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Partecipare o no al Bando Regionale per il Finanziamento dei Servizi Socio-Assistenziali?

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di Antonio Usai

 

A seguito dell’articolo pubblicato ieri:Appello” (leggi qui), volentieri pubblichiamo questa documentata precisazione di Antonio Usai

La Redazione


Raccolgo l’appello di Ponzaracconta, ma temo di dover deludere Silverio Lamonica e Vincenzo Ambrosino che hanno mostrato grande entusiasmo sulla possibilità di accedere ai finanziamenti regionali per realizzare a Ponza una struttura capace di erogare servizi socio-assistenziali degni di questo nome alla popolazione ponzese. Forse sono troppo realista comunque conviene tentare la sortita.

Come è stato già ricordato, è stato pubblicato sul BURL n. 45 del 07/12/2011 della Regione Lazio un bando, rivolto in particolare ai Comuni, per interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, al fine di destinare gli immobili all’erogazione di servizi sociali di vario genere.

Dopo una lettura attenta del contenuto della legge regionale e del bando, accogliendo l’invito del estensore dell’“Appello” e di Ponzaracconta, penso di poter fornire un contributo di chiarezza sulle criticità del bando, considerata la situazione piuttosto difficile che sta attraversando Ponza.

Per quel che riguarda la realtà ponzese, la proposta progettuale dovrebbe prevedere la ristrutturazione e/o il recupero di un immobile esistente (si ipotizzava il piano sottostante il poliambulatorio di Tre Venti) finalizzato all’avvio di servizi socio-assistenziali ed alla promozione di iniziative innovative.

Non sono ammissibili a finanziamento gli interventi di nuova edificazione e le opere di miglioramento delle strutture edilizie esistenti eseguite ai fini del solo adeguamento alla normativa vigente che non comportino ampliamento dell’utenza del servizio sociale.

L’isola, mai come oggi, ha bisogno assoluto di servizi socio-assistenziali di base, tipo un centro diurno con servizi di socializzazione rivolti alle famiglie, ai minori, ai giovani e agli anziani, per i quali sarebbe auspicabile anche una struttura semiresidenziale.

Da una lettura attenta del bando, si comprende che la pratica è molto complessa e richiede tempo, denaro e capacità progettuali difficilmente reperibili in trenta  giorni, in questo momento storico, con i problemi amministrativi e finanziari del nostro Ente locale. Oggettivamente, le possibilità di ottenere il finanziamento regionale sono molto scarse.

Una prima domanda sorge spontanea: il Comune sarebbe in grado di stanziare in bilancio la quota necessaria per integrare l’eventuale co-finanziamento regionale, che può variare tra il 10 e il 40% dell’intero costo dell’intervento?

Il co-finanziamento del Comune pesa molto nella valutazione complessiva e può essere determinante per l’accoglimento o meno della richiesta: per avere qualche speranza occorrerebbe proporre il 40%. Per meglio chiarire: se la Regione finanzia con 60 un  progetto che costa 100, il Comune ne dovrebbe stanziare (e scriverlo in bilancio) 40. Onestamente, non so se ci siano risorse adeguate in bilancio.

Se anche ci fosse la giusta volontà politica (del Commissario?) per partecipare al bando, c’è il tempo per istruire la pratica? Ci sono i soldi per avviare uno studio serio e documentato sui bisogni socio-assistenziali della comunità? Si riesce ad approntare un piano economico-finanziario che stia in piedi, con un bilancio di previsione contenente le fonti di finanziamento per le spese correnti? (in altre parole: che dica dove si prenderanno i soldi per la gestione). Sarà possibile dare l’incarico ad un professionista serio per la messa a punto, in tempi brevi, di un progetto esecutivo (con il progetto preliminare non si va da nessuna parte!) con relative autorizzazioni e nulla-osta?

