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La III Elementare del ’56

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di Enzo Di Fazio

 

Appena qualche giorno fa, rovistando tra alcune vecchie foto, ne ho messo da parte una con l’idea di andare alla ricerca di cosa n’è stato, nel tempo trascorso, della vita delle persone ritratte.

La recente scomparsa di Salvatore Coppa (Sem per gli amici), appresa attraverso le pagine di “ponzaracconta”, mi ha spinto a ritornare subito su quell’immagine visto che Sem ne fa parte.

La foto, scattata il 28 gennaio del 1956 (come riportato sul retro), è quella della III elementare, anno scolastico 1955 – 1956.

È  una foto cui sono molto affezionato. L’unica che ho delle scuole elementari frequentate a Ponza ed è anche l’unica con l’indimenticabile maestro Tommaso Lamonica.

In essa, in effetti, un po’ si condensano tutti i ricordi degli anni delle elementari.

Di buona parte delle persone ritratte so abbastanza, perché ci si vede periodicamente e l’occasione viene quasi sempre utilizzata per un aggiornamento sulle cose che si stanno facendo, sulle novità delle famiglie, su come si sta.

Gli incontri rappresentano così il filo conduttore con il passato, ed a volte è sufficiente una stretta di mano o un saluto, fatto anche da lontano, per aver conferma che ci siamo e che il filo non si è spezzato.

Cosa diversa è, invece, aver perso le tracce di alcune di quelle presenze.

Allora è la scomparsa di qualcuno, come Sem, che ha fatto parte – anche attraverso momenti saltuari – della nostra vita, a indurci  a far domande sulle assenze, sui percorsi che tracciano la nostra esistenza, sugli accadimenti che determinano le vicinanze o le lontananze, sul valore dei ricordi…

Tutto è mosso da una nostra debolezza: quella di non voler  accettare lo scorrere del tempo… e da una esigenza: quella di recuperare i ricordi per dare continuità al passato ed alleggerire il presente…

Ritornando alla foto, Sem è in piedi al centro del gruppo dei sette. Era un compagno acquisito, perché proveniente da un’altra classe. Per quel che ricordo, era un ragazzo vivace ed irrequieto.

Biondo e lentigginoso, avrebbe potuto magnificamente incarnare il personaggio di “Gian Burrasca”.

Nel passare degli anni, con Sem, ci siamo incontrati spesso. Era un bravissimo artigiano del settore edile. Direi molto più di un bravissimo artigiano, vista la sua capacità di coniugare il rispetto delle linee architettoniche di un’isola così “vulnerabile” come la nostra, con l’esigenza dell’ammodernamento e della funzionalità; ho avuto modo di apprezzarne la bravura in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione fatti alla casa degli Scotti.

L’ultima volta che l’ho visto è stata forse due mesi fa. Sapevo di alcuni malanni che da qualche tempo lo affliggevano, ma non avrei mai immaginato un evento del genere. In effetti mi era parso, a differenza delle altre occasioni, un po’ rassegnato. Era stato evasivo quando gli avevo posto, facendo leva sulla conoscenza delle sue passioni, alcune domande sulla vendemmia e sulla caccia.

“Il presentimento è la sonda dell’anima nel mistero…”, ha scritto F. Garcia Lorca in una  bella poesia.

Chissà? …mentre gli parlavo, Sem era, con la mente e forse anche  con il corpo, già altrove…

Nella foto, come dicevo, ci sono amici che incontro quasi sempre, tutte le volte che ritorno a Ponza.

Parlo di Nino (Domenico Scotti), grande esperto nella difficile arte della ricostruzione delle “parracine” quando precipitano, di Totonno ‘i Semescott (Antonio Scotti), all’epoca mio compagno di banco (eravamo i più piccoli e… tali siamo rimasti), di Benedetto Sandolo, grande marinaio e motorista, che oggi si diletta nella fabbricazione di nasse .

Parlo di Silverio De Luca, oggi generale in pensione. Fin da allora aveva mostrato “attitudine al comando”; non a caso il maestro Lamonica l’aveva nominato “capoclasse”. Anche nella foto ha in mano taccuino e penna pronti per annotare i nomi dei “disubbidienti”.

Parlo di Silverio Scarpati (da tutti conosciuto con il soprannome di “Pelè” per i suoi virtuosismi calcistici), di Leonardo Scotti (“Lione”), oggi uno dei due ponzesi – l’altro è Ernesto Prudente – a potersi vantare di avere la residenza a Palmarola.

E poi ci sono quelli di cui, almeno io, ho perso le tracce.

