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2009-07-21_19-59-13 i-14 pa-01 u-05 s-_silverio_febbraio_1961 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Giovani innovatori!

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di Martina Carannante

 

Nell’immediato dopoguerra era la gioventù a dettar legge perché coloro che avevano preso parte alla Grande Guerra con spirito d’iniziativa e patriottismo, avevano acquisito la consapevolezza di sé in quanto gruppo. Giovani erano anche le ragazze andate in fabbrica a lavorare al posto dei combattenti. Le idee apportate erano fresche e innovative e così si svilupparono nuove tendenze e modelli da imitare.  Le giovani donne, che avevano vissuto le atrocità della guerra, per sfuggire a quei ricordi si proclamavano “flopper”, si truccavano, provocavano e vivevano una vita emancipata; ben presto questo modello incuriosì anche i “più grandi”. Le mode lanciate dai giovani, come provocazioni, si stabilizzavano e si diffondevano: la gioventù comincia ad essere un modello sociale da imitare. Bella, affascinate, insolita, piena di vita: questa è la sua immagine ideale che s’impone come modello.

Oggi invece, quale modello dovrebbe imporsi? Quello lavativo del laisser-faire o il ‘beviamoci su’?

La differenza tra quei giovani e noi è che loro hanno vissuto la tragicità, visto orrori veri e cercato di dare una svolta. Come? Ci hanno creduto.

Oggi abbiamo già la “pappa pronta”; stimoli e impulsi sono ben pochi e chi li ascolta sono emarginati o illusi.

Vi chiederete perché sto facendo tutto questo monologo sulle capacità dei giovani di un tempo. La risposta è semplice: per spiegare che spesso, anche in questa sede, si incitano i giovani ad intervenire, continuando a sentire solo silenzio o “ci hanno boicottato”, “non ci ascolta nessuno”.

Il problema di fondo è che non ci credono.

Oggi non si crede più nelle proprie possibilità, si danno spesso per scontate; allora non meravigliamoci se le cose non cambiano e non funzionano perché i primi a non volerle far cambiare siamo noi. Guardandomi intorno vedo il nulla, ma da questo sento una gran voglia di riscatto e di dimostrare che Ponza può cambiare così come sono cambiate le cose nel dopoguerra. Quei giovani paurosi, vissuti in un periodo troppo duro per la loro tenera età, hanno saputo farsi valere, hanno colto la voglia di riscatto.

Troviamola anche noi, lanciamo questa nuova moda del “voler fare” e del “credere”, chissà se un giorno, neanche troppo lontano, tutto andrà a buon fine.

 

Martina Carannante

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