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Ponza, l’ammaliatrice (1)

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Da “Le Figaro” (Francia) del 01/08/2009

 

Grazie alla curiosità e all’impegno di una nostra lettrice francese che si è procurata un servizio su Ponza uscito nel 2009 su “Le Figaro” (Magazine), possiamo presentarlo oggi ai nostri lettori, completo di testo e foto (in una fedele traduzione dal francese, insieme al pezzo originale e ai commenti riportati).

Interessante per lo sguardo che la giornalista francese posa sulle attrattive turistiche di Ponza, per la precisione delle informazioni, per lo stile molto visivo, ‘’cinematografico’ con cui è scritto. Con due commenti…  Una bella sintesi di “come ci vedono gli altri”.

E ancora… Sono passati solo due anni e mezzo (!) ma l’articolo sembra evocare un’epoca felice di un passato lontano… Leggere per credere!

La Redazione

 

***

 

Ulisse a suo tempo non voleva più andare via… Ponza, l’isola di Circe, sul mare Tirreno, ha una natura vulcanica e ‘golosa’, molto seducente. Come Zazie…

 

Ponza, l’ammaliatrice

di Jeanne-Marie Darblay

[Jeanne-Marie Darblay (texte) et Éric Martin/Le Figaro Magazine (photos) – publié le 01/08/2009]

 

Improbabile! La sola parola che esprime cosa si prova davanti le falesie e alle grotte scoscese aperte sulle onde maestose come una cattedrale nella penombra.

…E surrealista! …si è tentati di aggiungere alle righe scritte negli anni ’30 dallo scrittore viaggiatore Norman Douglas (*) che visitava per la prima volta l’isola di Ponza, la più grande dell’arcipelago Pontino, al largo delle coste laziali. Come definire altrimenti i precipizi vertiginosi di pietre di lava di colore dal grigio pallido al giallo zolfo, che vira d’un tratto verso il bianco nevoso e il rosso ruggine? Come dare un nome all’impalpabile trasparenza dell’acqua che mostra, dallo strapiombo delle falese, una gamma sconosciuta di blu lapislazzolo, zaffiro e turchese sfumati col verde smeraldo, opalino? Come dare un nome all’emozione provata, alla Punta Madonna, quando la piccola barca del pescatore vi fa lentemente scivolare nel celebre dipinto dell’artista svizzero Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, che riproduce il semicerchio di rocce che si innalzano davanti a noi?

Surrealista e misteriosa: Ponza, come la vicina Palmarola, è un incredibile caos vulcanico, costellato di grotte e piscine naturali traslucide, ricoperto da vigne in terrazze, che un tempo scendevano fino al mare e producevano un vino squisito.

 

Qualcosa della St. Trop’ degli anni ’60

Terra benedetta dagli dei, anche legata al mito di Ulisse – tenuto prigioniero nelle reti della temibile Circe – e al culto di San Silverio, ma anche terra di oblio: il paradiso di oggi fu per molto tempo una prigione a cielo aperto, dove si relegavano i cristiani ai tempi dei Romani, e dove Mussolini stesso fu confinato alla fine della seconda guerra mondiale.

In controluce, le alte falesie della costa est di Ponza provocano un brivido leggero. E si capisce perché Fellini nel ’68 ha scelto questa ambientazione, caduto da un altro pianeta su un mare limpido, a due ore di Roma, per filmare alcune scene allucinate del suo Satyricon… ma quando appare nel porto sulla destra il grande aliscafo, partito un’ora e dieci min. prima da Anzio, é come se all’improvviso il proiezionista si sbagliasse di bobina. Passaggio senza interruzione dalle orge minerali felliniane a La dolce vita modello L’avventura.

Se si lascia scorrere lo sguardo sulle facciate ocra e rosa sospese sopra il molo disposto in semicerchio, dove motocicli e mini taxi sfiorano una confusione di piccole e grosse barche… Primo piano sui colori pastello delle piccole case quadrate incastrate le une nelle altre sulla collina e più a destra sulla bella terrazza su palafitte, dove si legge “Gennarino a Mare” e si immagina che vi si farà una piacevole di cena sotto le stelle. Zoom a sinistra sulla tenda verde del “Bar Tripoli”, pieno zeppo, dove “bisogna’ essere visti all’ora della “passeggiata”. Flash al centro sulla gelateria “Blumarine”, dove si farà, come tutti, la coda per gustare uno o l’altro dei trenta e più sapori proposti. Cut! …L’immagine è troppo bella.