Primo fra tutti Sergio Martinelli (nella foto, in piedi alla destra del maestro Lamonica). L’avrò visto l’ultima volta, forse, venti anni fa in un viaggio sulla nave verso Formia. Ebbi l’impressione che avesse un difficile rapporto con Ponza, completamente estraniato dalle vicende dell’isola. Qualche tempo dopo qualcuno mi ha riferito di saperlo in una città delle Marche, a svolgere la propria professione.

Nella foto c’è anche Giuseppe Conte (Pino), il fratello di Giuann’i’Giuliematrone, e ancora Vincenzo (seduto alla mia destra) che non ho più visto, dopo averlo ritrovato ufficiale dell’aviazione, a Latina.

C’è poi Biagio Mazzella, il primo a destra seduto (guardando la foto), che sembra si sia trasferito in Calabria fin dagli anni ’70 per curare la gestione di un’attività turistica.

Infine due ragazzi di cui non ricordo quasi nulla perché, mi pare, fossero emigrati, ancora giovanissimi, in America, con i propri genitori. Uno è alla sinistra del maestro e l’altro è il penultimo della fila, in piedi, vicino a “Lione”.

Mi piacerebbe saperli tutti “assenti” giustificati ed avere loro notizie.

Questo sito ha smosso idee e coinvolto coscienze ed ha anche avvicinato tante persone.

 ***

Ma la foto è anche l’immagine di un’epoca.

Indossiamo tutti un grembiule nero, quasi certamente comprato presso l’emporio di “Rita Musella” alla Parata o alla bottega di “Nanninella” in Corso Pisacane.

Anche i colletti, tutti bianchi, sono omologati e probabilmente della medesima provenienza. I fiocchi, se non ricordo male, per la terza elementare erano blu. Questi, si nota, non appaiono sempre uguali tra loro, segno della possibilità di utilizzare, come accadeva spesso, dei nastri che le mamme tenevano in casa.

La “divisa” scolastica, la compostezza dei corpi e la serietà percepibile sui volti degli scolaretti trasmettono il senso di una scuola democratica ed educativa.

Grande interprete di quel modo di insegnare era il maestro Lamonica, figura di grande umanità. La signorilità di cui era dotato traspare dalla foto. Gli volevamo bene. Sapevamo di essere fortunati ad averlo come maestro, privilegio che percepivamo ancor di più ogniqualvolta sentivamo dire da altri di “bacchettate sulle mani” e di punizioni che avevano a che fare con i ceci ed il granone…

Le scarpe indossate, là dove si vedono, testimoniano delle caratteristiche dei percorsi che dovevamo fare per raggiungere la scuola. Le mie, come quelle di Totonno e di qualcun altro, sono degli scarponcini compatti, alti fino alla caviglia, con dei lacci lunghi che si intrecciavano sulla chiusura. Questi permettevano, grazie al loro adattamento, di far sentire confortevole la scarpa anche se leggermente più grande della pianta del piede. Si trattava, in effetti, di scarpe che dovevano prestarsi a “servire” per più di una stagione.

La suola, che ricordava tanto il battistrada di un copertone, era dura e resistente, adatta ad affrontare il selciato deformato di strade come quella degli Scotti.

Gli scanni su cui sediamo sono di legno e di evidente fattura artigianale.

Era l’epoca dei quaderni con la copertina nera e della scrittura con i pennini intinti nell’inchiostro, con la carta assorbente pronta ad asciugarne le macchie.

L’epoca delle cartelle di cartone, contenitori di quaderni e di libri ma anche di lavori fatti di impegni, di ansie, di segreti e di tanti sogni.

 

Enzo Di Fazio

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6 commenti per La III Elementare del ’56

  • Carmela Argiero

    Ciao Enzo sono Carmela Argiero. Non so se tu ti ricordi di me, in effetti voi siete stati compagni di classe. Questa foto ce l’ho anche io però non so dire come l’ho avuta. Con alcuni, ragazzi di allora e … nonni di adesso ci sentiamo durante l’anno e ci vediamo a giugno Mi è molto dispiaciuto per la scomparsa dell’amico Sem anche perché l’anno scorso ci siamo visti, lui era seduto con Benedetto su quella specie di panchina vicino al negozio di pescheria di Gaetano e abbiamo parlato del più e del meno; non sapevo che stesse già male. Anche a me piacerebbe sapere dove sono gli altri, ad es. Sergio Martinelli ed altri; io sulla foto non so riconoscerti, fa’ un segno di riconoscimento. Il tempo vola ma i ricordi rimangono nelle nostre menti, belli o brutti che essi siano. Un affettuoso saluto da Carmela… Aspetto risposta

