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L’Isola delle Sirene

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 di Silverio Lamonica

Per la presentazione del libro, su questo sito, leggi qui

Dopo “Memorie di Amalie”, che è un excursus della vita a Ponza attraverso alcune generazioni, Rita Bosso ha dato alle stampe questa seconda opera: L’Isola delle Sirene,  anche questa ambientata nell’isola di cui è originaria, e che vide – tra gli anni trenta e quaranta – tra i tanti “ospiti” di fama internazionale: Giorgio Amendola, Sandro Pertini, Pietro Nenni, Tito Zaniboni, Luigi Silvestro Camerini.

Il libro di Rita riguarda proprio quest’ultimo illustre personaggio, un aristocratico veneto, proprietario terriero, in sostanza un nobile nel senso vero del termine, proprio perché nobile nell’animo. Questa sua “nobiltà” traspare proprio dalla sua straordinaria capacità di adattamento alla nuova realtà nella quale il regime fascista lo ha brutalmente inserito. Fa lunghe passeggiate al Fieno e alla Scarrupata, dove ama fare i bagni, talvolta sotto gli occhi indiscreti della “Scellona”, “adotta” una bambina ponzese priva di mezzi e la fa studiare in un collegio romano, arricchisce la casa di Adalgiso e Antonietta con un magnifico giardino; lui, uomo d’affari, diventa giardiniere ed esperto botanico.

Ma il protagonista del libro non è lui. La protagonista è Luisa, la sua cuoca personale che – dietro sua esplicita richiesta – lo raggiunge al confino perché “nessuno prepara da mangiare come Luisa. Lo dice il Duca.” E Luisa armi (il pentolame)  e bagagli, raggiunge Ponza, che subito le appare selvaggia, abitata da rozzi e incolti individui, dove non esiste una libreria né tantomeno una biblioteca che le consentirebbe di riacquistare o magari prendere in prestito il romanzo che stava leggendo con tanto interesse: Ali di Nuvole, un classico “romanzo rosa” come lo stesso titolo lascia intravedere che aveva dimenticato inconsapevolmente a Piazzola, ma tale dimenticanza avrà un significato preciso, come scopriremo dalla lettura dell’opera. Luisa mostra tutta la sua insofferenza verso questo mondo “primitivo”, del tutto opposto al fascino della maestosa villa di Piazzola, progettata dal Palladio. A lei, cuoca rinomata, invano Giuantonio, esperto pescatore di Ponza, propone di acquistare i rotunni appena pescati. Luisa odia i pesci e il loro odore. Il Duca predilige i cibi sofisticati.

Ma il 24 luglio 1943 qualcosa accade, qualcosa di terrificante. L’urlo di un ragazzino lacera la sua anima: Ann’accis’ a mamma mia,….

Luisa è scossa nel profondo dell’anima, non può preparare il pranzo sofisticato per il Duca. Penserà Antonietta a preparargli una ‘nzalata ‘e pummarole. Lei ha altro da fare; deve rimettere ordine nei ricordi della sua vita, deve fare un severo bilancio, deve mettere in discussione le sue convinzioni e corre lungo i tortuosi sentieri dell’isola, raggiunge uno spiazzo nei pressi di Capo Bianco dove raccoglie i suoi pensieri che si accavallano in modo frenetico, a cospetto dell’alta falesia che la “esclude” dal resto del mondo, quasi come la “siepe” dell’Infinito di leopardiana memoria. Questo è l’incipit del romanzo che, grazie al suo ritmo incalzante, si fa leggere tutto d’un fiato.

…Come uscirà Luisa da quella tormentata meditazione?

 

Silverio Lamonica

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