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Intervista a Vincenzo Ambrosino

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Nel meritorio tentativo di fare ulteriore chiarezza e ravvivare il dibattito su questo sito, a riguardo delle prossime Elezioni amministrative, Vincenzo ha concepito questa originale forma di intervista a se stesso, cui faranno seguito, appena le liste saranno ufficiali, una serie di articoli con le risposte a domande – uguali per tutti, proposte dalla Redazione di ponzaracconta – da parte dei candidati a Sindaco.

La Redazione

 

Sindaco cercasi

di Vincenzo Ambrosino

 

DOMANDA – Caro Vincenzo, dopo gli innumerevoli articoli che hai scritto come collaboratore di Ponzaracconta dove analizzi molto scrupolosamente la realtà isolana, arrivando a parlare di crisi sistemica e non solo di cattiva gestione delle amministrazioni,  vogliamo fare uno sforzo per cercare di andare oltre e prospettare una possibile svolta?

RISPOSTA – Fra poco scenderanno in campo i nuovi candidati mi sembra che sia venuto il momento per tutti noi, collaboratori di Ponzaracconta di passare dall’analisi alla proposta per cui sono pronto oggi a dare il mio contributo, di idee per la svolta politica e sociale dell’isola.

D – Infatti siamo alla fine di febbraio; fra circa due mesi si vota per il rinnovo del consiglio comunale di Ponza. Con quale spirito si va al voto?

R – Da più parti si dice che Ponza merita di più; queste bellezze naturali, questi paesaggi, meritano di essere governate, per cui bisogna dare all’isola il governo che si merita. Ma il governo adeguato a questo scopo non può essere espressione del livello culturale dei cittadini; deve essere costituito da una compagine di uomini con idee nuove, ma soprattutto coordinata e diretta da un “buon direttore d’orchestra”.

D – Non capisco, come è possibile avere un governo non espressione del livello culturale dei suoi abitanti? È come dire avere un governo senza consenso: senza i voti non si viene eletti.

R – Infatti questa è una contraddizione, senza i voti non si viene eletti, ma senza nuove idee non si va avanti, non si può che ripercorrere vecchie strade che hanno portato al fallimento il sistema isola, per cui bisogna come si dice “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Questo slancio lo può garantire solo un uomo, il Sindaco, che abbia la possibilità di parlare un nuovo linguaggio ma capace di farsi capire dalla maggioranza dei cittadini. Un Sindaco responsabile del cambiamento, ma anche legittimo garante di una transizione graduale e progressiva.

D – Quindi la figura del Sindaco, in quanto a carisma, capacità politico-amministrative, conoscenze storiche-culturali è fondamentale per traghettare l’isola verso il futuro?

R – È  fondamentale la figura di un Sindaco capace di unire, di costituire una compagine di alta qualità e che sappia convincere i pescatori isolati e incazzati, gli edili senza lavoro, gli operatori della nautica preoccupati, i pontilisti isolati, i commercianti competitivi, i mille affittacamere smarriti, a credere nel suo progetto e quindi a investire nel futuro dell’isola.

D – Ma sono mai esistite figure di questo genere?

R – A Ponza forse mai, ma vedi Beniamino Verde, il compianto Sindaco di Ventotene; governava tranquillamente la sua isola, ma un giorno maturò l’dea che l’isola doveva cambiare sistema economico turistico, si dimise, si ripresentò ai suoi cittadini con un programma impostato su uno sviluppo a misura di isola. Fu rieletto, per cui Ventotene iniziò il suo cammino verso uno sviluppo turistico-ambientale. Beniamino ha dimostrato coerenza, capacità politica, rispetto per la democrazia e anche lungimiranza.

D – A Ponza può avvenire la stessa cosa?

R – Con un Sindaco all’altezza sì, anche se a Ponza il processo di cambiamento ha bisogno di un coerente lavoro in un tempo più lungo.

D – Perché ci vuole un tempo più lungo?