  • Silverio Lamonica

    Caro Enzo, ho letto con commozione l’elogio che hai rivolto al tuo caro maestro Tommaso. Egli suscita sempre bei ricordi nei suoi alunni di un tempo. Amava con tutta l’anima i bambini e, soprattutto, credeva nell’efficacia della sua professione. A tutti voi, quelli che ci sono e a quelli che non ci sono più, come il carissimo Sem, egli dedicò questa poesia, che fa parte della raccolta “Isole e Acque” Editore Lalli – Poggibonsi 1977:

    OCCHI DI BIMBI

    Tutto racchiudete,
    occhi di bimbi:
    malìa di cieli
    primaverili,
    germinazioni improvvise
    di ali
    di petali,
    lucciolìo
    di diamanti,
    fonti inesauste,
    maggesi di promesse,
    incanti di orizzonti
    sconfinati,
    armonie di costellazioni,
    mondi inesplorati …

    Tommaso Lamonica

  • polina ambrosino

    Tommaso Lamonica è mio zio. Lo dico al presente, perchè nonostante sia scomparso dal 1986, non è la morte ad uccidere i rapporti, per fortuna. Non ho conosciuto i suoi anni migliori, anche se l’epoca in cui iniziò ad insegnare a Ponza, seguì immediatamente il durissimo tempo di guerra che lui visse in prima persona, in trincea, in Africa. Preso prigioniero ad El Alamein, mio zio fu portato in un campo di concentramento inglese dove restò per 8 lunghi anni… ben oltre la fine della guerra. Non mi parlò mai di tutto ciò: queste cose le appresi solo dopo la sua scomparsa da mia madre e mia zia, che mi raccontarono di brevi messaggi filtrati dalla vergognosa censura del tempo, in cui traspariva la sofferenza enorme di un giovane che, ferito e malandato, sperava di tornare a casa… Vi tornò a 28 anni dimostrandone 50… Conobbe il grande Ghandi in India: incredibile che un uomo come lui si degnasse di visitare i prigionieri di guerra. Addirittura gli insegnò a leggere le linee della mano… Mio zio chissà perchè non volle raccontare nulla di tutto ciò a noi nipoti: certo, eravamo piccoli e, quando poi a 14 anni io partii per le superiori, ci vedevamo solo nelle vacanze. Mi è mancato moltissimo conoscere la sua vicenda umana, raccontatata da quella sua voce riacquisita con immenso sforzo dopo un’operazione alle corde vocali che gliel’aveva tolta del tutto, la voce. Ma lui non si accontentò del suono metallico delle macchinette predisposte: fece un corso di logopedia per riacquistare la mobilità dei muscoli della gola, affinchè un filo della sua voce uscisse ancora. E ci riuscì. Ciò che più di tutto è rimasto di lui è il suo tenace attaccamento alla cultura: “non si finisce mai di imparare”, mi diceva, e infatti non c’era giorno che non fosse chino a leggere, a scoprire nuovi orizzonti. Con i suoi ex alunni che lo ricordano con piacere ho voluto condividere un pò della sua esperienza di vita, ringraziandovi di cuore per le parole dette.

  • enzo di fazio

    Ciao Carmela,
    eccomi a te con l’identificazione. Sono il quinto seduto guardando la foto a partire da sinistra, praticamente il ragazzino con i pantaloni di velluto e le mani raccolte sulle ginocchia. Purtroppo ho solo un vago ricordo di te, come delle altre orfanelle, anche perchè la 5^ non l’ho frequentata a Ponza. Dopo la quarta sono andato a Napoli presso dei cugini che hanno curato la mia preparazione da privatista per l’esame di ammissione alle scuole medie che, all’epoca, a Ponza non c’erano. Spero di incontrarti a Ponza per fare due chiacchiere e scavare ancora nei ricordi. Un caro saluto. Enzo

    P.S.
    “A grande richiesta” a solerte Redazione ha provveduto ad inserire nel testo anche un ingrandimento dell’Autore!

  • enzo di fazio

    Grazie Silverio per la bella poesia riportata.
    Purtroppo non ho la raccolta “Isole ed Acque” di cui fa parte. In compenso, ho, tra le cose cui sono più affezionato, la raccolta (pubblicata postuma) “L’isola di palma che s’inciela”, preziosissimo omaggio fattomi da Genoveffa D’Atri. Un caro saluto. Enzo

  • Carmela Argiero

    Ringrazio la Redazione per aver provveduto all’ingrandimento della foto da me richiesta. Adesso sì che l’ho riconosciuto! Ora non ci rimane altro che vederci a Ponza! Ci inventeremo un modo, per riconoscerci dopo 50 anni!
    Un saluto a tutti da Carmela Argiero

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