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Ci siamo incontrati per parlare di ‘Visioni’ (1)

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di Lorenza Del Tosto

 

Lorenza Del Tosto è interprete (inglese e spagnolo) con la passione per il giornalismo: quello dell’intervista e dell’incontro; è anche un’amica di vecchia data e occasionale frequentatrice di Ponza.

Per chi vuole approfondire i suoi temi, notevoli le sue cronache dai Festival del Cinema – Cannes e Venezia soprattutto – dove ha tradotto professionalmente registi e attori famosi. I suoi reportage sono alla sezione “Lost in translation” di “O”, il giornale on-line della Scuola di Scrittura Omero’: leggi qui 

Qualche tempo fa Lorenza ha ideato una serie di interviste incentrate su persone con un’idea fissa, una passione divorante che non sono limitati a sognarne; hanno ottenuto risultati di rilievo nel campo oggetto del loro interesse. È  la serie di interviste che tra noi abbiamo chiamato dei  “Sognatori/realizzatori”

Evidentemente Luigi Viggiano, ideatore e motore del gruppo cinefilo “Visioni” ha soddisfatto i rigidi criteri richiesti per la categoria, quanto a sogni e concretezza..!

Su questo sito Luigi sta curando la rubrica: “La porta del Cinema. Il cinema delle isole” (leggi qui)

Per Ponzaracconta Lorenza ha già pubblicato un’intervista a Mirella Romano (in due puntate) sulla vicenda del Santa Lucia: leggi qui 

 

La Redazione

 

1. Visioni è nata a Caserta

Ci siamo incontrati per parlare di ‘Visioni’.

Quello che vogliamo capire stasera è: come nasce questo progetto?

Quale segreto, quale passione permette al suo ideatore, Luigi Viggiano, di riunire da anni in una sala romana (dal 4 maggio del 2006 con la proiezione di Dolls) un gruppo di persone “per condividere un film”. Così vien definita in fretta la questione.

C’è chi lo fa fermandosi dopo la proiezione a mangiare una pizza, chi il giorno dopo ne scrive sul Blog. Chi semplicemente guarda il film attraverso lo sguardo degli altri.

Dietro c’è un grosso lavoro di ricerca, pungolo, aggregazione. In un momento in cui i cineforum lentamente scompaiono

Come è nata la tua passione per il cinema? Gli chiediamo. Forse è da lì che bisogna partire.

“Delle passioni ti accorgi solo quando ormai ne sei preda” Luigi sembra mettersi sulla difensiva. Ma subito si distende “Forse la passione è nata dalla fortuna di crescere in un posto di provincia. Pieno di sofferenze. Se nasci a Caserta gli unici che ti permettono di giocare a pallone o di andare al cinema sono i preti. Se volevi giocare a pallone dovevi farti vedere all’Oratorio dei Salesiani. Io ero sempre in chiesa con il pallone sotto il braccio a scalpitare. Avevano una bellissima sala dalla programmazione però un po’ ristretta: Totò e Lassie in tutte le loro varianti.”

Luigi ha un pensiero improvviso, uno dei tanti collegamenti che riaffioreranno qua e là, durante la nostra conversazione.

“Qualcosa deve essere rimasto però, un segno devono averlo lasciato quei salesiani, perché la prima volta che a Roma ebbi l’idea di vedere un film tutti insieme, a chi andai a chiedere? Al prete di una chiesa a Montemario. Gli proposi Pasolini e lui disse di no”.

Luigi ride divertito.

“Oltre a quella dei Salesiani a Caserta c’era un’unica sala dove davano solo  i film che allora andavano per la maggiore: Pozzetto, Celentano. Avevamo uno zio che stava in polizia, e a me e a mio fratello ci dava i biglietti gratis. C’era solo da dare la mancetta a chi ce li strappava. Eravamo così felici di entrare senza passare per la cassa, che la nostra mancia era sempre più alta del costo del biglietto. Mio zio ci portava anche ad un cinema che c’era sulla statale…” Luigi si interrompe un istante. “Anche questo zio è stato importante, ora che ci penso”. I salesiani, lo zio, sono sempre tante le figure in apparenza minori, che finiscono per influenzare ciò che siamo, ciò che facciamo. “Al cinema sulla statale davano i film di Bruce Lee. Si davano certi cazzotti volando… Ma quando scendono, mi chiedevo, quando cadono? Cazzotti di quel tipo a me mi avrebbero steso.”

Luigi tira indietro le spalle, fa una smorfia come se fosse di nuovo bambino seduto in platea. Le emozioni sopravvivono intatte.

“Poi arrivò a Caserta “Novecento – parte prima” di Bertolucci. E noi andammo, io e mio fratello. Mio zio ci dava i biglietti senza stare a vedere quale fosse il film in cartellone. D’altronde che film potevano dare? Che pericolo poteva esserci?”

Ma a Caserta le voci girano, soprattutto se c’è da riferire qualcosa che non si è mai vista prima. È possibile immaginare la reazione scatenata nel pubblico coltivato nell’Oratorio dei salesiani, dalla scena di due uomini nudi (…e che uomini: Depardieu e De Niro! – NdA) a letto con la stessa donna (Stefania Casini – NdR). Luigi non ci dice  quale fu la reazione sua o di suo fratello.

Dice solo: “Quando a Caserta arrivò “Novecento parte seconda” e andammo di filato da mio zio per i biglietti, quello quasi ci menò: …Disgraziati! ma che volete andare a vedere! …Insomma si ruppe l’incantesimo. Il biglietto ce lo dovemmo pagare. Ma scoprimmo che ci si sentiva orgogliosi anche a pagare, per un film come quello”

Luigi riassapora quel piacere lontano, quel diritto ad esserci, a proprie spese, per il primo film d’autore a Caserta. E anche a noi sembra di rivederle quelle lontane sale della giovinezza dove restavi per ore, dove il mondo attorno spariva e se entravi alle tre di pomeriggio potevi anche uscire alle dieci di sera. Potevi entrare a film iniziato. Potevi fumare.

“In sala alle tre eravamo soli: io, mio fratello e un amico, correvamo tra le file vuote, tra le grandi tende” – C’è un’emozione nella voce – “Poi cominciavano ad entrare gli altri e la magia un po’ svaniva. Correre da soli tra quelle poltrone era quasi più bello che vedere i film” – C’è un breve silenzio…

 

Lorenza Del Tosto

 

[Ci siamo incontrati per parlare di ‘Visioni’ (1) – Continua]

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