Non vorrei scoraggiare il lettore che ha formulato la proposta, ma queste riflessioni mi rendono piuttosto pessimista: temo che, ancora una volta, la comunità ponzese sarà costretta dagli eventi a perdere una buona occasione.

***

Vorrei concludere con una ulteriore riflessione: gli aspiranti alla carica di Amministratori comunali, tanti o pochi che siano, sanno a quali difficoltà andranno incontro una volta eletti? Oggi non basta più gettare il cuore oltre l’ostacolo. Date per scontate le qualità di base che gli Amministratori della cosa pubblica devono avere – onestà, amor di patria, spiccato senso del dovere, spirito di servizio, disponibilità ad ascoltare i cittadini, buona volontà, determinazione, capacità comunicative, capacità di rapportarsi con le altre istituzioni statali (gli Enti sovra ordinati – Regione, Provincia, Ministeri) – bisogna possedere buone conoscenze amministrative, in materia finanziaria, di bilancio, di demanio, di edilizia privata e pubblica.

Quindi senso critico ed una grande responsabilità si richiedono ai cittadini ponzesi quando saranno chiamati ad esprimere il proprio voto per eleggere il nuovo Sindaco e il Consiglio comunale, che guideranno l’amministrazione per i prossimi cinque anni.

* * *

Per maggior chiarezza, se può servire al lettore, riporto le parti più significative, e nello stesso tempo più difficili da rispettare, del Bando in oggetto, in particolare gli artt. 8 e 12, che hanno alimentato il mio pessimismo.

In grassetto corsivo si leggono alcune mie precisazioni con l’intento di rendere più comprensibili alcuni termini ed evidenziare i passaggi più critici con la sottolineatura.

 

ART. 8 – DOCUMENTAZIONE PER LA PARTECIPAZIONE AL BANDO

1. I soggetti proponenti (il Comune) devono produrre, a pena di esclusione, la seguente documentazione amministrativa:

a) atto dell’organo deliberante (Commissario prefettizio, nel nostro caso) del soggetto proponente con il quale:

1) si approva il progetto, il cui livello minimo ammesso è quello preliminare (ma da il minimo di punteggio, solo 5 punti su 20; sarebbe meglio il progetto esecutivo con autorizzazioni e nulla-osta, 20 punti su 20, ma ci vuole troppo tempo e più soldi da destinare alla progettazione) …. ;

3) si dichiara di aver titolo di proprietà o regolare titolo di possesso dell’immobile oggetto della richiesta di finanziamento, per un periodo almeno di venti anni se di proprietà pubblica (credo sia questa la tipologia di immobile a cui si è pensato) …;

4) si impegna e vincola sul bilancio dell’Ente (il Comune) la quota di spesa prevista a carico dello stesso;

6) si dichiara che l’Ente (il Comune) non si trova in stato di dissesto finanziario o, in caso contrario, che è stato approvato il piano di risanamento finanziario e l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato (come siamo messi nel nostro caso?);

 b) …contratto di affitto o comodato d’uso dell’immobile (ventennale nel caso di immobili pubblici e trentennale nel caso di immobili privati, …ovvero contratto preliminare di intesa, con clausola di esecutività in caso di finanziamento della proposta progettuale.

 

2. I soggetti proponenti devono produrre, a pena di esclusione, la seguente documentazione tecnica:

1) Elaborati di progetto (I progetti devono essere conformi a quanto previsto dall’art.93 del D.Lgs n.163/2006 e dagli artt.17-24-33 del D.P.R. 5 ottobre 2010 n.207 e contenere quanto espressamente previsto dalla normativa vigente);

2) Rilievo fotografico dell’edificio interessato dagli interventi;

3) Dichiarazione sottoscritta dal RUP (Responsabile Unico del Procedimento) nella quale vengono indicati:

– il sistema di gara che si intende utilizzare e gli articoli di legge applicati;

– l’elenco dei vincoli ricadenti sull’area oggetto dell’intervento, le autorizzazioni, i nulla osta e i pareri necessari, quelli già ottenuti e l’eventuale intenzione di ricorrere alla conferenza dei servizi ( ci vuole un congruo margine di tempo che in questo caso non c’è: si dovrebbe convocare soltanto quando tutta la documentazione richiesta è completa!) di cui alla Legge 241/90.

