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Raccogliamo i frantumi

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di Franco De Luca

 

“Società chiusa” è un concetto filosofico che con il termine vuole caratterizzare talune società dipendenti esclusivamente dalle variabili interne. “Chiuse” perché refrattarie a mutare in relazione ai fattori esterni. Una struttura, apparentemente solida e visibilmente omogenea, al contrario fragilissima perché alla mercè dei mutamenti esterni.

La società ponzese, nell’ultimo ventennio, ha  preso la conformazione di una struttura “chiusa” alle evenienze esterne; pensando, così facendo, di riuscire a sopravvivere.

Si è seduta su taluni fattori di comodo, tralasciando di guardare al di  fuori della sua organizzazione  e ai fattori di rischio.

Così, se l’economia poggiava sui due pilastri: turismo e pesca, per essere tranquilli bastava potenziare la ricettività e protrarre la pesca nei modi tradizionali. In conseguenza ogni casa si è strutturata per produrre  due o tre monolocali, chi affittava le barche ha moltiplicato i natanti, chi sfruttava uno specchio d’acqua ha preteso di ampliarlo. Chi poteva godere di un terrazzo ha trovato produttivo dotarsi di una licenza da ristoratore, in un moltiplicarsi indefinito di attività: arrangiate, approntate, al limite della legalità. Il dato esterno che sorreggeva tutto era: l’afflusso dei vacanzieri in estate.

Tutto bene, niente da dire: la struttura si era organizzata secondo una interdipendenza scambievole. La crescita economica degli isolani si è basata su questa formula, senza badare all’evenienza di un cambiamento dei fattori esterni.

La pesca, pure essa, ha continuato a seguire i ritmi e le metodologie tradizionali con l’aggiunta di una furbizia rozza e smaliziata, di una collusione viscosa con i controllori istituzionali.

“Chiusa” la società ponzese, perché mai a chiedersi se fosse il caso di tutelarsi nei confronti di eventuali mutamenti socio-economici.

Nessuno ha mai pensato ad essi. Non vi hanno pensato i singoli privati, ma nemmeno le associazioni di categoria (inefficienti perché dilaniate all’interno ). Non vi hanno pensato le Amministrazioni comunali (a tal proposito è sintomatico che le ultime amministrazioni si sono rinnovate soltanto per intervento della magistratura e non per scelta popolare ).

Per dirla chiara, la società ponzese non ha mai manifestato un segno di “apertura” verso gli elementi di novità, che pure si presentavano nella vita isolana.

Quali? L’assottigliamento del flusso turistico, la difficoltà delle comunicazioni, l’esosità dei costi di viaggio, lo sbilanciamento costo della vacanza-servizi offerti, l’eccessivo costo dell’isola, l’esodo dall’isola dei residenti (in concomitanza con le sue difficile condizioni di vita  residenziale).

Un esempio più chiaro può essere considerato il fenomeno dei  “pontili”.

Erano dieci e controllavano il flusso dei denari nel Porto. Una concentrazione giudicata dai ponzesi anomala e tracotante. Quando furono chiusi dalla magistratura, infatti, tutti o quasi salutarono la cosa come giusta. Presto ci si accorse che i pontili nella loro anomalia incrementavano un indotto economico di cui l’isola non può fare a meno. Oggi, che sono stati ripristinati, ma oggi soltanto, si sente forte l’esigenza di un controllo pubblico sulla loro attività. Che può benissimo essere fonte di guadagno per i proprietari e insieme di introito per l’Amministrazione comunale.

E perché soltanto oggi è finalmente chiaro questo passaggio? Perché oggi la dimensione  “chiusa” si è evidenziata nella frantumazione della sua struttura. Per cui oggi la società ponzese non è  neanche più “chiusa” bensì frantumata: manca del collante che la renda “corpo”.

Cosa fare e come fare per ridiventare “corpo sociale”?

Accenno ad alcuni imperativi che, nella forma espressiva, possono apparire “visionari”:

–        occorre prendere coscienza che la situazione attuale impone un atto di coraggio, di riscatto, di dignità;

–       occorre superare le divisioni politiche (quattro o cinque liste ) e riconsiderarci  socialmente uniti;

–       occorre valutare la valenza economica di ciascuno per un impegno equo e di tutti per la solvenza del disavanzo del bilancio comunale;

–       occorre saldare le generazioni, facendo sì che quelle giovani siano agevolate dalle generazioni mature;

–       occorre vedere il territorio come il vestito che valorizza la qualità sociale della comunità;

–       occorre privilegiare la residenzialità per incrementare il turismo.

 

Sono davvero visionari ?

 

Francesco De Luca

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4 commenti per Raccogliamo i frantumi

  • polina ambrosino

    Caro Franco, obiettivi non visionari, ma altissimi. Se per passato, esperienze e vicende umane, tali obiettivi sono stati assolutamente traditi in 4 secoli di Ponza società “civile”, nell’arco di 2 mesi, a meno che non accada un miracolo degno di Mosè che aprì il Mar Rosso, come si potranno almeno gettare le fondamenta di quegli obiettivi? Non sarebbe stato meglio avere più tempo proprio per avere basi più solide? Comunque la speranza è l’ultima a morire…

