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Memorie da un viaggio in Terrasanta (4)

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di Claudia Polla Mazzulli

Per gli articoli precedenti, digitare: “Terrasanta” nel riquadro in basso a sin. del frontespizio: “CERCA NEL SITO”

4° giorno

Come di consueto sveglia presto per intraprendere il viaggio in Galilea verso altri importanti luoghi di Gesù. Da Gerusalemme ci dirigiamo in pullman verso nord attraversando un vasto territorio prevalentemente desertico.

Lungo il percorso rimango silenziosa e assorta, con lo sguardo che spazia sul colore monocromatico del paesaggio. Il deserto cattura la mia attenzione con la sua bellezza spoglia e arida; alture tondeggianti si alternano a profonde spaccature del terreno, a tratti pietroso oppure ricoperto da una leggera e diffusa vegetazione giallo-dorato. Mi chiedo con emozione se anche il Maestro ha posato lo sguardo su questi stessi paesaggi,  percorsi durante i suoi viaggi in questa terra scelta per amore!

Poi, in direzione del Lago di Galilea, come per incanto appare una distesa geometrica di fitte palme alternate a lunghi tratti di coltivazioni di banane e piante di agrumi. È la terra fertile dell’antica Samaria, verdeggiante e mantenuta produttiva da grandi impianti di irrigazione che attingono dalle sorgenti del sottosuolo. Il lungo viaggio volge al termine quando si scorgono le rive del Lago di Tiberiade, luogo storico di numerosi grandi avvenimenti della vita di Gesù.

Come al solito, la giornata è calda ma particolarmente umida a causa della posizione geografica del luogo, situato in una depressione a circa 250 metri sotto il livello del  Mediterraneo. Affaticati dal clima sfavorevole, entriamo a visitare i resti dell’antica Capharnaum, sistemandoci all’ombra benefica di un grande albero. Mentre la guida ci ricorda i fatti evangelici relativi a questi luoghi, immagino una stessa scena 2000 anni fa, quando il Maestro parlava ai primi discepoli seduti ad ascoltarlo all’ombra ristoratrice di un altro albero o quando istruiva i sacerdoti nella splendida Sinagoga della quale  resta soltanto la muta testimonianza di  ruderi e pietre sparse al suolo. Forse anche allora Gesù parlava ai suoi mentre tutt’intorno altra gente, incurante di Lui, passava vociando in una grande confusione.

Signore, se molti di allora hanno visto il tuo volto, ascoltato le tue parole e non ti hanno creduto, come sperare che molti di oggi possano provare emozioni profonde e antiche nostalgie invece di una fuggevole curiosità turistica? Qui tutto narra di Te, la stessa luce, il vento che muove i rami, l’antico canto degli uccelli, le pietre sulle quali hai camminato…!

Di fronte alle rovine della Sinagoga, sotto una brutta costruzione moderna, ci sono i resti della piccola casa di Pietro dove si svolgeva l’umile vita del discepolo fino all’arrivo del Maestro. Gesù infatti passò e vide Andrea e Simone mentre erano intenti a ripulire le reti sulle rive del Lago, poco distante dalla casa. Li chiamò al Suo seguito per farli pescatori di uomini.

Seduti all’ombra di un altro grande albero, ascoltiamo il brano della pesca miracolosa. Davanti allo sguardo, il Lago di Tiberiade splende sotto il sole con mille luccichii argentei; mi allontano silenziosamente dal gruppo per ammirare in solitudine quello spettacolo e fissarne il ricordo con alcune foto.

Maestro, vorrei poter scorgere ora la tua figura eterea, fatta di luce, mentre si avvicina a me da queste acque…

La giornata prosegue con la visita al Monte delle Beatitudini dove una bellissima chiesa è stata eretta in ricordo del fatto evangelico in un contesto naturale di grande armonia che lascia spaziare lo sguardo sullo splendido panorama del Lago. La Messa si celebra all’aperto, cosa a me molto gradita. Il corteo dei sacerdoti si avvia per un vialetto che si snoda tra siepi di rosmarino e aiuole fiorite; sparse nel verde si alternano grandi pietre piane sulle quali sono  scolpite le parole delle  Beatitudini: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli … Folate di aria calda agitano le bianche vesti sacerdotali, offrendo una suggestiva immagine di antico corteo dietro il quale ci accodiamo in silenzio. Ai lati del vialetto, gli sguardi dei pellegrini ci seguono incuriositi e attenti.

Nella celebrazione all’aperto tutto partecipa alla liturgia: i bianchi paramenti e i rami degli alberi mossi dal vento caldo, i versi di uccelli sconosciuti e le nostre voci recitanti che svaniscono nell’aria come un’antica risonanza.

Nel pomeriggio, il nostro” peregrinare” ci porta a Tabga, altra località evangelica del Mare di Galilea. Leggo sulla guida che Tabga è una contrazione del termine greco Eptapegon che vuol dire “sette fonti”, località dove sette fontane bagnavano un prato ricoperto d’erba dove il Signore saziò il popolo con cinque pani e due pesci. La pietra su cui Gesù pose il pane per benedirlo viene utilizzata come altare nell’antica chiesa. Il bellissimo mosaico bizantino che rappresenta una cesta di pani con due pesci ai lati è stato ripreso come motivo ornamentale sul pavimento davanti all’altare della nostra chiesa di San Pietro in Albano.

Nella chiesa del Primato, sulle rive del Lago, mi attardo con mio marito in preghiera nel ricordo della conferma di Gesù a Pietro: …pasci le mie pecore…

Sono usciti tutti, e nel quieto silenzio recito il Credo inginocchiata davanti alla Mensa Christi sulla quale Gesù e i suoi discepoli mangiarono dopo l’episodio della pesca miracolosa: la grande pietra è piena di foto e biglietti di preghiere dei tanti pellegrini venuti a visitarla. … Accogli, Signore, le nostre preghiere e le nostre speranze e confermaci nella fede come tuoi discepoli in cammino alla tua sequela.

Terminiamo il viaggio di questo giorno con l’arrivo a Nazareth. Stanca ma ancora capace di emozione, mi soffermo a guardare la facciata della Basilica dell’Annunziata, maestosa e bellissima nelle sue armoniose linee prospettiche. Rimango seduta a testa in su ad osservare la raffigurazione della scena dell’Annunciazione, mentre ascolto le spiegazioni della nostra guida nell’attesa di entrare.

Una volta all’interno, mi dirigo verso la balaustra circolare della chiesa superiore che si affaccia su un piano inferiore dove al centro si vede l’altare e dietro di esso una cancellata finemente lavorata dietro la quale si scorge la Grotta sacra dell’annuncio dell’Angelo a Maria.

“Verbum caro hic factum est” – è scolpito a terra sotto il piccolo altare della Grotta. Su una delle pietre millenarie dello scavo archeologico è inciso in greco il graffito “Kaire Maria”, un antichissimo  segno della venerazione del santo luogo sin dai tempi più remoti. È tutto così grande per la mia mente, mi lascio ispirare dalla bellezza del luogo dove più delle pietre è l’armonia che parla di un’antico evento.

Mi muovo lentamente e in silenzio, accarezzando con lo sguardo e con la mano le testimonianze del  Mistero svelato e incomprensibile. Come sempre guardo verso mio marito, desiderosa di trasmettergli quelle emozioni. Poi risalgo nella penombra del piano superiore e rimango raccolta nella pace e nella contemplazione.

 

Claudia Polla Mazzulli

 

[Memorie da un viaggio in Terrasanta (4) – Continua]

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