R – A Ponza siamo ancora alle barricate tra famiglie vicinali, non c’è un minimo di organizzazione commerciale, le istanze sociali non trovano sintesi in coordinamenti politici, in comitati civici. Senza controparte organizzata nessuna amministrazione può iniziare un dialogo costruttivo tra “palazzo” e cittadini. Quindi a Ponza bisogna prima costruire la base di una democrazia dialogante e costruttiva e poi auspicare il vero cambiamento.

 

LA MACCHINA AMMINISTRATIVA

D – Quindi, se la società civile non è organizzata, non si può partire dal basso, dobbiamo partire dalle istituzioni, dall’Amministrazione Comunale?

R – Il miracolo è tutto qui: una compagine amministrativa  pronta a dedicare il proprio tempo, le proprie capacità, la propria passione per la cosa pubblica, capeggiata da un Sindaco carismatico viene eletta sulla base di una proposta chiara e semplice: salvaguardare la residenza! Intorno a questo impegno costruire una politica di graduale transizione che veda garantiti i diritti e i doveri dei cittadini residenti.

D – Si accendono polemiche, molto forti, tra interni e esterni all’isola quando si sente parlare della protezione dei residenti: si parla di lega, oppure di isolazionismo, incapacità a pensare in grande.

R – Facciamo un esempio calcistico. Una squadra va male arriva il nuovo allenatore e deve risollevare le sorti della squadra, che fa? Innanzitutto parla con i giocatori, cerca di motivarli valorizzando le loro personalità, cerca di trovare un modulo di gioco più consono alle caratteristiche dei suoi giocatori, gli chiede sacrifici negli allenamenti, comportamenti professionistici fuori e dentro il campo, ma certo con l’aiuto del presidente prometterà anche un premio di produzione: solo così potrà tentare di raggiungere dei risultati. Nel nostro caso isolano gli obiettivi da raggiungere sono ambiziosi, relativi al blasone turistico ambientale dell’isola, ma i risultati sono negativi in quanto a costo sociale, ambientale, qualità della vita dei residenti che sta portando allo spopolamento dell’isola. È da questo nocciolo duro di residenti che malgrado tutto continuano a vivere nell’isola che dobbiamo ripartire, su cui dobbiamo contare motivandoli, incentivandoli, per ottenere dei risultati migliori. Il singolo cittadino di Ponza dovrà non solo mangiare, crescere, consumare e votare (come fanno tutti i cittadini in un paese democratico), ma dovrà sobbarcarsi la ricostruzione morale, civile ed economica della sua isola. Questi sacrifici dovranno essere riconosciuti, per cui i ponzesi continueranno ad avere nel breve periodo ancora problemi di sanità, di collegamenti, di costi, di servizi inadeguati ma questi sacrifici saranno riconosciuti e spero ricompensati dalle istituzioni.

D – Una buona amministrazione deve essere organizzata, quindi la macchina amministrativa deve essere efficiente e efficace in quanto a produzione e comunicazione?

R – Questo è il primo problema da affrontare, riorganizzare gli uffici comunali affinché siano appunto efficienti. Valorizzare le risorse umane, ampliare le conoscenze alle nuove tecnologie, istituire un addetto telematico per recepire progetti e finanziamenti dalla Comunità Europea e dalla Regione che siano compatibili col progetto. Il personale comunale, con i vari dirigenti devono comprendere che dal loro impegno e dalle loro capacità dipendono il successo di una amministrazione, in quanto a produzione, trasparenza e comunicazione con il cittadino.

Chi può permettersi di fare questo se non un Sindaco autorevole che conosce come valorizzare le risorse umane? Per creare un nuovo rapporto tra amministrazione e cittadini bisogna produrre e modulare una carta dei servizi del Comune in base alle reali risorse umane e tecniche del personale con quelle che sono le esigenze dei cittadini. Ritengo fondamentale che si  ci sia un maggior  controllo e organizzazione del territorio; quotidiano per cui totale. Questo controllo spetta ai vigili delegati e responsabili del quartiere: una sorta di sorvegliante civico che faccia da tramite tra l’amministrazione e i cittadini. I vigili dovranno sobbarcarsi un duplice impegno nei confronti del cittadino quello di  prevenzione e controllo del territorio. I vigili devono essere responsabilizzati affinché i diritti pubblici e quelli privati siano in regola con le leggi comunali e quelle statali.

