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U’ vapore (4)

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di Pasquale Scarpati

 

Nel buio pesto, tendo l’orecchio al rumore del mare ’ncopp’u’ summariello: ponente o levante? Sono preoccupato; preferisco u’ giro ‘i Napoli sia perché la nave parte alle sette del mattino, sia perché mi piace toccare i vari porti: Ventotene, Santo Stefano, Forio d’Ischia, Casamicciola, Porto d’Ischia, Procida e, finalmente, alle 14 e trenta, Napoli: appena sette ore e mezzo di navigazione! Ma ciò è quasi sempre non realizzabile perché l’unica partenza avviene di domenica. E’ più comodo partire o ritornare il mercoledì o il sabato direttamente da e per Formia: tre ore e mezzo tra navigazione e attracco! Il lunedì non ci sono collegamenti e neppure il giovedì sera, né  il venerdì mattina.

Usciamo infreddoliti e incontriamo altri pochi compagni di viaggio frettolosi. Arriviamo al molo dove Michele Regine, nel suo ufficio, stacca i biglietti della SPAN e dove c’è l’unica cabina telefonica dell’isola (quando si riceve qualche telefonata, porta il bigliettino di prenotazione all’interessato che deve trovarsi presso la cabina all’ora stabilita, sperando, altresì, che la comunicazione avvenga in orario). Michele Regine possiede anche una sala cinematografica arret’ ‘u Curriduro.E’ composta da due parti: la platea  e la galleria. A me piace molto andare in galleria, ma costa di più. Un giorno si inaugura una nuova sala verso Chiaia di Luna, vicino alla Padura: è quella di compare Barbett’.  Indubbiamente è più grande. Bisogna scendere molti scalini per entrare nella saletta dove c’è la biglietteria. La sala è ampia e non ha galleria. Quando entro, una nuvola di fumo mi accoglie. Nella semioscurità cerco qualche posto e, se non c’è,  aspetto pazientemente in piedi con il cappotto sul braccio. Non appena vedo delle persone in procinto di alzarsi, subito scatto e spero che nessuno arrivi prima di me. Normalmente noi più piccoli stiamo seduti nelle poltroncine davanti. Posso assistere anche a più repliche. A me non basta vedere il film una volta sola e così mi attardo e quando torno a casa trovo mia madre affacciata alla finestra del piano di sopra, in attesa. Una volta si nota una certa eccitazione, si proietta un documentario su Ponza intitolato: “L’isola del silenzio”. E’ strano veder passare sullo schermo paesaggi noti come se fossero sconosciuti. A volte viene qualche troupe cinematografica per girare qualche scena di  film e allora tutti noi corriamo per vedere. Comincio a capire i trucchi. A me durante la lavorazione di alcune scene de “La Battaglia di Maratona” regalano un pupazzo che funge da marinaio ed una freccia dalla punta nera, di plastica.

Il comandante del Mergellina, Scarpati, conosce mio padre e qualche volta ci fa salire nella cabina di comando dove mi diverto a vedere, durante la navigazione, la scia della nave a poppa ma soprattutto mi meraviglia che  non mantenga stabilmente la rotta ma sembra andare zigzagando come se non volesse raggiungere la meta ma rimanere libera nel mare aperto. La costa si avvicina e nel porto mi piace sentire il  drin drin delle leve che danno i comandi alla sala macchine.

1965, inaugurazione mn Falerno, da sin: signora Laudiero, com.te Laudiero (armatore Span), secondo ufficiale Ciampa (con i fiori), com.te Domenico Miele, Giuseppina Regine, Michele Regine

Una nuova nave! E’ spumeggiante come un buon bicchiere di spumante ponzese: il Falerno. Di nuovo discussioni, io la trovo un po’ più comoda del Ponza soprattutto perché i motori sono coperti ed il loro frastuono è molto attenuato. Unico inconveniente: quando rulla o beccheggia l’acqua entra nella nave e bagna le valige che stanno sotto le solite panche al di fuori della sala macchine.

Quando attracca la nave che viene da Anzio uno stuolo di ragazzi si avvicina alla passerella e chiede ai primi furastieri che cominciano a frequentare l’isola: Posso portare ‘a valigia? …Portare? …portare? – Mi cimento anch’io. Trovo due signore o signorine che mi dicono che hanno prenotato da Abbenante a Sant’Antonio, arriviamo lì, ma non c’è posto; dove si va? Gira e rigira le porto sugli Scotti. Ma l’attesa non è solo per le valigie: arrivano anche le ragazze di Baridon; i  più grandicelli si offrono di fare da guida turistica, con  visita alle grotte… sarà!

E’ curioso, per noi liberi e spensierati, vedere  bambini che camminano ordinatamente, in fila per due, controllati da persone adulte: è la colonia marina che, prima di partire, lungo la strada, canta: “Oggi è la vigilia, domani è la partenza, addio Ponza bella, non ci rivedremo più…”

Alcune volte sono svegliato da un soffio di getto di vapore:  una piccola e scura nave cisterna. Si è fermata in rada e sbuffa vapore acqueo lateralmente.  Fuoriesce una lunga condotta: lunghi tubi di canapa (manicotti) collegati tra loro che serpeggiano per le strade e si buttano in qualche pozzo-cisterna da dove verrà  attinta l’acqua (quanti sforzi nel tentativo di far capovolgere il secchio!Gomito spesso sbucciato!).  Ogni tanto, da questi tubi fuoriescono zampilli d’acqua che rendono molto felice me, ma non  mia madre. Seguo con lo sguardo la nave che parte, diventa sempre più piccola, piccola, sparisce all’orizzonte e va chissà dove… Verso  montagne lontane che, qualche volta, nell’aria tersa, si stagliano all’orizzonte

 Il ‘Ponza’ in navigazione

 

Pasquale Scarpati

[U’ vapore. (4). Fine

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1 commento per U’ vapore (4)

  • Silverio Lamonica

    Pasquale ha accennato al cinema di Regine, il mitico “Cinema Primo” e al cinema di Barbètt’, l’altrettanto mitica “Arena Margherita”. Entrambi meriterebbero qualche pagina a parte.
    Del primo, sempre affollatissimo, ricordo un gustoso aneddoto. Una sera Ciro (Girotto) Colonna, trovò un posto libero sul palco. Poco dopo dovette allontanarsi, lasciando il cappello sulla sedia. Un giovane fornese ne approfittò, mise il cappello sulla spalliera e si sedette. Quando tornò, Girotto fece notare al giovane che quel posto era suo, perché lo aveva occupato, lasciando il suo copricapo. Il giovane non ne volle sapere e ne nacque un gustoso battibecco, in un italiano sussiegoso intercalato da parole in dialetto:

    Il giovane: Io da qui non mi ‘sosso’!
    Girotto: Tu, invece, ti devi ‘sossere’!
    Il giovane: No, non mi ‘sosso’!
    Girotto: Vuoi vedere che ti ‘sossi’?

    Il ritornello “Non mi ‘sosso’ – ti ‘sossi’” si protraeva, tanto da compromettere l’inizio della proiezione. Finalmente intervenne il proprietario, Regine, il quale, facendo leva sulla giovane età del fornese, lo convinse a cedere il posto e lo spettacolo finalmente ebbe inizio
    Il poeta Gennaro Mazzella ambientò una sua bellissima poesia nel cinema di Barbètt’, dedicata a “Zi’ Cuncetta ‘a voccaranne”, che sarebbe bello riproporre.

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