 

3. I soggetti proponenti devono produrre, a pena di esclusione, la seguente documentazione specialistica relativa ai servizi che saranno erogati dalla struttura oggetto di richiesta di finanziamento:

1) Relazione sintetica e/o studio di dettaglio … (occorre commissionarlo ad un esperto: ci vuole tempo e denaro per uno studio serio, altrimenti non serve a niente!) dal quale si evinca l’effettivo fabbisogno nel territorio comunale  …delle attività di servizio svolte nella struttura interessata dagli interventi, e il potenziale livello di soddisfacimento attraverso l’incremento del numero di utenti annui e/o delle prestazioni erogate.

2) Business-plan (un piano economico-finanziario con un bilancio di previsione contenente le fonti di finanziamento corrente. In altre parole: chi ci metterà i soldi?) delle attività che saranno attivate nel manufatto edilizio.

3) Eventuale piano di gestione del nuovo servizio (è uno studio serio e approfondito riguardante la gestione operativa e i costi di gestione) con specifico riferimento alle possibilità di reinvestimento con finalità sociali dei risparmi derivanti dall’utilizzo di energie rinnovabili o risparmi energetici, ottenuti anche con l’utilizzo di materiali e tecniche costruttive atte al miglioramento della classe energetica.

 

Art. 12 – CRITERI DI VALUTAZIONE DELLE PROPOSTE PROGETTUALI

 3. La procedura di valutazione delle sole offerte ritenute ammissibili prevede l’attribuzione di un punteggio massimo di 100 punti, così suddivisi:

Criteri tecnici: (max 70/100 punti)

a. Bacino di utenza 1(ambito territoriale) (max 15 punti):

15 punti = 6 o più distinti ambiti territoriali.

10 punti = da 2 a 5 distinti ambiti territoriali comunali;

5 punti = singolo ambito territoriale comunale;

b. Livello di progettazione (max 20 punti):

20 punti = progetto esecutivo (con autorizzazioni e nulla-osta);

15 punti = progetto esecutivo;

10 punti = progetto definitivo;

5 punti = progetto preliminare.

c. Localizzazione territoriale (max 5 punti):

5 punti = in ambito urbano (centro abitato);

2 punti = in ambito extra-urbano.

d. Caratteristiche dell’immobile (max 5 punti cumulabili):

3 punti = beni confiscati alla mafia e/o beni acquisiti ai sensi dell’art 31 comma 3 del D.P.R. 380/2001;

2 punti = manufatti edilizi vincolati ai sensi del D.lgs 42/2004.

e. Caratteristiche ambientali (max 10 punti cumulabili):

4 punti = miglioramento della classe energetica (valore minimo 50 Kwh/mq annuo);

4 punti = utilizzo di energie rinnovabili (solare-termico, fotovoltaico, minieolico, etc…);

2 punto = piano di gestione economie derivanti dal risparmio energetico per finalità sociali

f. Caratteristiche funzionali all’attivazione dei servizi (max 15 punti cumulabili):

10 punti = lotto funzionale di interventi già finanziati con altri fondi, che consenta l’ampliamento dell’utenza del servizio sociale

45 punti = multifunzionalità dell’intervento proposto (2 o più servizi tra quelli indicati nell’art. 5 comma 5 del presente bando)

Criteri finanziari: (max 20/100 punti)

a. Co-partecipazione finanziaria del soggetto proponente (max 20 punti):

20 punti = ≥ 40% dell’investimento totale;

15 punti = ≥ 20% dell’investimento totale;

5 punti = ≥ 10 % dell’investimento totale.

