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vdp-01 ss14 44 46 17 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Amministrare. Stili a confronto

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di Franco De Luca

 

In questo ultimo anno abbiamo avuto, noi Ponzesi, esperienza di due modi di amministrare. Mi riferisco direttamente all’amministrare il Comune, sia da parte dell’ultimo Consiglio eletto, sia da parte del Commissario prefettizio.

Due modi diversissimi di coniugare il compito amministrativo:

il primo, accomodante (nel senso che lasciava alla responsabilità individuale il rischio di sforare nell’illegalità ), clientelare (giacché aveva diviso la cittadinanza fra simpatizzanti e non), pressappochista (perché i solleciti giudiziari, le ingiunzioni della procura venivano ignorati),  farraginoso (giacché la macchina comunale mostrava una patente inefficienza), con l’occhio rivolto alle spese pubbliche e agli appalti connessi, indifferente alla inefficienze correnti, attento a ciò che poteva garantire un merito personale;

il secondo, lucido (giacché la procedura sopravanza ogni considerazione di opportunità), sprezzante (giacché non ha referenti nella comunità e le sue esigenze), burocratico (vale soltanto ciò che detta la legge), ineccepibile (nessun tentennamento verso il possibile).

 

Per renderci conto della stratosferica diversità dirò ancora che:

il Consiglio sperperava le sostanze e il Commissario ne sta cercando i tasselli debitori;

il Consiglio non evadeva gli atti che ingiungevano divieti e il Commissario transenna il Cimitero, le Grotte di Pilato;

il Consiglio era incurante delle inadempienze e il Commissario ordina lo spostamento della Società Elettrica Ponzese (SEP).

Simile nei due stili è lo scotto addossato alla Comunità. Ininfluente sia per l’ultimo Consiglio eletto (contravvenendo al mandato elettivo), sia per il Commissario prefettizio (non riguardante al suo mandato).

 

Se tuttavia questi sono stati i modelli ultimamente visti voglio assicurare che l’Amministrare non si esaurisce in essi. Manca la dimensione futura; in essi c’è soltanto il ristretto presente e la sua necessità. Affrontato e risolto in modo diverso, ma soltanto quello.

Amministrare significa anche progettare il futuro, prospettare un assetto sociale che faccia superare la precarietà stagionale, ridisegnare le mappe economiche dell’isola, al fine di equidistribuire la ricchezza turistica. Significa dare l’esempio che gli Amministratori non hanno intenti segreti da perseguire, non collusione coi poteri forti dell’economia.

Fosse anche che le finanze del Comune risultassero dissestate, per cui l’Amministrare troverebbe impedimenti al suo desiderio di portare tangibili innovazioni, rimarrebbe intoccata la parte “ideale” dell’Amministrare; quella che soggiace nella motivazione e che talvolta fa miracoli.

 

Francesco De Luca


 

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3 commenti per Amministrare. Stili a confronto

  • Vincenzo Ambrosino

    Caro Franco,
    ovviamente tu avrai letto, su proposta di Gennaro la mia “Diagnosi da cui partire per prospettare una cura” per l’isola. Il tema è stato trattato in diversi articoli: leggi qui e qui.
    Dato questo per scontato, dovrei subito dire: bravo Franco vai avanti facci sognare un futuro a cinque stelle. Parlaci del terzo stile di amministrare, parlaci di futuro; è quello che chiede anche Gennaro: come si fa a risanare il bilancio, come si fa a mettere in moto una macchina amministrativa senza soldi e collaborazione; l’edilizia è completamente bloccata, come si fa ripartire questo comparto senza produrre abusivismo e speculazione; il PAi [Piano di Assetto idro-geologico – NdR] al 90% blocca le cale dell’isola; il porto serve solo per partire o qualche attività economica è consentita senza che si avveleni gli animi puri; che ci facciamo a Cala dell’Acqua e a Cala Fonte.
    Qualcuno ha parlato di Parchi: con quali risorse, con quali leggi, con quali sostegni, con quali consensi.
    Questi elenchi di problemi strutturali e organizzativi, non si risolvono con la bacchetta magica: questo te lo potrebbero dire Silverio Lamonica, Franco Ferraiuolo, Antonio Balzano, Mario Balzano, Rosario Porzio, che al di là dei diversi stili interpretativi hanno costituito Amministrazioni politiche e dal loro punto di vista hanno appurato la difficoltà di operare per il pubblico; in altre forme te lo potrebbe dire anche l’attuale
    Commissario.