D – Questa visione del controllo del territorio non solo è impopolare, cioè va contro le abitudini ataviche dei ponzesi, ma credi che i vigili accetteranno di buon grado di assumersi queste ulteriori incombenze?

R – L’arredo urbano, l’ambiente, la strada, ma anche la casa, il tipo di infissi, gli orti ecc. sono beni privati che incidono sull’interesse pubblico. Abbiamo il compito morale e civile di far comprendere a tutti che insieme si lavora per far risorgere la nostra isola, che gli egoismi privati non possono essere più accettati. Il vigile, oltre al controllo capillare, dovrà ascoltare per primo le ragioni del cittadino, metterlo in contatto con l’ufficio preposto al risoluzione del suo problema, con l’assessore incaricato, ma non si potranno più accettare le individuali ingerenze degli egoismi privati.

D – Hai parlato di Carta di Servizi del Comune per rendere trasparenti i servizi ai cittadini, ma come modificare l’azione politica dell’amministrazione per renderla appunto efficace ed efficiente.

R – Si va sul comune a lavorare per i cittadini, bisogna assolutamente dimostrare che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti per poi dimostrarsi pronti a fare i propri doveri. I tempi di attesa, la trasparenza sugli atti e le procedure amministrative devono essere chiare e rispettate puntualmente. Il Sindaco come primo cittadino deve dare l’esempio, come tutti gli altri Assessori e Consiglieri; le istituzioni devono tornare a fare le istituzioni, dare l’esempio alla collettività che rispettare le leggi non deve essere l’eccezione ma la regola per il cambiamento.

D – Ecco, in passato gli assessorati lavoravano a compartimento stagno, ognuno gestiva il suo assessorato da solo: la mano destra non sapeva cosa faceva la mano sinistra.

R – Non parliamo almeno oggi del passato; stiamo parlando di futuro! Gli assessori devono seguire un programma di lavoro, quindi ogni singolo assessore deve aver studiato e elaborato il suo progetto d’azione e confrontato con gli altri assessorati, in modo che un progetto non sia incompatibile con l’altro e che tutti siano in linea con gli obiettivi fissati in giunta. Quindi si passa al confronto con le categorie organizzate interessate al progetto, costituendo eventualmente commissioni e dopo aver trovato i giusti equilibri tra esigenze pubbliche e private si passa all’esecuzione dei progetti. Bisognerà inaugurare un lavoro di gruppo tra gli assessorati, coordinato e condiviso, per cui più efficace.

D – Non abbiamo parlato del Bilancio Comunale che oltre all’efficienza della macchina amministrativa e al lavoro individuale e collegiale degli assessori è alla base di una buona amministrazione in linea con i nuovi parametri di  austerità nella spesa pubblica.

R – Questo è il tema più delicato da affrontare i questa fase, per cui è indispensabile avere un Assessore al Bilancio e Programmazione che sappia coniugare la politica del fare con la politica della spesa pubblica.

Sono anni forse che le nostre amministrazioni non hanno un assessore al bilancio, forse l’ultimo è stato Luciano Gazzotti. Abbiamo assistito ad amministrazioni non pronte a compensare la diminuzione dei trasferimenti statali, amministrazioni dal motto “Avendo, potendo, pagando”, con un utilizzo enorme delle consulenze esterne, spese inutili, ed effetti complessivi di cattiva gestione.

Ancora oggi il commissario non ha i conti in mano; non sappiamo quale sia l’eredità della gestione economica delle vecchie amministrazioni, tutto ciò che è relativo al pregresso, compensi, residui attivi e passivi. Si sa che la capacità di spesa di un’amministrazione dipende dai suoi conti: se questi sono in regola si può operare; se questi non sono in ordine, come si deve credere, la cosa si fa più complessa e seria. A questo punto spetta alle capacità contabili e politiche dell’assessore al bilancio proporre dove tagliare e dove e come investire.

