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L’abate Erasmo Gattola

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di Silverio Lamonica

Erasmo Gattola nacque a Gaeta il 4 agosto 1662. Giovanissimo, nel 1676, fu avviato dalla madre alla vita monacale  presso i monaci benedettini di Montecassino.

La sua attività monastica si orientò verso la ricerca erudita e ricoprì l’incarico di archivista. Riordinò in sedici volumi la mole enorme di documenti che giacevano all’interno della biblioteca dell’ Abbazia. A lui si deve la scoperta del  famoso “Placito di Capua”, il primo documento ufficiale in lingua italiana: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti”,  risalente all’anno 960 dell’era volgare (da notare l’uso della lettera ‘k’ al posto della ‘qu’ in ‘chi’ e ‘che’ ,  “imitato” dai giovani di oggi nei messaggini telefonici: una sorta di ritorno alle origini…).

Conobbe studiosi illustri dell’epoca come il francese Morbillon e lo storico napoletano Ludovico Antonio Muratori, frequentatori dell’Abbazia per motivi di studio.

Fu nominato Prefetto della biblioteca, poi Vicario generale della diocesi di Monte Cassino e infine Priore, ricoprì quest’ultimo incarico per un breve periodo a causa delle sue precarie condizioni fisiche.

Morì a Montecassino il 1° maggio 1734

La sua opera principale, in due volumi è: “Accessiones ad Historiam Abbatiae Cassinensis” pubblicata a Venezia nel 1734.

Nell’opera narra gli avvenimenti salienti dell’Abbazia dal 529 d.C. al 1725 e di cui ho tradotto poche pagine che riguardano alcune “Vicende monacali delle isole ponziane” qui di seguito riportate.

***

ERASMO GATTOLA

STORIA DELL’ABBAZIA CASSINESE

VENEZIA S. COLETTI 1733

Traduzione parziale di Silverio Lamonica

(Addenda ed errata corrige – pagine 936 e 937)