Zazie, una bella ragazza romana, spigliata quanto il suo nome lascia supporre, è la prima a sbarcare, con un passo deciso. Focus sul ‘Tripoli’, ambiente Sénéquier (pittore e scultore francese, autore di numerose opere in legno in edifici della costa di Tolone – NdR) della Saint-Trop’ degli anni ’60. Ralenti su due pupe dai tacchi alti, pelle color caramello e occhiali neri tipo Jackie Kennedy, e dissolvenza incrociata su una piccola processione di parrocchiane che, in senso inverso, vanno avanti cantando un salmo in latino alla gloria di San Silverio, portato su un piccolo altare fiorito. Il tocco di colore è dato…

Zazie Gnecchi-Ruscone è una Ponzese [in italiano nel testo – NdT] del cuore da più di dieci anni. Studia ‘Scienze della Comunicazione’ a Roma, ma soprattutto dipinge dei motivi geometrici su stoffe di borse e cuscini – pezzi unici che si trovano sul corso Pisacane da Cala Corallo – ma appena possibile evade per raggiungere la casa di sua madre sopra Santa Maria.  Anche d’estate, quando la popolazione passa da 3 000 à 25 000 abitanti.

Foto

Studentessa a Roma, Zazie è a solo due orette da Ponza, dove passa la sua vita sul mare. Qui, dominatrice, e al timone del «Re del Fuoco» (1935), la più bella barca a vela latina del porto 

Ambientazione napoletana davanti al ‘Tripoli’. Come al ‘Flore’ gli abitué sono poco propensi a cedere il posto acquisito 

Sulle banchine del porto, l’Italia ‘a grandezza naturale’. Normalmente l’uso del casco è obbligatorio per i motocicli…

La piazza: al “Welcome’s Bar” Ernesto Prudente racconta i suoi inverni solitari a Palmarola; al “Tripoli” sfila ‘tutta la Ponza che conta’ e i buongustai cenano a “L’Acqua Pazza” o “All’Aragosta” 

In rada

 La rada del porto 

 

(*) Norman Douglas. “Summer Islands: Ischia and Ponza” – The Colophon, NY; 1931.

 

[“Ponza, l’ammaliatrice” – da “Le Figaro”; 1°Agosto 2009.  (1) – Continua]

 ***

Ulysse en son temps ne voulait plus en partir… Ponza, l’île de Circé, sur la mer Tyrrhénienne, a une nature volcanique et gourmande extrêmement séduisante. Comme Zazie…

Ponza, l’ensorcelante

Jeanne-Marie Darblay  [Jeanne-Marie Darblay (texte) et Éric Martin/Le Figaro Magazine (photos) – publié le 01/08/2009]

 

Improbable. Le seul mot qui exprime ce que l’on ressent devant ces falaises et ces grottes abruptes ouvertes sur les vagues, majestueuses comme une cathédrale dans la pénombre.» Et surréaliste, est-on tenté d’ajouter à ces lignes écrites dans les années 30 par l’écrivain voyageur britannique Norman Douglas * abordant pour la première fois l’île de Ponza, la plus grande de l’archipel des Pontines, au large des côtes du Latium. Comment qualifier autrement ces précipices vertigineux de pierres de lave passant du gris pâle au jaune soufre et glissant brutalement vers un blanc neigeux et un rouge rouille ? Comment donner un nom à l’impalpable transparence d’une eau qui décline, à l’aplomb des falaises, une palette inconnue de bleus lapis, saphir et turquoise fondus avec des verts d’émeraude, d’opale et de céladon ? Comment nommer l’émotion ressentie, à la Punta Madonna, quand la petite barque du pêcheur vous fait glisser doucement dans le célèbre tableau du peintre bâlois Arnold Böcklin, L’Ile des Morts, qui reproduit, à quelques cyprès… près, le demi-cercle de rochers déchiquetés qui se dresse devant vous ?

