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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari… di Bertold Brecht

proposto da Sandro Russo

 

A margine delle quattro chiacchiere scambiate stamattina con Giuseppe Mazzella sul processo di de-responsabilizzazione e delega in atto sull’isola sono andato a ricercare – per lui e per tutti -  un paio di famosi, brevi brani che ci sono venuti in mente al momento, pur senza riuscire a  ricordarli con precisione… Eccoli

Il primo è di Bertold Brecht (1898 – 1956), poeta, drammaturgo e regista teatrale tedesco.

 

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

 

[Attribuita a Bertold Brecht (1932)]

 

Il secondo è di John Donne (Londra, 1572 – 1631), poeta e religioso inglese.

Dalle sue “Devozioni per un giorno di festa”  – Meditation XVII - la celebre frase “Per chi suona la campana”, utilizzata da Hemingway per il titolo del suo libro (For Whom the Bell tolls, 1940) che fa parte di un componimento più elaborato…

Sergei Rachmaninov (1873 – 1943)
Concerto per piano e orchestra n. 2 op. 18 in C minor – 2° mov. Adagio Sostenuto

 

Nessun uomo è un’isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una nuvola
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.

[John Donne]

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