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Il duca di Buckingham (2)

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a cura di Silverio Lamonica

Continua la pubblicazione del Diario privato del (terzo) Duca di Buckingham (1823 – 1889), militare, politico e amministratore britannico, per la parte relativa alla sua visita a Ponza, intorno alla metà del sec. XIX 

Per la puntata precedente: leggi qui

L’isola costituisce la principale di un gruppo soggetto  alla corona di Napoli, e che è utilizzata come prigione, sia per  malfattori che per reati politici. Ponza è lunga circa quattro miglia con un perimetro di 10. la sua larghezza varia – in alcuni punti non supera il mezzo miglio. Ospita 400 prigionieri, ai quali è permesso di girare per l’isola. C’è un governatore ed una piccola guarnigione. Nell’ultima  guerra fu presa  da una nave militare da 74 cannoni e da una fregata inglesi: la seconda finì a riva su uno scoglio sommerso all’entrata (del porto). Questo è l’unico danno che può capitare quando si getta l’ancora vicino alla riva e si lancia una gomena sul molo. Il molo è straordinariamente utile, perché protegge il porto da tutti i venti.

L’aspetto dell’isola è molto pittoresco. A distanza appare una quantità di falesie simili al gesso, guarnite di strati multicolori. È nell’insieme ( fatta di) trachite e pietra grigia, di conseguenza vulcanica. Nell’avvicinarsi si nota che molte parti più scure sono colonnari o prismatiche. Il Signor Scrope ha scritto una lunga memoria geologica, con paragrafi, sull’isola e i suoi strati.

13 ( luglio) Il governatore ha mandato a bordo frutta e pesci.

Qui non si autorizza la pesca ai prigionieri, i quali userebbero le barche per scappare. Dopo pranzo, con una scialuppa facemmo un giretto lungo l’isola. Alla estremità settentrionale della baia ci sono alcuni stupendi faraglioni, formati da giunti prismatici colonnari, come è la maggior parte della trachite di questa serie, precisamente simili nella forma a quelli della Strada Selciata del Gigante e Staffa, non basalto, ma lava decomposta. Vidi sopra uno dei massi rocciosi un piccolo arco naturale, ritto, composto da molte strutture prismatiche di quel genere, unite assieme. Separammo con cura l’intero arco dalla roccia e lo portammo a bordo, come un esemplare perfetto della formazione di trachite prismatica della isola. Il modello occupa lo spazio di circa due piedi. Le forme che la struttura assume costituiscono un quadro stupendo. In alcune parti la trachite è piena di intrusioni sferiche di tutte le grandezze, da masse immense alla taglia di una palla da tennis. Queste si staccano come il rivestimento di una cipolla. La trachite prismatica è formata da prismi di quattro, cinque e sei lati.

Sul versante meridionale del porto ci sono i resti di ampi bagni e ville romane. Gli abitanti li chiamano i bagni di Ponzio Pilato, perché, dicono che fosse originario di Pontia, l’antico nome di Ponza, che qui fosse stato governatore dopo la crocifissione di Cristo, e che avesse preso il nome dal suo luogo natale. Comunque sia, le rovine sono quelle di un sistema di bagni molto ampio. Forse i bagni pubblici della città, in cui era stata costruita una (via di) comunicazione privata con la villa e, data la sua grandezza, deve essere stata fatta per un personaggio di primo piano.

I bagni consistono in tre grotte, in ciascuna delle quali è intagliata una profonda piscina coperta, in comunicazione con l’altra mediante canali, tagliati con grande fatica nella roccia e tutti comunicanti con i vani ricavati nel tufo sovrastante e comunicanti lateralmente con la villa, che sembra fosse costruita intorno all’angolo, immediatamente sotto la casa del faro, in una piccola baia. Ma qualche grande sconvolgimento naturale ha evidentemente cambiato la forma dell’isola e distrutto la villa, di cui restano solo poche pietre da costruzione con alcuni massi di breccia  in rovina e calcinacci. La pietra usata è calcarea, e fu portata evidentemente da qualche parte fuori dell’isola. L’apertura dei bagni è sulla parete nuda della falesia sul mare. Questo deve essere stato il sito della villa, e sulle piccole rovine che restano sono costruiti gli uffici e gli edifici retrostanti della Marina.

14 (luglio) – Continuammo il giro in scialuppa intorno all’isola, visitando di nuovo i bagni di Pilato. La piscina principale che misura in lunghezza dai trenta ai quaranta piedi, ha intorno gradini di marmo. La profondità dell’acqua raggiunge i quindici piedi. Ci sono nicchie in ciascuna estremità delle pareti, o per (ospitare) le statue oppure i sedili per riposarsi.