Valutazione qualitativa generale: (max 10/100 punti)

 

Approfondimento a cura di Antonio Usai

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5 commenti per Partecipare o no al Bando Regionale per il Finanziamento dei Servizi Socio-Assistenziali?

  • Vincenzo Ambrosino

    Caro Antonio tu non mi deludi; abbiamo solo raccolto un appello come tanti disperati e lo abbiamo rilanciato cercando di fare chiarezza per gli amici di Ponzaracconta.
    L’amico Luigi Pellegrini è un professionista che lavora da anni in condizioni precarie, si dà da fare oltre il suo lavoro e rimane isolato come tanti altri volenterosi. Non ci sono interlocutori istituzionali che possano valorizzare queste individualità civili per cui il problema di mettere in piedi gare d’appalto di interesse sociale non si pone in questo
    contesto, al di là delle difficoltà oggettive. Cerchiamo di solidarizzare con chi lotta malgrado tutto!
    Vedi, tu hai dato la giusta definizione di aspiranti alla carica di Amministratore ed io la amplificherò in tutti i miei incontri pubblici; per il resto continueremo con gli appelli disperati.

  • luigi

    Grazie Vincenzo, grazie Silverio e grazie anche ad Antonio Usai. Solo per fare chiarezza, quando leggo: “L’isola, mai come oggi, ha bisogno assoluto di servizi socio-assistenziali di base, tipo un centro diurno con servizi di socializzazione rivolti alle famiglie, ai minori, ai giovani e agli anziani, per i quali sarebbe auspicabile anche una struttura semiresidenziale”, mi rendo conto che Antonio non sa che da oltre otto anni sull’isola esiste il centro diurno “Il Faro” e forse non sa delle iniziative/progetti fatti fin qui al solo fine di aiutare chi è più debole. Quando Vincenzo scrive “si dà da fare oltre il suo lavoro”, intende dire oltre il tempo per cui raramente è pagato e utilizzando anche risorse personali. Perdonami se posso sembrare polemico, ma in tutti questi anni, ogni volta che ponevo all’attenzione a chi di dovere, che si potevano utilizzare interventi economici a fondo perduto dalla Regione, i cosidetti interventi a pioggia riservati ai centri diurni, mi veniva sistematicamente risposto: “ma non abbiamo tempo, ma lascia perdere, ma chi te lo fa fare tanto è inutile etc.etc.”. PROVIAMOCI, ecco quello che dico PROVIAMOCI! Qui non si tratta né di fare politica né di dimostrare nulla. Ho sposato questa causa e intendo proseguire, vivo su quest’isola da 17 anni ed intendo morire qui! Perdonami.
    Luigi Pellegrini

  • martina

    Luigi hai proprio ragione, il sociale, sebbene riguardi tutti, spesso non ottiene un giusto rilievo. Io penso che, assolutamente, bisogna attingere a quei fondi e creare un vero e proprio Centro di Assistenza Sociale. Ho fatto tirocinio al “Sacro Cuore” un Centro Assistenziale diurno (e anche residenziale); lì ho capito che certe cose se non le vivi non le puoi comprendere; ho avuto contatti con Centri per anziani (sempre per la scuola che ho frequentato) e mi sono resa conto quanto un Centro del genere sarebbe utile a Ponza, isola ormai di anziani; ho visto altre realtà, che molti non possono neanche immaginare e tutte queste esperienze mi hanno fatto capire quanto è utile una politica sociale per l’intero nucleo cittadino o paesano. E’ anche vero che una struttura come quella proposta consta di:
    – figure professionali (psicologo, neurologo, assistente sociale, dirigente di comunità, educatori);
    – luogo stabile e ampio (la proposta di Tre Venti non è male, ma una struttura migliore potrebbe essere la Villa delle Tortore, ora in mano alla Regione);
    – Bisogna scegliere l’impostazione (Centro residenziale o semiresidenziale).