 

ORGANIZZAZIONE INTERNA

D – Hai detto prima, che la società deve cambiare nella sua organizzazione   interna che vede come esempi motivanti i comportamenti coerenti dei membri delle istituzioni: come agiamo concretamente nella società che rimane individualista e divisa, per promuovere e organizzare il cambiamento?

R – Promuovendo l’associazionismo e la cooperazione. L’azione del Sindaco e dei suoi Assessori deve essere tesa a costruire una società civile organizzata. I tassisti, i barcaioli, gli edili, i pescatori, i commercianti, gli albergatori, devono avere una loro organizzazione, devono scegliere il loro presidente autorevole e rappresentativo in modo che il dialogo Amministrazione-Categorie sia efficace e soprattutto propositivo. Le proposte intelligenti possono venire dal basso solo se queste vengono analizzate, discusse, elaborate e alla fine sintetizzate in sede alle singole categorie. L’Assessore così avrà più forza e più consenso per portare avanti una iniziativa perché è solo da un costruttivo confronto tra le parti che si possono compiere seri passi avanti, lentamente, ma sempre nella stessa direzione.

D – Hai accennato all’arredamento urbano, pulizia, decoro che hanno bisogno di efficienza e organizzazione nell’erogazione dei servizi, ma anche collaborazione da parte dei cittadini, ma va detto subito per quali obiettivi, quale immagine, quale sviluppo.

R – Mi sembra giusto parlare di sviluppo e non di crescita! In una prima fase bisogna risanare l’ambiente isola in tutti i suoi aspetti estetici, e funzionali all’accoglienza di buon livello. Bisogna investire nella qualità dei servizi, migliorare l’immagine, abbassare il livello competitivo. I migliori incassi verranno non dall’aumento dei noleggiatori, delle imbarcazioni, dei pontili; non dalla crescita che ruba spazi preziosi da investire in nuova occupazione, ma i nuovi incassi arriveranno dalla valorizzazione e differenziazione dell’offerta turistica. In questa isola si viene in vacanza per stare bene, rilassarsi, contemplare il bello, l’ambiente, il sole, il mare, la tranquillità.

 

PROBLEMI STRUTTURALI

D – Parliamo della risoluzione dei vecchi e nuovi problemi strutturali, che come tu dici devono essere modulati per migliorare la qualità della vita dei residenti e traghettare gradualmente le attività economiche e turistiche sviluppate dagli isolani a diventare compatibili con le esigenze turistiche ambientali.

R – È prioritaria la messa a punto di attività e interventi finalizzati a promuovere lo sviluppo dei territori isolani. Parlo dell’Arcipelago Ponziano, nel suo insieme, perché io ritengo che il destino delle due comunità, tutte e due sottoposte ad un esodo invernale enorme, sia comune, per cui l’impegno deve essere comune. L’interlocutore istituzionale delle isole non può che essere in prima istanza la Regione Lazio perché è fondamentale -come è stato nel 1978  e poi nel 1991 – elaborare un progetto organico, per il risanamento, la valorizzazione e lo sviluppo delle risorse umane, naturali e storico-culturali delle isole.

D – Ma in passato 1978/91 c’erano in regione altri interlocutori, ricordiamo per tutti Gabriele Panizzi, che non aveva bisogno di essere sensibilizzato sull’importanza umana, storico e ambientale delle isole ponziane; oggi le cose sono più difficili: contano i numeri e il teorema vigente è: tanti numeri tanti servizi!

R – Sai come chiamava Beniamino Verde i politici in generale? “Cantastorie”, anche se Gabriele veniva chiamato “arcangelo”; ma chi scende in politica, oggi,  lo deve fare con passione, poche idee ma chiare e soprattutto perseguirle con perseveranza. Io ho parlato di Arcipelago Ponziano, ho parlato di Politica ho parlato di idee e ora parlo di ricerca dei giusti interlocutori politici istituzionali per raggiungere obiettivi riconoscibili e condividibili da tutti: salvare le isole come patrimoni umani e naturali dal rischio di essere abbandonati o peggio, diventare anonimi villaggi turistici.

