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i-29 l-07_0 s2-27 v1-18 17 Camera principale delle grotte di Pilato

Il marinaio e le stelle (4)

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di Gianni Paglieri

Per la terza puntata del racconto: leggi qui

Aveva guardato le stelle fin dai suoi primi giorni sul mare, ne aveva imparato i nomi, sapeva calcolarne la posizione sul quadrante del cielo, australe e boreale, di ogni costellazione conosceva la forma, le leggende, i miti ad esse collegati. Per molti anni erano state le sue uniche compagne in tante notti di solitudine e di poesia ma, altre notti, quando la tempesta pare portarsi via la nave e il vento squarcia le nuvole, le aveva attese invano. Una volta aveva navigato dal Brasile allo Stretto di Sonda senza mai vedere una stella e, solo la notte prima di prendere lo stretto, aveva potuto, nel rincorrersi delle nuvole, osservarne tre, che gli avevano detto quanto la sua nave fosse lontana dalla rotta.

Erano state sue compagne fidate in tante notti di veglia, ma da quando aveva lasciato il mare, quelle stelle, quelle costellazioni, erano diventate un esile ricordo, sogno e desiderio ad un tempo. Quando la nostalgia del mare pareva incrinargli il cuore, se ne stava ad osservare il cielo, a lungo, da solo, nella notte, e lasciava che il suo sguardo si perdesse in quell’infinità stellata.

Guardando sorrideva, una ad una le riconosceva e ne sussurrava i nomi, era felice di non averle mai dimenticate; ne rammentava i miti che le riguardavano ma, da un po’ di tempo si era convinto che avessero distolto il loro sguardo e non guardassero più a lui come una volta.

Non parlavano più al suo cuore come un tempo e lui, da un po’ di tempo, nemmeno riusciva più a vedere la piccola stella nel centro del timone del Gran Carro… Si sentiva sempre più solo e lo prendeva una grande malinconia e quelle stelle che amava così tanto, gli parevano diventate occhi freddi, lontani. A volte, rare volte, aveva la sensazione che stessero per parlargli ancora e allora, alzava lo sguardo e restava in attesa, ma non gli giungeva alcuna risposta, anzi, a ben ascoltare, gli giungevano delle parole indistinte, senza senso, come se il vento non volendo che giungessero fino a lui, le rubasse per riportarle lontano, in uno spazio infinito, freddo e senza stelle.

Nelle notti in cui la costellazione di Orione pareva brillare più del solito, aveva la sensazione che qualcuno, in cielo, lo stesse aspettando, e il suo cuore si faceva inquieto perché il desiderio del mare ricominciava a bruciarlo dentro e gli rubava il sonno. Da un po’ di tempo, il desiderio di navigare ancora lo viveva anche durante il giorno, quando se ne stava seduto, silenzioso, nel sole caldo della grande darsena e avrebbe voluto tracciare ancora una volta la rotta, su di una carta nautica, per poi seguirla, cauto, tra le stelle… ma non poteva far altro che aspettare la notte per ritrovare ancora le sue stelle.

Il suo viaggiare era stata un’esperienza meravigliosa e ad ogni suo ritorno trovò sempre una casa ed una donna, grembo e dolcezza, e per questo che la sua mente non fu mai ossessionata dal pensiero del ritorno. Ad ogni ritorno aveva raccontato con passione, con commozione quasi che soltanto quel racconto potesse dare senso al suo navigare, al suo viaggiare. Ora guardava il mare dalla riva ed era certo di avere ancora molte cose da raccontare, ma uno strano pudore glielo impediva, perché temeva la lente deformante del tempo trascorso, temeva di non essere capito, o peggio, frainteso. Di tutta la sua passata esperienza non gli rimanevano che le stelle, le stesse che vedeva dalla nave e, la sera, gli bastava alzare lo sguardo per rivederle, misteriose, lontane e vicine ad un tempo… e questo gli bastava.

Ora quel marinaio è diventato vecchio, non si reca più nella grande darsena piena di sole a guardare il mare che si intravede al di là dei moli di pietra, ha smesso di raccontare e da un po’ di tempo, quando il cielo è un trionfo di stelle, ha preso l’abitudine di restare solo sul terrazzo della sua casa. Se ne sta in un angolo e mentre il freddo della notte appena cominciata lo fa rabbrividire e l’oscurità lo avvolge, ha lo sguardo rivolto al cielo e con la mano traccia i contorni delle costellazioni e pare accarezzarle e sorride, felice di non averle mai dimenticate, di averle ancora tutte nel cuore… e, ogni volta, gli pare di averle sempre più vicine…

 

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare

mi porto un po’ della tua ghiaia un po’ del tuo sale azzurro

un po’ della tua infinità e un pochino della tua luce e della tua infelicità.

Ci hai saputo dir molte cose sul tuo destino di mare

eccoci con un po’ più di speranza eccoci con un po’ più di saggezza

e ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare.

Nazim Hikmet

 

 

Gianni Paglieri

 

[Il marinaio e le stelle (4) – Fine]

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