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Schizzi di salsedine da Ponza (18)

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di Franco De Luca

 

Venerdì santo ! Ricordate come lo trascorrevamo in fanciullezza? Una cappa di cupezza avvolgeva ogni nostro fare. Non potevamo  cantare, la radio trasmetteva brani classici e la televisione, dopo, sceneggiati per nulla allegri: la vita di David Copperfield, i Demoni di Dostoevskij.

Ricordo che si andava a chiamare a raccolta i fedeli con la “trocciola”, perché le campane erano “legate”.

Una cappa di cupezza e di attesa. Sì anche di attesa perché la processione di Gesù Morto era punteggiata dalle fiaccole delle candele e, infine  “u’ fucarazzo”, dava la chiusa alle rampogne del parroco, invettivo contro i nostri comportamenti deicidi. ‘U fucarazzo bruciava coi “pennecille” anche le nostre colpe!

A casa ritornavamo sollevati, meno peccatori e perciò pronti a peccare.

Le stanze profumavano di casatielli, inaccessibili ad ogni richiesta, fino a quando Gesù non avesse aleggiato nel turbine della Resurrezione.

Questo Venerdì Santo è stato accompagnato da una mitezza primaverile, discreta e delicata. Nessuna cupezza ha avvolto l’isola, ma una certa attesa circolava su Corso Pisacane. Conseguenza della chiamata alle urne. I crocchi politici si facevano domande intorno ad una resurrezione sociale, comunitaria, ponzese. Hanno risposto gruppi di volontari che, con l’ abnegazione dell’entusiasmo e  la gioia della gratuità, hanno realizzato iniziative ecologiche e folcloristiche, quali segnali di vitalità. Come le rondini che inghirlandano questa isola pronta a risorgere.

 

Francesco De Luca

Schizzi di salsedine da Ponza (18)

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