Pag. 537 col. 2, rigo 25, dopo le parole nel settimo anno, aggiungi: il monaco cistercense Stefano, del Monastero di Santa Maria e Sant’Erasmo, nell’ isola di Ponza, rese nota la sua Professione (di fede), proprio nel monastero di Cassino, nelle mani dell’Abate Marino, per cui nel medesimo (atto) si riscontra l’anno dell’evento. Quindi  si deduce che in quel tempo, nel sacro monastero di Cassino, fosse in vigore una regolare disciplina, diversamente i Padri Cistercensi non lo avrebbero mandato al monastero per effettuare il tirocinio e la professione (di fede), ma si sarebbero serviti delle proprie (strutture) di Casamari e Fossanova (in cui la disciplina rifiorì sempre conforme alla Regola) e là di più, anziché di meno, essendo distanti dall’isola di Ponza; rendiamo noto il così detto documento della Professione (di fede) ed anche certi capitoli del predetto monastero di Santa Maria e Sant’Erasmo redatti dai Padri, e destinati ai   visitatori, invero tutte queste cose le abbiamo desunte proprio dagli originali che sono custoditi nel nostro archivio. + Nel nome della Somma e indivisibile Trinità. Io Fra Stefano, Monaco, prometto di perseverare nella mia mutata condotta di vita ed obbedienza, secondo la Regola del nostro Santo Padre Benedetto, in questo sacro Monastero di Monte Cassino, dove è inumato il suo santissimo corpo, alla presenza del Reverendissimo … Marino, e di questa santa confraternita, affinché dopo la dipartita dalla presente vita… io sia degno di meritare la sede nei Santi Cieli. E dopo questo, prometto veramente a Dio e a Santa Maria dell’Isola Ponziana, e al Beato Erasmo, Martire di Cristo e a te o Signore Marino, Venerabile Abate, e a te Signore Stefano, mio Abate, che mai consentirò, né commetterò furto, che diventi tradimento di questa chiesa di Santa Maria e Sant’Erasmo, ma aiuterò chiunque, così Dio mi soccorrerà attraverso la fede e la verità, anche di questa sacra Reliquia. Noi, Fra Stefano e Fra Enrico Visitatori (Ispettori?) delle Isole, col mandato del Signor Abate di Fossanova, cui è affidata la Visita delle medesime Isole dal Signor Padre (Abate). Noi anticipiamo che queste cose siano osservate dai confratelli di Ponza. Innanzitutto, oltre al numero dei confratelli e dei servi presenti nell’Isola, non siano accolti altri senza un permesso speciale del Signor Abate di Fossanova. Parimenti non siano accolti fanciulli al di sotto dei quindici anni. In ogni occasione si mettano insieme le vivande per la mensa. Le ore del Vespro siano sempre modificate, in modo che tutte avvengano con la luce (del sole). Espletata la lezione della raccolta (dei beni individuali da mettere a disposizione di tutti – N.d.T.), tanto i Monaci, quanto i Conversi si radunino in chiesa e, dopo aver cantato il “compieta”, vadano a letto nel silenzio più totale. Se invece qualcuno, durante le ore notturne, rompesse il silenzio, venga sanzionato nel Capitolo e per un giorno si astenga dal vino, a meno che, per gli ospiti sopraggiunti o per altra necessità subentrata, il Priore non ordini qualcosa di diverso. La stessa pena deve aver luogo, se qualcuno infrange il silenzio nella mensa o in chiesa. Nello stesso tempo precisiamo che,  fino all’ora terza del giorno, e dopo il canto del Vespro, i confratelli non confabulino tra loro, ma parlino solo per le cose indispensabili. Parimenti, nessuno parli con gli ospiti senza alcun permesso. Come pure nessun laico mangi nel refettorio assieme ai confratelli. Inoltre i monaci, ad una data ora, escano per i lavori manuali e in altre ore si applichino alla Lettura, come è stabilito nella Regola di San Benedetto. Se qualche confratello non ubbidirà al Priore, o a chi è tenuto ad ubbidire per incarico del Priore, sia sanzionato nel Capitolo, e per un giorno si astenga dal vino. Similmente, per quanto riguarda i frutti della terra o le altre sostanze del Monastero, non siano concesse ad altri, fino all’arrivo del Priore e senza il comune parere e la consapevolezza dei confratelli. Poi si metta per iscritto la quantità dei frutti della terra di quest’anno, in modo che il dispensiere ne renda conto al priore subentrante. E ancora, per il rimanente, nessun monaco o converso dell’Ordine Cistercense, accetti alcunché senza le lettere commendatizie del proprio Abate. Inoltre scomunichiamo, in nome di Dio onnipotente, i cospiratori e se qualcuno attraverso il potere secolare o l’offesa usurpi l’autorità o potestà nella confraternita, o ingiustamente procacciatasi o si fosse  sforzato di attribuirsi attraverso (i poteri) secolari o attraverso i medesimi (poteri) secolari desse scandalo a qualcuno dei frati o al priore; e nondimeno sia espulso dalla confraternita, in seguito ad ispezione, colui che, in base a prove, abbia commesso questi fatti. I confratelli che sono in Palmaria, almeno una volta al mese partecipino alla messa e si comunichino sette volte l’anno. Poi questo documento ispettivo sia letto almeno quattro volte, in quest’anno, alla presenza di tutti i confratelli, affinché nessuno possa scusarsi di ignorarlo, e sia ben custodito, in modo che sia mostrato all’ispettore in occasione delle frequenti visite. Infine ordiniamo che, in quest’anno, se sarà possibile, sia ricoperto il Dormitorio in cui riposano tutti i frati.

