una mano reggeva un braciere acceso.

Accendere fuochi vicino ai porti e vicino al mare, divenne una necessità anche al tempo dei Romani.

Nel Medio Evo, furono costruite le prime torrette in cima alle quali veniva acceso il fuoco, così come cominciarono a vedersi anche in Italia, durante le Repubbliche Marinare.

Con il Rinascimento e il Barocco, si costruirono veri castelli in mezzo al mare.

Ci volle il 1800 per vedere il fiorire di veri fari, nell’aspetto che conosciamo oggi.

In Italia, dopo l’Unità d’Italia nel 1860, lo stato dovette affrontare l’illuminazione di 8000 (!) chilometri di costa.

Nel 1861 in Italia esistevano circa 50 fari e nel 1916 il numero salì a 512. Dopo la II guerra mondiale, si arrivò a contarne circa 1000.

Con il passare del tempo, i fari si perfezionarono sempre più diventando sempre più luminosi grazie al fisico Fresnel che mise a punto un sistema di lenti usato ancora oggi, per arrivare alle moderne lampade alogene da 1000 watt.

Di fari ce ne sono tantissimi e di foggia diversa. Austeri e scherzosi allo stesso tempo, tanto che alcuni  sembrano  gigantesche caramelle, come il faro sul lago Michigan, bianco e rosso come fosse un bastoncino candito.

In Europa si ammirano fari variopinti in Islanda, bianchi, gialli, arancio brillante come le tute dei pompieri e che spiccano con la dominante cupa del paesaggio; i fari della Bretagna alcuni dei quali sono dei veri e propri gioielli architettonici e di decorazione come il Kéréon dotato di un certo comfort nell’arredamento forse per compensare la durezza dell’isolamento poiché costruito su uno scoglio, senza approdo alcuno e dove i guardiani dovevano calarsi con una fune.

Solo in Scozia ce ne sono 215 e la Nuova Zelanda antica  e ricca di leggende, ne offre di eccezionali e dai quali si godono panorami eccellenti, specialmente dai fari posizionati nell’estremo lembo neozelandese, a guardia dell’oceano qui più oceano che mai, come dimostrano le indicazioni “a freccia” che di fronte al faro ricordano al viandante quanto si trova lontano da qualunque parte del mondo.

E poi in Tasmania e Australia fino Medang in Papua Nuova Guinea dove la forma si discosta dal convenzionale ed è invece avveniristica somigliante a un missile luminoso che si staglia contro il cielo.

Negli Stati Uniti alcuni fari sono simili a casette, come il Middle Bay che fu costruito sulla costa come una palafitta a causa dei continui cambi di marea. Talmente isolata era la vita dei guardiani che nel 1916, quando la moglie del guardiano partorì, non potendo allattare  al seno il piccolo, le fu portata fin lì una mucca, in modo da avere sempre latte a disposizione.

E troppi ancora… Dal suggestivo Torre de Hercules a La Corùna in Spagna al più classico di Cape Hatteras Lighthouse negli Stati Uniti fino al massiccio Kiz-Kulesi di Istanbul in Turchia… potrebbero raccontarci storie di uomini che in tempi remoti, trascorrevano la notte nel dormiveglia per caricare il meccanismo che faceva girare la lanterna, ogni tre-quattro ore.

La Torre de Hércules è un faro costruito dagli antichi romani sulla penisola della città di A Coruña, in Galizia, Spagna

Uomini coraggiosi e forti che non temevano la fame né le tempeste del mare le cui onde si affacciavano in quelle finestrelle chiuse, quasi a cercare di cacciarli via da lì.

Uomini che si son sentiti, forse, padroni e gran conoscitori dei capricci del mare e che, più di  altri uomini, non hanno avuto paura della solitudine, convivendo con essa senza farsi attaccare ‘il mal di vivere’.

Uomini a guardia del mare che hanno saputo dialogare con i fantasmi e che a volte sono diventati fantasmi essi stessi, pur di non abbandonare il faro, quando questo si è spento per sempre.

“Si è spento il faro che illumina lo scoglio.

Di notte, chi naviga solo, si perde” 

(C. Piacenti)

Guarda qui una serie di fari sull’oceano, presentati insieme a una canzone di Cesària Evora

 

Gabriella Nardacci

 

[A guardia del Mare (2) Continua]

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1 commento per A guardia del mare (2)

  • Luisa Guarino

    Amici cari, avete proprio deciso di straziarmi gli occhi e il cuore? Enzo Di Fazio con la testimonianza della benedizione da parte di don Michele del Faro della Guardia proprio 52 anni fa, il 18 aprile 1960; Gabriella Nardacci con la seconda puntata di “A guardia del mare” con quelle magnifiche immagini di fari di tutto il mondo, e come commento la celebre, struggente canzone di Cesària Evora “Saudade”. Altro che saudade, per una donna di mare come me, temporaneamente e volontariamente ‘esiliata’ su un altopiano del Kenya!
    Grazie. “Mi han fatto male eppure li ho graditi…” i fari. Continuate a straziarmi pure…
    Luisa Guarino

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