Surréaliste et mystérieuse: Ponza, comme sa voisine Palmarola, est un incroyable chaos volcanique creusé de grottes et de piscines naturelles translucides et tapissé de vignes en terrasses, qui autrefois dégringolaient jusqu’à la mer et produisent toujours un vin exquis.

Quelque chose du Saint-Trop’ des années 60

Terre bénie des dieux, aussi attachée au mythe d’Ulysse – retenu ici dans les filets de la redoutable Circé – qu’au culte de San Silverio, mais aussi terre d’oubli : le paradis d’aujourd’hui fut longtemps une prison à ciel ouvert, où l’on bannissait les chrétiens du temps des Romains, et où Mussolini fut confiné à la fin de la Seconde Guerre mondiale.

A contre-jour, les hautes falaises de la côte est de Ponza vous donnent d’abord un léger frisson. Et l’on comprend pourquoi Fellini choisira en 1968 ce décor, tombé d’une autre planète sur une mer limpide à deux heures de Rome, pour tourner quelques scènes hallucinées de son Satyricon… Mais quand surgit le port sur la droite du gros aliscafo, parti une heure dix plus tôt d’Anzio, c’est comme si soudain le projectionniste se trompait de bobine : passage sans entracte des orgies minérales felliniennes à la Dolce Vita façon L’Avventura.

Long travelling sur les façades ocre et roses qui surplombent les quais en demi-lune où Vespa et minitaxis frôlent un fouillis coloré de petites et grosses barques en bois… Gros plan sur les pastels des petites maisons carrées imbriquées les unes dans les autres sur la colline et sur la jolie terrasse sur pilotis tout au bout à droite, où on lit «Gennarino a Mare» (00.39.0771.80071) et on imagine qu’il y fera bon dîner sous les étoiles. Zoom à gauche sur le store vert du bar Tripoli, bondé, où il faut être vu à l’heure de la passeggiata. Flash au centre sur la gelateria Blumarine, où l’on ira comme tout le monde faire la queue pour goûter à l’un des trente et quelques parfums proposés. Cut! L’image est trop belle.

Zazie, une jolie Romaine aussi espiègle que son prénom le laisse supposer, est la première à débarquer, d’un pas décidé. Cap sur le Tripoli, ambiance Sénéquier dans le Saint-Trop’ des années 60. Ralenti sur deux bimbos, montées sur des échasses, peau caramel et lunettes noires à la Jackie Kennedy, et fondu enchaîné sur une petite procession de paroissiennes qui, en sens inverse, s’avancent en chantant un cantique en latin à la gloire de San Silverio, porté sur un petit autel fleuri. Le ton est donné…

Zazie Gnecchi-Ruscone est une Ponzese de cœur depuis plus de dix ans. Elle fait des études en communication à Rome, mais surtout elle peint à la main des motifs géométriques sur des tissus de sacs, de coussins, de pochettes (pièces uniques qu’on trouve sur le corso Pisacane chez Cala Corallo) et, dès qu’elle le peut, elle s’évade pour rejoindre la maison de sa mère au-dessus de Santa Maria. Même l’été, quand la population passe de 3 000 à 25 000 habitants.

 

Photos (didascalie)

1. Zazie – Etudiante à Rome, Zazie n’est qu’à deux petites heures de Ponza, où elle passe sa vie sur l’eau. Ici, impériale à la barre du «Re del Fuoco» (1935), la plus belle barque à voile latine du port…

 2. Bar Tripoli – Ambiance napolitaine à la terrasse du Tripoli. Comme au Flore, les habitués sont peu enclins à céder leur place attitrée.

 3. Sur le port – Sur le port, l’Italie grandeur nature. Normalement, le port du casque est obligatoire sur les Vespa…

4. Welcome’s Bar – La piazza: au Welcome’s Bar, Ernesto Prudente raconte ses hivers solitaires à Palmarola, au Tripoli défile le Tout-Ponza, et les gourmets dînent à l’Acqua Pazza ou à l’Aragosta.

5. En rade – Sans didascalie

6. La rade du port – Sans didascalie

 

[“Ponza, l’ensorcelante”“Le Figaro”, 01/08/2009. (1) – à suivre]

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