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Ci siamo incontrati per parlare di ‘Visioni’ (2)

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di Lorenza Del Tosto

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1. Visioni è nata a Caserta

“Comunque anni dopo, poco fuori Caserta, a tre chilometri, nasce il Cineclub Vittoria” – riprende Luigi. Che non vuole cedere all’emozione soprattutto per quella città, quella Caserta, che sembrava offrire così poco e che ormai si è lasciato alle spalle.

“Tutta la città il martedì e il giovedì andava lì a godersi un film in compagnia”  Sembra di risentire nelle sue parole un’eco di ‘Visioni’. “Annibale Mastroianni, già il nome era tutto un programma, gestiva il cineclub. Un personaggio indimenticabile: che se lo incontravi per strada lo scambiavi per malavitoso. Sembrava uno di quegli impresari dei film di Woody Allen, tipo Broadway Danny Rose. Arrivava con la sua macchina di lusso, tutta sgangherata. Però gestiva il posto con passione. Ci sapeva fare” – le parole di Luigi sono piene di ammirazione per questo misterioso maestro. Che è stato capace di conservare un’aura di mistero in una città dove tutti conoscono tutti – “Non ho mai saputo niente di lui, ancora oggi non so se era sposato, che lavoro facesse. ’Alternava’, era questo il suo segreto. Tra i film contemporanei tipo Brivido Caldo e i classici tipo Hitchcock.  E comunque per molti era tutto cinema contemporaneo. Mi ricordo il boato in sala quando apparve sullo schermo Grace Kelly, che allora era un’attrice quasi passata. E loro la scoprivano in quel momento. Al Cineclub Vittoria vivevamo gli anni ’40 – ’50”

E qualcosa è cambiato adesso che parliamo del Cineclub Vittoria. E’ come essere entrati nelle zone speciali della memoria dove vivono i luoghi che ci hanno cambiato. Che ci hanno formato. I luoghi in cui spesso ancora abitiamo.

“C’erano riviste di cinema all’uscita e un baretto dove ci si poteva fermare. Era un luogo nato dalla sofferenza di una città che non poteva offrire altro” – Continuerà a ripeterlo durante il pomeriggio. “E in quel luogo nato dalla sofferenza, io sono incappato nel cinema. Annibale Mastroianni faceva le schede del film. In una città come Caserta…” Luigi si ferma un istante dietro un pensiero “…e adesso mi sta venendo in mente. Non è che le schede di ‘Visioni’ sono un ricordo di quelle schede…? “Esita, poi riprende “Ti dava la scheda e anche la tessera. Della scheda non so quanti sentissero l’esigenza, credo che la mettesse insieme prendendo le recensioni dai giornali ma la tessera piaceva. Ne andavano tutti orgogliosi. Era un segno di riconoscimento. Ovviamente al cineclub qualcuno andava anche per rimorchiare. Non era un cineclub raffinato, come quelli che avrei conosciuto dopo, nasceva da una mancanza.

Sorgeva in un deserto e Annibale Mastroianni, con la sua faccia da gangster, riempiva la sala. Ho scritto un racconto su di lui dove concludevo chiedendomi: chissà a quale semaforo è fermo. Pochi mesi dopo lui è morto. Non lo sapevo. Ho ricevuto una lettera dal Comune dove mi chiedevano se potevano mettere il racconto nel sito della città, nell’ambito di un omaggio a questo misterioso personaggio.”

In città intanto noleggiavano anche le prime video-cassette che divennero il perno di un mondo di relazioni

“Giocavo a pallone. E giocare a pallone vuol dire incontrare ragazzi diversi da te, con una vita complessa, nella mia squadra c’erano ragazzi di quartieri popolari.

Quando finalmente ho convinto mia madre a togliere il cellophane dal divano, non so quanti anni ce lo aveva tenuto, mi sono portato a casa quattro della squadra, e gli ho messo “Le urla del silenzio” in videocassetta. Mia madre gli ha offerto il thè e loro si sono seduti sul divano buono. Io il film lo avevo già visto, quindi era loro che guardavo” – Ride Luigi. In fin dei conti potrebbe essere questo il suo primo esordio nel cineforum. Un pubblico ristretto, ma selezionato (in base all’amicizia). Una modalità. Che sembra caratterizzare il gestore in auge e quello ancora in erba. Annibale Mastroianni entrava in sala, e percorreva la corsia laterale quasi a studiare il suo pubblico prima di far partire il film. “Come un padre che entra nella stanza a guardare il figlio che dorme” Luigi osserva il suo pubblico al Detour o in altre sale dove il gruppo di ‘Visioni’ oggi si riunisce. Uno sguardo veloce a verificare cosa? Come si è adesso e come si sarà dopo? Quali impressioni, emozioni le immagini sullo schermo imprimeranno?

Così all’epoca Luigi osservava i quattro che si era portato a casa – “Era gente che menava, gente che ci sapeva fare con le mani. Avevano trent’anni ed io andavo all’Università. Ero la loro mascotte. Se qualcuno in campo mi si avvicinava lo prendevano in disparte e gli dicevano: Guarda che quello domani ha l’esame all’Università (mio padre, che aveva un distributore di benzina, veniva a vedere tutte le partite, ma probabilmente se quei quattro li avesse visti in salotto avrebbe detto che erano drogati).

Le immagini scorrevano e loro erano incantati, non parlavano più, catturati dalla storia, dai personaggi il giornalista americano e il vietnamita: i due amici che dopo lunghe vicissitudini si incontrano in quel finale un po’ ruffiano. Li guardo e loro sono lì tutti e quattro che piangono. Asciugate le lacrime ringraziano mia madre per il thé e si voltano a guardarmi: Gigino, noi ce ne andiamo, ma se dici a qualcuno che abbiamo pianto, sei finito!”

“Non ho mai saputo se a qualcuno di loro è poi venuta la passione per il cinema” sorride Luigi. E aggiunge che secondo lui sono due i finali per cui se non piangi è segno che qualcosa proprio non va.

Le urla del silenzio e Incompreso. In televisione lo passavano almeno una volta l’anno e allora ci riunivamo tutti per piangere insieme. Mia madre già piangere quando appariva l’annunciatrice sullo schermo”

E il cinema è presente anche nell’incontro fatale con la ragazza che sarebbe diventata sua moglie. Viviana.

“Ero a Palinuro in vacanza e da giorni ci lanciavamo sguardi. Lei era tampinata da un tizio, e un giorno per liberarla da quell’assedio mi sono avvicinato e serio serio le ho chiesto: “Tu in che rapporti sei con il cinema?”

Ancora Luigi non poteva saperlo in quanti pomeriggi di cinema lo avrebbe accompagnato Viviana a Roma. Territori da cinefili che a Caserta nessuno immaginava.

 

Lorenza Del Tosto

[Ci siamo incontrati per parlare di ‘Visioni’ (2) – Continua]

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