    Bisogna, soprattutto, mettersi in contatto con Centri già attivi sul territorio laziale per capire come organizzarsi e fino a che punto ci può essere l’aiuto della Provincia e Regione o il contributo privato.
    Tutto questo può essere realizzabile, ma come in tutte le cose ci vogliono Voglia, Costanza e Impegno.
    Cordiali saluti,
    Martina Carannante

  • Antonio Usai

    Non conosco personalmente il dottor Luigi Pellegrini, il responsabile del centro polivalente «Il Faro» di Ponza, ospitato nei locali del museo comunale di via Roma, ma sono certo che si sia speso oltre il dovuto, durante i circa sei anni di attività socio-assistenziale a Ponza, anche con risorse personali, per aiutare i giovani e gli anziani dell’isola con progetti di qualità e servizi alle persone. Pertanto, non ho alcuna difficoltà ad unirmi agli altri miei compaesani che ne hanno tessuto l’elogio su questo sito.
    In mio intervento, in risposta all’appello da lui rivolto sulle pagine di Ponzaracconta, mi è sembrato doveroso e comunque si è limitato esclusivamente all’aspetto tecnico-amministrativo, circa l’opportunità di partecipare o meno al Bando regionale di cui si è discusso ampiamente. Il mio contributo, volutamente, non ha sfiorato minimamente il merito della questione, perché non conosco bene la materia ed giusto che lo facciano altri.
    Secondo me, per l’immediato, c’è un’altra strada da percorrere con molta determinazione, e qui entrano in gioco il Commissario Prefettizio e i futuri Amministratori.
    E’ noto che lo scorso autunno, sotto il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Lazio, è stato presentato il Piano di Zona 2011 – Integrazione Socio Sanitaria Distretto Formia-Gaeta di cui fa parte anche Ponza. Nella premessa del copioso documento (che ho trovato su internet) si legge:
    “Il Piano di zona varato rappresenta l’occasione per i Servizi Territoriali di abbandonare la logica dell’individualismo e realizzare un sistema di interventi e servizi sociali, che si proponga come integrato e non più frammentato in mille disposizioni e finanziamenti. E’ un sistema che ha una particolare apertura: un’articolazione di interventi e servizi sociali che puntano a fare rete e ad affrontare in modo sistematico le sfide del territorio. Assume a pieno titolo una funzione di lettura dei bisogni e di programmazione delle risposte, di scelte di priorità, di costruzione di rapporti, sinergie ed opportunità di sviluppo.”
    E allora, se è vero che il Piano di Zona vuole essere uno strumento di governance del welfare locale, e che presso il Comune di Formia sono giacenti, fin dal 2005, ben 162.000 euro, come ha scritto il Dott. Pellegrini, che spetterebbero al Comune di Ponza per destinarli al centro diurno “Il Faro” e che potrebbero essere utilizzati per migliorare i servizi socio-sanitari, c’è una sola cosa da fare: il Comune di Ponza deve presentare, senza perdere altro tempo, la richiesta di rendicontazione sulle attività svolte in ambito sociale!
    Con stima,
    Antonio Usai

  • luigi

    Grazie per la Vostra solidarietà. Posso solo dirVi che da fonti interne al Comune di Ponza è trapelato il fatto che, di fronte alle mie richieste scritte e avvertimenti di eventuali denunce (più o meno garbati) e dopo aver smosso mezzo mondo, forse – e ripeto forse – sono quasi riuscito a smuovere questo muro omertoso. Non Vi nascondo che mi hanno rimbalzato come un burattino. Ad ogni modo, oggi, lunedì 6 febbraio, dovranno accettare queste rendicontazioni (degli ultimi sei anni ) che vanno avanti e indietro da oltre 5 mesi. Purtroppo e con questo concludo, la cosa è ben più grave di quanto scritto.
    Grazie a tutti e auguriamoci “ad maiora”
    Luigi Pellegrini

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