Proprio dietro l’edificio del faro c’è un bellissimo arco isolato, composto interamente di trachite prismatica. Invero questi tipi di roccia si trovano lungo tutta la costa. Più in là c’è una baia profonda che precisamente è nella parte opposta rispetto al porto principale di Ponza; e, poiché il mare consuma giornalmente la lava decomposta divorandola nella baia, nel corso del tempo la separazione sarà completa e si formerà una nuova isola dalla decomposizione del suolo. Questa profonda insenatura è un posto di considerevole interesse. In fondo ad essa c’è un vasto scavo di opera romana, in parte in mattoni reticolati,  la gente dice che fosse un acquedotto, ma penso che fosse stato fatto per servire a diversi scopi. Il suo tragitto è in direzione di Ponza, immediatamente opposta. Non c’è (traccia di) sorgente che possa essere mai sgorgata lungo il suo canale, ma ne è stato il letto, poiché le sorgenti di superficie di tutto il paese vi sono convogliate mediante canali intagliati a tale scopo. Inoltre questo servì come accesso, forse per il transito di merci e certamente di truppe da un lato all’altro dell’isola. Ma l’apertura degli scavi  sulla spiaggia termina a picco.

Credo che un tempo l’isola si estendesse in tutte le direzioni molto più lontano di adesso. Storie antiche dicono che il numero degli abitanti di Ponza ammontasse a circa 100.000 anime. Quel numero di persone non poteva di certo rimanere sull’isola (ampia come quella) attuale. Ma ciò che pone fine alla speculazione è che su una piccola incavatura degli scogli, chiamati Li Formiche,  che (sono) i primi a spuntare con le loro testoline nere sull’acqua a circa due miglia dalla costa, e che esistono solo per essere evitati, si scorgono scavi e fondamenta di edifici. Ma un fatto curioso risulta dagli esami degli scavi di Chiaia di Luna. Non c’è nulla di più dubbioso dell’età delle lave, in specie della trachite. Invero il Signor Scrope, nella sua memoria molto competente e minuziosa, esprime l’opinione che l’età della formazione della trachite di Ponza è tuttora del tutto incerta.

Ho sentito che questa condotta romana fosse ostruita completamente alla estremità e ciò determina di esaminarne i significati. L’altezza di questa grande opera, tagliata nella roccia, che dovunque era sufficientemente decomposta da mettere in dubbio che potesse sopportare ai lati il peso sopra incombente, fece elaborare l’opera in mattoni reticolati, tra i sette e gli otto piedi inglesi. La esaminammo da vicino, all’estremità, dove era rotta sopra un getto di lava di trachite che evidentemente vi era defluita sopra, non rotta per il peso sopra incombente; e questa corrente la rintracciammo in continuità fino al cratere sul Monte Dragonara. Questa trachite è marrone chiaro e semivetrosa. Non avrei voluto affermare ciò in modo così deciso, non essendo stato fatto l’esame in presenza di molti (altri elementi). Così è evidente che la data della formazione di questa trachite deve essere stata successiva alla costruzione di questo acquedotto da parte dei romani, e probabilmente alla loro evacuazione dall’isola, come lo stesso intendimento del lavoro e l’impiego della manodopera che diedero origine ad una sì grande opera, avrebbero parimenti indotto la nazione che impiegò tali mezzi a riparare la costruzione, mentre accadeva che essi restassero in possesso delle risorse dell’isola. Noi, naturalmente, badammo a portar via campioni della vena di lava trachitica che, in tal modo, aveva seppellito il passaggio.

 

A cura di Silverio Lamonica

 

[Il Duca di Buckingham (2) – Continua]

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2 commenti per Il duca di Buckingham (2)

  • isidorofeola

    Leggendo la parte dell’articolo che parla degli scogli delle “formiche”, mi sono ricordato di uno dei tanti divieti che ci venivano elencati da madri e nonne: “attenzione ad andare alle formiche, soprattutto a non farvi il bagno, perché ci sono case e strade sommerse…”.
    Da cosa avrà mai avuto origine tale fantasia dato che, conoscendo bene i fondali delle “formiche”, non c’è niente che possa in qualche modo assomigliare a quanto affermato dal duca di Buchingan e dalle “vecchie” ponzesi? Non penso che le nostre nonne avessero mai letto ciò che ha scritto il duca; sarà invece che quest’ultimo abbia riportato di qualche storia che si raccontava ai tempi del suo viaggio a Ponza?

  • Maria Rosaria Mazzella

    Gentile Redazione,
    volevo aggiungere un commento a quanto descritto nel libro del duca di Buchingham di Silverio Lamonica. Leggendo l’articolo e poi il commento mi è venuto alla mente quando d’estate ci ritrovavamo tutti in famiglia a casa a Ponza e papà ci raccontava le tante storie sulla nostra isola, tra cui c’era anche quella che sotto gli scogli delle Formiche c’erano dei balconi e case costruite dai romani perchè ci raccontava che non si sa per quale motivo ma forse Ponza e le Formiche nell’antichità erano attaccate. Ci raccomandava di fare attenzione quando scendevamo sotto per le immersioni. A questo punto anch’io mi chiedo da dove è venuta fuori questa storia!
    Complimenti per tutto e a tutti
    Un sentito grazie
    Maria Rosaria Mazzella

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