  • Silverio Tomeo

    Mi sembra una visione adeguata della situazione isolana, che non rimuove lo sfascio amministrativo e il default dell’etica civica, e non nasconde la frantumazione corporativa e/o individualistica della comunità residente e votante. Un microcosmo sociale puo’ anche implodere, non solo per le mutazioni antropologiche di lunga durata, ma anche per irresponsabilità e scelte sbagliate, per processi accelerati di deculturalizzazione, per carenze di soggettività nella cittadinanza attiva. Per mancanza di coraggio. Per eccessiva frantumazione politica. Su questo: una lista unica non è possibile e 4 o 5 liste sono dispersive, bisognerebbe puntare ad accorparle con dei patti in due, tre, se proprio non si riesce. Alle comunali la preferenza di lista è unica, e questo scatena un’aspra competizione nella stessa unica lista collegata al candidato sindaco. Fare altre liste per poi magari confluire se eletti nella maggioranza vincente, e lì avere un peso, è una tattica tanto meschina e tanto usata. Nei piccoli comuni non esiste nè accorpamento di liste né ballottaggio, salvo improbabili pareggi, il sistema è maggioritario per chi ha più voti.
    A meno di 80 giorni dal voto sarebbe ora di indire assemblee pubbliche, manifestare apertamente intenzioni e dichiarare i propri programmi, e decidersi finalmente a proporre i due (o tre) candidati sindaci. Vincerà chi avrà più voti e l’elezione sarà valida superando il 50% del corpo elettorale, con una maggioranza autosufficiente.

  • Vincenzo Ambrosino

    Caro Franco, questo è proprio l’esempio, a mio avviso, di come una analisi sbagliata non potrà mai produrre una diagnosi esatta e quindi le conseguenti proposte non possono che rimanere visionarie, anche se apparentemente giuste e opportune

  • Enzo Di Giovanni

    Più di qualcuno nel recente passato mi ha dato del pessimista, o magari del disfattista, chissà.
    Ma, a giudicare da quanto scrivono Polina e Vincenzo, sono in buona compagnia. Mi sento, come dire, rinfrancato. Vuoi vedere che le cose che scrivo, e che soprattutto, dico in visu sono corrette?
    Scherzo ovviamente (sul sentirmi rinfrancato): conosco abbastanza bene la realtà ponzese per nutrire grossi dubbi.
    Condivido il concetto di Franco sui sistemi chiusi. Ponza lo è, se non da sempre, almeno da quando l’industria-turismo si è impossessata (impossessata, sì, come tutte le variabili che ci arrivano storicamente da altre sponde) dell’economia e di riflesso della società ponzese nel suo insieme, formando un unicum difficilmente districabile.
    Siamo, come si può vedere, già di fronte ad un primo apparente ossimoro.
    Perchè la nostra è una società non solo chiusa al proprio interno, ma arroccata attorno ad un soggetto trainante (il turismo), che non nasce per esplicita volontà del sistema-Ponza, ma dall’esterno.
    Ciò la dice lunga, meglio di mille esempi, sul perchè non si è mai sviluppata finora una cultura turistica degna di tal nome: come si fa a governare qualcosa che non si è scelto, programmato? La si governa male, appunto. Ed infatti la sola parola programma suscita in più di qualcuno orticaria e repellenza.
    Società chiusa, impermeabile, in una congiuntura di crisi economica, ed il cui volano principale, il turismo, è solo frutto delle nostre belle coste, non di scelta ragionata: c’è n’è abbastanza da far vacillare il più fiero degli ottimisti.

    Tutto giusto, caro Franco, ma non basta.
    Nel tracciare il quadro della situazione, già fosco di suo, sei approdato al corpo sociale, saltando però un passaggio.
    Ponza non è solo frantumata, ma è pure composta da corpi impermeabili.
    Lo so che sei in buona fede, e lo apprezzo, ma il desiderare un’omogeneità di sentimenti non basta affinché ciò si verifichi sul serio. Acqua e olio non creano una soluzione; si possono emulsionare: ma poi si separano di nuovo.
    Ecco perchè condivido pienamente Polina quando parla di tempi lunghi. Che poi è quanto scrivo io nei miei pochi ma sentiti messaggi.
    Una compagine amministrativa la si può pure costruire nel breve, ma che da questa si possa arrivare a ri-costruire un tessuto sociale inesistente è pura utopia.
    Lo è perchè una competizione elettorale che si svolge in pochi giorni è per sua natura artificiosa. Nel senso che, soprattutto in un momento di vuoto come questo, in cui sono venute meno vecchie logiche e schieramenti, c’è il rischio concreto che si formino coalizioni improbabili in cui tutti cercano un posto a sole, chi mettendoci la faccia e chi (la maggior parte) lavorando alle spalle per puro tornaconto. Insomma, ancora più confusione.
    L’esatto contrario di quella trasparenza ed unità di intenti a cui aspiriamo. Per tali qualità servono appunto tempi lunghi.
    Giusto per evitare equivoci sempre in agguato; non sto incitando al disimpegno, anzi: rimbocchiamoci tutti le maniche.

    Ma la cosa principale, che ovviamente nessuno dice, è: il vero dramma politico di Ponza, che ci impedisce di essere un paese normale, non è nel lavoro svolto (magari male, come molti osservatori suggeriscono) dalle passate amministrazioni, ma nel non-lavoro svolto dai diversi soggetti nel tempo.
    CHI OGGI A PONZA PUÒ VANTARE UN PERCORSO COERENTE, CONTINUO, TESO ALLA COSTRUZIONE DI UN PROGETTO POLITICO, CHE COINVOLGA, ANZICHÉ DIVIDERE?
    DOVE SONO I SOGGETTI ATTIVI SOCIALMENTE?
    A tale domanda sento in risposta un vuoto assordante.
    Ed infatti è su questo che siamo drammaticamente in ritardo.

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