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Lettera aperta a Omero

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di Lino Catello Pagano

 

Carissimo Omero, sapessi quanti guai con la tua Odissea!

La stiamo facendo noi l’Odissea con Ponza: chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, la Maga Circe non vuole farsi i fatti suoi, mette sempre zizzania: prima dice “La mia casa è a Ponza”, dopo un po’ ci ripensa e afferma che la sua casa è al monte Circeo. Adesso dovrà vedersela con Monti, pagherà l’IMU a Ponza o al Circeo?

Poi dice che non l’ha fatto apposta, a trasformare gli uomini in maiali: comunque di porci qui ce ne stanno tanti, sono come i Proci che a Itaca, a casa di Ulisse, si stanno mangiando tutto il patrimonio; a proposito, Penelope non si è ancora scocciata di tessere? Ancora non ha buttato ‘a copp’abbascio tela, filo e arcolaio?

E la sua fedeltà a Ulisse, è da crederci? Che tiene più degli altri, questo Ulisse? Ha fatto innamorare più donne lui che Rocco Siffredi, diciamo che Rocco ha dato mentre Ulisse ha ricevuto, alla faccia dei suoi compagni …sfigati, come direbbe il viceministro.

Quello Ulisse era ’nu poco farfallone, andava avanti e indietro tra l’Egeo e il Tirreno, ma è da capirlo: starsene a casa, lui la tela e Penelope, sai che musciarìa!

Dimmi un poco, caro Omero, come mai questa Odissea hai voluto ambientarla dalle nostre parti, e farla vivere proprio a noi italiani? Ai nostri ragazzi nelle scuole viene l’orchite  quando sentono che si parlerà dell’Odissea; eppure di isole ne avevi in abbondanza, in Grecia; perché non l’hai ambientata là?
In giro per l’Italia, il divino Ulisse capita nella valle in cui c’è la casa di Circe, fatta di pietre lisce. Niente da dire, è fortunata la signora Circe, solo pietre lisce, neanche una ’ndruppcosa; e a guardia di casa, mica ci mette un cane normale! Leoni e lupi, Circe mette a guardia di casa, drogati, perché ’a signora tiene pure questo vizio: non gliene manca nessuno. Tiene i sette vizi della rosa marina, ‘sta signora Circe.

Dunque Circe, bellissima, mezzo drogata, canta a squarciagola sull’uscio di casa, tessendo la sua tela – pure lei, come Penelope: all’epoca la tessitura doveva essere un hobby – quando i compagni di Ulisse passano da quelle parti… Paiono sordi, pare che tengono i tappi nelle orecchie, tranne Polite che, affascinato da tanta bellezza e dal canto, deve scuoterli: Guagliu’, vuttàmm’ ’n’allucco e facciamoci notare. U’ scèm’! …se avessero continuato a starsene zitti, non sarebbero stati trasformati in porci: che imbecillità, diventare porci pur di farsi notare!

La carissima Circe vede questo bel gruppetto di uomini e non le sembra vero, sono anni che non ne vede uno, che manna tanti e tutti insieme: – “Trasìte” – invita. Solo Euriloco resta fuori chiedendosi dove sia l’inganno, o forse ha altri gusti, magari preferirebbe Circio…

Dunque Circe fa accomodare gli ospiti su sedie alte, porta a tavola formaggi e farina d’orzo (ma ’na bella lasagna… no?), serve miele verde e vino di Pramno, li fa ubriacare, allestisce un bel bunga bunga, lei con tacchi a spillo e frustino in mano li colpisce uno ad uno trasformandoli in Porci …’i che piacere !

I tempi non sono cambiati, chissà quanti uomini vorrebbero fare i porci (comodi loro), ma manca Circe, ormai passata alla storia.

Euriloco, che si è tenuto in disparte, torna alla nave, racconta tutto ad Ulisse, gli propone di  accompagnarlo alla grotta di Circe, nonostante sia stanco morto; ma il caro Ulisse, magnanimo, gli dice: – “Rest’ accà, ’i guardia alla nave, ché io tengo nu’ gran bisogno ‘i vede’ comm’è ’sta femmena” – Sono anni che non ne vede una.

Mentre Ulisse sale alla casa di Circe, fa la sua apparizione Hermes con la verga d’oro; lo avvisa che rischia di fare una brutta fine, ma può cavarsela se seguirà i suoi consigli. A me questo Hermes ricorda Vanna Marchi: “ ’A maga Circie ti preparerà una pozione che vorrà farti bere, ma te dong’ io l’antidoto così tu non correrai nisciuno pericolo”.

Caro Omero, perché non mandi dalle nostre parti Hermes con la verga d’oro? Mandalo  dove tra pochi giorni ci saranno le elezioni, in special modo a Ponza, dagli una scatola intera di antidoto per i troppi veleni che ci sono; la Maga si è trasferita, dice che ci sono troppi Proci che mangiano sulle spalle degli altri; la casa l’ha affittata, naturalmente in nero, così non paga le tasse.

Carissimo illustre Maestro Omero, illuminaci; Ponza ha troppi Proci, invece ci servirebbe Ulisse, uno e buono.

E non è finita, questa è solo l’Odissea! Figurati se apriamo l’Iliade cosa viene fuori! Mi terrò in contatto e ti farò sapere.

Un forte abbraccio e scusa se ti ho importunato con questo mio scritto.

 

Catello Lino Pagano

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2 commenti per Lettera aperta a Omero

  • martina

    Bellissima questa rivisitazione dell’Odissea, ricorda la poesia di Gozzano “Ulisse naviga su uno yacht”. Ponza la sua Odissea la sta vivendo ora più che mai. É stata in balia dei Proci e ora, sotto un’altra veste, lo é nuovamente. Spero fortemente che arriverà un Ulisse, un eroe, a “salvare” la situazione. Saluti Martina

  • Carmela Argiero

    Mi riallaccio alla “Lettera aperta a Omero”. Il tempo è passato, ma le cose non sono cambiate… Quando quell’opera è stata scritta avevano visto molto, molto avanti..!
    Tante persone possono fare ancora “i porci” comodi loro, perché tante altre glielo permettono! Grazie Lino, apri pure l’Iliade: ne leggeremo delle belle!
    Con affetto, Carmela Argiero

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