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Il Negro del Narciso, di Joseph Conrad (4)

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di Gianni Paglieri

Per la terza puntata: leggi qui

 

Sempre, nel momento in cui un’onda più grande corre incontro alla nave si teme qualcosa perché per quanto grande sia la nave, il mare è sempre il più forte ed è assolutamente necessario non rischiare, adattarsi ad esso, con pazienza, con rispetto con perseveranza.

Sul Narciso però, di fronte a quell’onda gigantesca c’è… ”Il Capitano Allistoun …balzò in piedi e cadde. Archie gli rotolò addosso gridando “Si risolleverà”. La nave rollò di nuovo sottovento… gli uomini si sentirono mancare sotto i piedi e rimasero appesi scalcianti alla poppa inclinata. Videro la nave coricarsi nell’acqua e urlarono tutti insieme “Affonda!” …Le porte del castello di prora si aprirono e i marinai saltarono fuori uno dopo l’altro… poi cadendo sulle mani e sulle ginocchia, sgattaiolarono carponi lungo la parte alta della coperta, più inclinata del tetto di una casa… sembravano vermi che fuggissero dinanzi a una piena… Un nero turbine ululava basso sulla nave che giaceva coricata su di un fianco, con i pennoni puntati verso le nubi… gli alberi inclinati quasi sino a puntare verso l’orizzonte…

La nave si è abbattuta su di un fianco e nell’equipaggio si fa strada la convinzione che per salvarsi sia necessario tagliare gli alberi. Gli uomini lo chiedono a gran voce ma il Capitano Allistoun ha un’idea diversa, sa che tocca a lui decidere e lui lo fa, a dispetto della maggioranza che gli chiede di tagliare, a dispetto forse di ogni sua paura.

La sua voce è ferma, non ha bisogno di urlare per imporsi, di litigare e gli altri ubbidiscono perché in quei frangenti l’ordine del Comandante non si discute, va eseguito e basta. Allistoun sa che gli alberi sono l’ultima possibilità a sua disposizione per salvare nave ed equipaggio.

Per quegli uomini la sua decisione è una doccia più fredda delle onde del mare …ma sullo sfondo dello strepito tremendo del vento e del mare, non un mormorio di rimostranza giunse da quegli uomini, ognuno dei quali avrebbe dato parecchi anni della sua vita pur di vedere “quegli alberi dannati finire in mare”. Ritenevano tutti che fosse la loro unica possibilità di salvarsi; ma un ometto dalla faccia severa scuoteva la testa grigia e urlava “No!” senza degnarli nemmeno di uno sguardo…

Tale deve essere l’autorità di ogni comandante che abbia piena consapevolezza della sua capacità e della sua responsabilità. Tale era l’autorità di Allistoun. È dovere di ogni Comandante osare soltanto per salvare la nave e gli uomini che sono su di essa, e il compito degli altri è quello di eseguire i suoi ordini.

In mare queste cose sono molto semplici, neppure si discutono. Ognuno a bordo è consapevole di questo e resta al suo posto, con dignità e coraggio… non c’è posto per la menzogna, per il desiderio di “mostrare” la propria capacità o il proprio coraggio con manovre azzardate…

“Singleton era rimasto avvinghiato al timone (…) Gli uomini erano tutti in atteggiamento penos… respiravano ansimando… e …in tutto quel gruppo di uomini gelati e affamati che aspettavano stancamente una morte violenta, non si udì una sola voce… Passarono ore… il vento si avventava con un lungo gemito ininterrotto sopra le loro teste… Il cielo si andava schiarendo e un vivido sole splendette sulla nave… fuggevoli arcobaleni si inarcavano sopra lo scafo alla deriva tra nembi di spruzzi… la tempesta stava terminando con un vento fresco che scintillava e tagliava come un coltello…

Poco alla volta, tra quegli uomini, comincia a farsi strada l’idea che sono ancora vivi, anche se su di una nave in precario equilibrio di galleggiamento, e sono pronti a fare quanto verrà loro ordinato. Il Comandante è ormai l’unica speranza e non resta loro che confidare nella sua perizia nautica, nel suo sangue freddo, nel suo coraggio. La natura è indifferente alla sofferenza di quegli uomini e in quella situazione  il giorno cede ad un’altra notte perdendosi in una bellezza maestosa e terribile

Il sole tramontava. Un sole enorme non velato da nubi e rosso, che calava adagio, come se si chinasse a guardare le loro facce. Il vento sibilava sul filo di lunghi raggi di sole… sottovento nere ondate balzavano su verso il sole ardente. Esso tramontò adagio, tondo e infuocato, e le creste delle onde si ruppero sul margine del disco luminoso…

Gli uomini vanno incontro alla notte e alla paura … mentre il mare tempestoso cominciava a ondularsi sullo sfondo del disco cremisi; e per miglia e miglia di acque turbolente le ombre di alte onde fecero dilagare sulle facce degli uomini una tenebra in corsa. Un cavallone crestato si ruppe con un alto scroscio sibilante e il sole quasi fosse stato spento, scomparve… nel cielo nero le stelle, spuntando, brillarono sopra un mare d’inchiostro… Remote nella calma eterna, le stelle baluginavano dure e fredde sul turbine della terra; circondavano da ogni lato la nave sconfitta e tormentata; più spietate degli occhi d’una plebaglia trionfante, e inavvicinabili quanto i cuori degli uomini. Il gelido vento da sud ululava esultante sotto il cupo splendore del cielo.….

E’ una notte d’attesa e di paura. Nel freddo che li paralizza, ognuno è solo con i propri pensieri, qualcuno gli occhi chiusi cerca di dormire, due vecchi marinai ricordano la proprietaria di una pensione nel Sunderland, il Signor Baker ispeziona la nave, il cuoco Podmore riesce a preparare del caffè caldo e lo porta agli uomini che più tardi diranno... quella bevanda bollente …ci aiutò nelle ore deprimenti che precedono l’alba … finché giunge il mattino e … Il cielo, sull’orlo dell’orizzonte assunse tinte delicate, rosee e gialle, come quelle che si vedono all’interno di una conchiglia rara. E più in alto, là ove esso splendeva di una luminosità perlacea, apparve una nuvoletta nera, simile a un frammento dimenticato della notte, delineata da un orlo d’oro abbacinante. I fasci di luce sfiorarono le creste delle onde. Gli occhi degli uomini si rivolsero ad Est. La luce del sole inondò le loro facce stanche….

Col nascere del giorno, gli uomini acquistano fiducia maggiore e Allistoun tenta una manovra difficilissima, tenta di raddrizzare la nave, perché non vuole perdere la sua nave, non vuole perdere quegli uomini generosi che credono in lui : Il Capitano Allistoun… fissava il sole nascente. Le labbra di lui si mossero, si dischiusero per la prima volta in ventiquattr’ore, e, con voce fresca e ferma egli gridò: ”Far virare la nave”. Il tono tagliente e imperioso fece trasalire tutti quegli uomini intorpiditi come una frustata improvvisa… ripeté spazientito: “Far virare la nave, suvvia Signor Baker, faccia muovere gli uomini. Che cosa gli prende?” …”Voglio che venga alzata la vela di parrocchetto”…

 

Gianni Paglieri

[Il Negro del Narciso, di Joseph Conrad (4) – Continua]

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