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“I Ponzesi si raccontano”. La relegazione a Ponza (1)

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di Gino Usai

 

Del convegno “I Ponzesi si raccontano” tenutosi a Ponza nei giorni 26 e 27 dicembre del 2003 – neanche dieci anni fa – si è quasi perduta la memoria. Nel tentativo di recuperare le relazioni che vi furono presentate abbiamo chiesto a tutti i partecipanti di far pervenire a Ponzaracconta i loro lavori. Vediamo cosa riusciremo a raccogliere…

La Redazione

 

La relegazione a Ponza (1)

Nel 2 a.C. l’imperatore Augusto mandò sua figlia Giulia in esilio a Ventotene con l’accusa di adulterio, varando la famosa Lex Julia.

Nel 12 d.C. con un editto destinò le isole pontine a luogo di relegazione per i reati di stato.

La prima ad essere relegata nelle nostre isole – Ventotene nel 29 d. C., con l’accusa di aver cospirato contro l’imperatore Tiberio – fu Agrippina Maggiore, moglie di Germanico da cui ebbe nove figli, tra cui Giulio Cesare Nerone, Caligola, Agrippina Minore.

Agrippina nel 29 venne relegata a Ventotene, dove morì nel 33.

Anche suo figlio Giulio Cesare Nerone, il quale essendo nipote di Augusto, era destinato a succedergli alla guida dell’impero, sempre nel 29 d.C. venne relegato a Ponza, dove nel 31 si lasciò morire di fame.

Morto Tiberio nella primavera del 37, toccò a Caio, figlio di Agrippina Maggiore, ultimo nipote di Augusto, succedergli con nome di Caligola. Appena terminati i solenni funerali di Tiberio, con un convoglio di navi, nonostante il cattivo tempo, si recò a Ventotene a raccogliere i resti mortali di sua madre Agrippina, ponendo così termine al suo esilio, e poi andò a Ponza a raccogliere i resti di suo fratello Giulio Cesare Nerone.

A Ostia la nave venne trainati dai cavalli lungo le sponde del Tevere fino a Roma, dove con grande solennità le urne vennero riposte nel Mausoleo dei Cesari.

Intanto Agrippina Minore, figlia di Agrippina maggiore, sorella quindi di Giulio Cesare Nerone morto a Ponza e sorella di Caligola, strinse una forte amicizia con suo cugino Lepido e insieme cospirarono contro l’imperatore Caligola, il quale si vendicò facendo tagliare la testa a Lepido e relegando Agrippina con la sorella Giulia a Ponza nell’anno 39 d.C.

Nel viaggio verso Ponza Agrippina fu costretta a portare tra le braccia l’urna contenente i resti mortali di Lepido.

Claudio, divenuto imperatore, nel 41 liberò Agrippina dall’esilio a Ponza e la sposò. Agrippina da Ponza portò con sé il suo figlioletto Nerone che fece adottare dall’imperatore per potergli succedere sul trono. Quando divenne imperatore Nerone fece uccidere sua madre a Miseno.

Nell’anno 40 d.C. Livia Orestilia, nobile matrona romana, il giorno delle nozze, mentre celebrava il matrimonio con Caio Calpurnio Pisone, l’imperatore Caligola, invaghitosi della sua bellezza le impedì il matrimonio e la fece sua sposandola e mandando in esilio Pisone.

Scoperta poi la sua infedeltà la relegò a Ponza, ove morì consumandosi dal dolore.

Successivamente, con l’inizio delle persecuzioni cristiane, le isole pontine si riempirono di martiri.

Tra i primi ad essere relegati a Ponza, nel 93 sotto Domiziano, i Santi Domitilla con  i servi  Achilleo e Nereo.

Nel 303 l’imperatore Diocleziano relegò a Ponza 270 cristiani

Nel 439 Genserico relegò a Ponza il monaco d’Egitto S. Silvano.

Poi sarà la volta di papa Silverio relegato a Ponza nella primavera del 538 dall’imperatrice Teodora e ucciso il 20 giugno del 540.

 

di Gino Usai

[La relegazione a Ponza (1) – Continua]

 

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