D – Ma cerchiamo di delineare, anche se non in modo specifico, che ci prenderebbe troppo tempo, quali sono i progetti, le idee, le azioni da attivare per recuperare il passato e traghettarlo nel futuro.

R – Bisogna promuovere l’attuazione di iniziative per la tutela e la valorizzazione ambientale, per la riqualificazione del settore turistico, il sostegno all’occupazione e lo sviluppo sostenibile delle isole, attraverso un adeguamento delle strutture esistenti a parametri di più elevata qualità.

Quindi nuove opere, potenziamento e miglioramento dell’offerta turistica e dei servizi pubblici, iniziative mirate alla de-stagionalizzazione dei flussi turistici che si possono ricondurre ai seguenti campi d’azione:

  • Gestione integrata delle risorse idriche e dello smaltimento dei rifiuti;
  • Riqualificazione dei servizi di trasporto per la decongestione del traffico veicolare;
  • Recupero dell’identità rurale e delle risorse del mare;
  • Completamento e integrazione delle opere connesse alla difesa del litorale e alla portualità;
  • Istituzione di sistemi di scambio finalizzati alla limitazione dell’accesso e della circolazione veicolare nelle isole; riqualificazione dei servizi di trasporto collettivi;
  • Piani di gestione delle aree naturali protette;
  • Recupero del patrimonio ambientale e storico-culturale;
  • Piani di educazione ambientale;
  • Riqualificazione del sistema di accoglienza e di ospitalità;
  • Riqualificazione professionale nei servizi e nel marketing territoriale e promozione turistica.

D – Non pensi che queste idee siano un po’ troppo squilibrate verso una politica della protezione ambientale che non ha consenso nel paese? Come si fa a farla digerire agli isolani?

R – Responsabilità, decisionismo, capacità politica, incontri pubblici, incontri con le categorie, trasparenza, questi sono gli ingredienti per fare una politica ad alto livello nell’interesse della popolazione oggi presente e soprattutto per quella futura.

D – Vuoi spiegare meglio, perché i cittadini, questi cittadini, dovrebbero capire una tale alta politica?

R – La realtà di quest’isola è davanti agli occhi di tutti: caduta verticale dei servizi, abbandono invernale, blocco dell’edilizia, pesca in grave affanno, attività turistiche demaniali sotto scacco, giovani senza futuro, depauperamento delle risorse ambientali, dissesto idro-geologico, arredo urbano improvvisato, crollo dell’immagine turistica, ecc…

Secondo le leggi regionali, nazionali ed europee le isole ponziane sono aree naturali già di fatto protette: “Isola di Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene e S. Stefano sono definite ‘Zona a Protezione Speciale’ della rete “Natura 2000” ai sensi della Direttiva 409/79/CEE ‘Uccelli Selvatici’ ”. Ricordiamoci che le nostre isole sono sottoposte a tutta una serie di vincoli urbanistici, paesistici, archeologici, demaniali e ancora sottoposte al piano di assetto idrogeologico. Questi provvedimenti, producono, se subiti passivamente, il progressivo blocco di tutte le attività economiche e sociali fin qui sviluppate dai residenti. Questo non possiamo più permetterlo; per questo dobbiamo capovolgere la logica e fare in modo che ai sacrifici che naturalmente si chiedono ai residenti seguano conseguenti opere e iniziative per un nuovo sviluppo eco-compatibile e sostenibile.

D – Ma tu veramente pensi che la Regione Lazio voglia investire tempo e denaro per le isole Ponziane?

RQuello che ho appena delineato è stato scritto in un “protocollo d’intesa” tra la Regione Lazio e i Sindaci dei Comuni di Ponza e Ventotene, e non è del 1991 ma del 2004! La domanda che faccio è: come mai dai proclami, anzi dalle carte firmate e sottoscritte, non si è passati alla realizzazione? Mi chiedo: di chi è la colpa? Della trascuratezza della politica regionale o dalla mancanza di credibilità e coerenza della politica locale?

 

Vincenzo Ambrosino

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