Degne di nota sono quelle parole: prometto di perseverare nella mia mutata condotta di vita ed ubbidienza, secondo la Regola del nostro Santo Padre Benedetto, in questo Santo Monastero di Monte Cassino, atteso che un Monaco Cistercense fosse stato coinvolto in quel patto, poteva promettere la perseveranza in quel monastero? Non provocano minore curiosità quelle parole, con le quali chi promette il proprio obbligo a Dio, a Santa Maria, a Sant’Erasmo, all’Abate Marino e a Stefano, afferma: né commetterò il furto. Parimenti è da notare il Decreto emanato dagli ispettori, in cui si preannunziava ai Monaci che dimoravano nell’Isola Palmaria, che almeno una volta al mese partecipassero al sacrificio della messa, da cui si può capire che nessuno di  loro  fosse  sacerdote,  e non se ne trovò  un altro nell’isola, per cui accadeva che fossero costretti ad attraversare il mare per sei miglia, per ascoltare la messa nel monastero di Ponza, cui spesso non potevano recarsi a causa del mare agitato e del tempo incostante. La relazione,  valutata previa informazione dei testimoni,  non poca luce recò al Signor Cardinale Granvela della Regia Camera Superiore del Vicereame di Napoli, circa le cose delle isole di Ponza e Sonnone (Zannone) nonché dei fatti dei due Monasteri, esistenti nelle due isole. Tuttavia ora appare evidente che questa Chiesa di Santa Maria di Zannone, in parte diroccata, e il cui reddito percepì il Beneficiario stabilito dalla Sede Apostolica, se pure fosse un semplice (modesto ?) beneficio. Nella stessa Isola di Zannone c’era inoltre un altro monastero, come consta dall’antica concessione di quest’isola, con l’apposizione del censo, fatta nell’anno 975 dal Monastero di San Michele Arcangelo di Gaeta. Quindi nell’anno 1218 fu concesso con lo stesso onere ad un certo Fra Pietro ed altri suoi religiosi; attestiamo che quella concessione è stata desunta proprio dall’originale, custodito nell’Archivio del medesimo Monastero Gaetano, da cui si evincono chiaramente gli inizi del Monastero dell’Isola di Zannone, in cui appare innanzitutto la dedizione all’austerità da parte dei Monaci. Nel nome del Signore amen. Alla presenza di Don Adenolfo, per grazia di Dio Vescovo venerabile di Gaeta e col consenso del medesimo. Noi Fra Pietro di Sennona (Zannone) e tutti i confratelli che oggi nell’Isola di Sennona serviamo insieme il Signore per noi e per tutti coloro che vollero scegliere, per ispirazione divina, la vita da eremiti, in qualsiasi tempo, nella medesima isola e in perpetuo la testimoniamo. Noi, davanti al Signor Gregorio, nostro Abate, e a tutti i convenuti del Monastero di Sant’Angelo di Gaeta (dichiariamo) di aver ricevuto, per vostra concessione, l’isola Sennonara del suddetto vostro monastero, affinché ivi serviamo Dio in ogni tempo, sia noi che i futuri eremiti che in quell’isola ed in ogni tempo volessero cercare la solitudine dell’eremo, per ispirazione divina; e tanto noi, quanto i futuri eremiti che sceglieranno l’eremo nella medesima isola, coltiviamo la stessa isola per nostra utilità e per la nostra vita e per le nostre necessità e similmente, in quella, eserciteremo la pesca per la nostra utilità, salvo tuttavia il vostro diritto, che nella medesima isola avete la prelazione della pesca. Ma noi e tutti i futuri eremiti nella medesima isola del vostro monastero, per la stessa isola, in virtù del censo, daremo al vostro monastero tre libre d’incenso ogni anno, a devozione del Beato Michele Arcangelo, che viene celebrato nel terzo giorno dopo le calende di Ottobre. Se invero, qualche volta, qualcuno dei vostri confratelli manifestasse il desiderio di inserirsi nella vita della nostra comunità,è necessario (che venga) con una vostra lettera, o di un vostro successore, Signore Abate,e lo stesso sarà accolto da noi, che dobbiamo accogliere con carità, secondo la regola che abbiamo, purché non sia costretto a cambiare l’abito o gli indumenti fino ad un anno… Se invece vi volesse restare per sempre, dovrà  servire con  noi il  Signore, con i medesimi indumenti che abbiamo, col medesimo tenore di vita, sì come il lavoro. Ed io Fra Pietro, e noi tutti confratelli, che oggi siamo con lui e coloro che saranno ivi eremiti in qualsiasi tempo, mai cercheremo, in alcun modo, per noi o per altri,di sottrarre la medesima isola di Sennone dal vostro predetto monastero di San Angelo, ma la proprietà dello stesso rimanga sempre al medesimo vostro monastero. E noi la coltiviamo per nostra utilità come è stato anzi detto. Anzi, affinché ciò che è stato fatto rimanga saldamente, firmando questo scritto di proprio pugno, lo feci anche rafforzare con testi idonei. Scritto nell’anno della Incarnazione del Signore milleduecentodiciotto, nel mese di febbraio, sesto giorno. Amen . + Firma di proprio pugno Fra Jacopo Monaco e Sacerdote

+ Firma di proprio pugno Fra  Bartolomeo Monaco e Sacerdote; + Io Fra Giovanni Cus.  + Io Fra Tommaso Cus.  + Io Fra Diotisalvi Cus.  + Io Fra Giovanni Cus   + Io Fra        Pietro C.  + Io Fra Filippo Con.  + Io Fra Cesareo C. + Io Fra Gregorio C.  + Io Fra Andrea C.

Questo monastero più volte fini nelle mani dei Cistercensi come è noto dalla relazione riportata: E quanto all’altre particolarità predette in effetto riferiscono, che detta Isola di Ponza è di circuito di miglia quattordici all’incontro di Terracina e di Montecircello, discosta da Gaeta circa miglia sessanta, e che ha buonissimo e bello porto, e che ci è una Torre circondata dal mare alta canne ventidue, e tonda altrettanta, e benché dimostra esserci stati quattro solai, nondimeno uno solamente ne sta in piedi, e gli altri tre sono rovinati, e ci sono anche edifici antichi, però rovinati, che dimostrano essere stata Terra abitata, e bella, e che ci sono molte grotte di capacità di duemila persone, e più con acqua de cisterna, e un bellissimo pozzo sorgente abbondantissimo, che sta al porto, e con vestigia di bei Giardini, masserie, vigne, pascoli, bei territori, e campi da seminare, abbondantissima di legnami belli, e grossi, peschiere di pesci e coralli, e che pur s’intende esserci saline, miniere d’oro, e altri metalli, cacce di capri, conigli, e diverse altre comodità, e luogo di bellissima aria, e che dimostra esserci gran fortellezza (?), e che da molto tempo in qua è stata ed è disabitata. E che detta isola di Ponza ha sotto di sé tre isole principali, l’una chiamata lo Sonnone di miglia quattro di circuito a fronte al porto, però distante da Ponza sette miglia, in la quale ci era uno monastero de Frati, che oggi di è in essere, dove ci stavano Frati, e se ne uscirono, e ferno una ecclesia in Gaeta, chiamata lo Sonnone. L’altra Palmarola distante tre miglia, e gira altrettante, e l’altra Viento tene distante quaranta miglia ma dal medesimo circuito, e l’altre isolette di poco momento ecc.           [nel testo originale è riportata in italiano]

Nell’istrumento fatto per la consacrazione della Chiesa di San Michele Arcangelo, il 25 aprile del 1289, eseguito dal Cardinale Gerardo, vescovo della Sabina, Legato della Santa Sede Apostolica e di Baia nel Regno Napoletano, deputato alla medesima Santa Sede cui ebbe accesso anche il Cavaliere Roberto Atrebate, secondo viceré carolingio, che era tenuto prigioniero in Aragona; tra gli altri testimoni, risultano firmatari Fra Pietro, Priore di Sennone, e molti altri Monaci della Santissima Trinità. Lubin, in “Notizia delle Abbazie d’Italia”, pag. 305 parlando dell’Abbazia dell’Isola di Ponza, riferisce ciò: L’Abbazia di Santa Maria di Ponza, alias Poncio, ossia Isola Ponziana, dell’Ordine Cistercense, della Diocesi di Gaeta, nel Regno di Napoli, di essa (tratta) Carlo de Visch nell’Indice delle Abbazie del medesimo Ordine, il cui Monaco e Abate fu Antonio, nell’anno 1392. Redatto da Stefano Vescovo. Vedi Ugello tomo 6, pag. 682, la riscontra Gaspare Jongelino “Gli Abati Italiani”dello stesso Ordine numero 13. in volgare Isola di Ponza, di fronte a Terracina, nel Mar Tirreno.

L’esilio di molti martiri rese celebre quest’isola, come sostiene San Gerolamo in “Vita di Santa Paola vedova”, dove afferma: Paola fu denunziata assieme alla figlia da Eustochio (e relegata) all’isola di Ponza che una delle donne più famose, Flavia Domitilla nobilitò con l’esilio, sotto l’Imperatore Domiziano, per aver testimoniato il nome di Cristo: e vedendo quelle piccole celle, in cui avrebbe trascorso un lungo esilio, munita delle ali della fede, desiderava vedere Gerusalemme ed i Luoghi Santi ecc. Ivi fu esiliato San Silverio Papa. Delle suddette isole Ponza e Palmaria, tratta Michele Bau…..

[Fine pagina 937]    

A cura di Silverio Lamonica

                          

 

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