  • polina ambrosino

    Il senso di smarrimento che mi prende ogni volta,ad ogni articolo, è sempre più grande. Ogni scritto riguardante l’amministrare politicamente l’isola è sicuramente fondato e, a prescindere dai punti di vista, condivisibile nella sostanza. Ciò che però avviene è un continuo girare in tondo alla situazione. Si rimescolano i problemi, si descrivono, si esaminano a volte con peculiarità, ma, alla fine, è sempre più evidente che il divario tra il conoscere i problemi ma non le soluzioni si amplia sempre di più. Ponza naviga a vista, una vista sempre più offuscata da una fitta nebbia. Pare proprio una nave alla deriva. Il commissario deve per forza di cosa fare un passo al giorno, non è venuta a fare un’analisi della situazione per presentare un piano di risistemazione a lunga scadenza, non è questo il suo compito. Ciò che invece rattrista profondamente è che a Ponza nemmeno davanti a questa situazione pesante e terribile, nemmeno davanti al baratro, ha compreso che le soluzioni si trovano solo, e dico solo, se c’è la volontà forte di guardare in faccia i problemi, non di descriverli e basta, di sentire il dolore della ferita che ormai è in cancrena, e dire basta. No. Nemmeno adesso, nemmeno questa profonda crisi scuote la gente. Perchè è la gente che davanti a una simile situazione dovrebbe smettere definitivamente di schierarsi, di alzare la voce ciascuno dal suo trespolo, per dire “io vedo meglio di te, io capisco di più”. Qua, mettiamocelo bene in testa, nessuno ci ha capito mai niente davvero e, non solo, non ha mai davvero pensato che i problemi potessero risolversi. Qua siamo andati avanti tutti come nella canzone “fin che la barca va”. E se siamo onesti dobbiamo ammetterlo tutti perchè se ci fosse stata una sola, minima percentuale di prova del contrario, sicuramente non staremmo qui a discutere di quali problemi, di quali strategie, di quali possibli futuribili opinabili orizzonti ci sono. Secondo me noi stiamo come quella povera nave fuori al Giglio: siamo già affondati e qua, come nella tragedia, c’è ancora chi pensa di avere un’alibi o una possiblità di rimettere la nave in piedi. Ponza è affondata non nel 2011, ma molto prima, solo che come una nave, è affondata lentamente: fino alla scorsa estate il fumaiolo era ancora vbisibile e tutti fingevano di credere che anche il resto galleggiasse. Ma dico??? Ma dove eravamo? So, anche da qui, che addirittura ci sono già varie liste di persone pronte a salire sul Comune. Che gente ottimista, che gente fiduciosa e coraggiosa che abbiamo, mi compiaccio…Dov è la consapevolezza del disastro che si va a prelevare? dove è la coscienza di andare a ereditare un disastro colposo come quello di Ponza? Io se fossi un comandante non smanierei di mettermi al comando di una nave affondata, magari senza nemmeno avere i mezzi per tirarla su ma solo perchè credo che una volta lì poi le cose andranno a posto per volontà dello spirito santo o per intercessione di San Silverio. Che presunzione… Sinceramente io capisco che un commissariamento è un governo “non eletto” dal popolo (per dirla alla Bossi), ma se ora la situazione è questa, ed è questa, tragica e ineluttabile, sarebbe meglio soffrire e stringere i denti, dandoci un pò da fare ciascuno nel suo ambito, per quello che può, che andare a votare a giugno. Ma chi crediamo che vincerà le elzioni? Il Padreterno? Poichè solo il Padreterno potrebbe miracolosamente salvare l’isola dal suo cancro: spopolamento in primis che ha scatenato tutta la catastrofe susseguente. Per poi mettere le metastasi nella crisi delle attività economiche,nell’abusivismo a tutti i livelli, nel clientelismo a tutti i livelli, nell’assenza di figure culturali di riferimento (e a Ponza la cultura è stata sempre e solo sbeffeggiata), nella cronica difficoltà di far sentire la propria voce perchè la voce non era mai una sola. Quando la nave affonda i topi scappano e infatti i topi ponzesi scappano da più di dieci anni. E ora teniamoci questa bella realtà in cui mancano le navi perchè che viaggiano a fare con 2 cristiani a bordo? teniamoci le scuole chiuse perchè che le mandiamo a fare a Ponza le maestre per 4 bambini in croce? Teniamoci la mancanza di medici per le stesse ragioni. Quindi, cari amici, lo dico con sincerità: non ci affanniamo troppo a pensare, a descrivere i futuri possibili caratteri dei nostri prossimi amministratori. Io non vedo alternative a un altro paio d’anni di governo tecnico che ci siamo ampiamente meritato, come tutti gli italiani d’altronde. Ponza è da sempre lo specchio dell’Italia, ora più che mai. L’unica nostra possibilità sarebbe quella che, nel frattempo, tornassero a Ponza, per starci stabilmente, tanti di quelli che, per motivi non gravi e urgenti, se ne sono andati, per far si che l’isola abbia una sua popolazione stabile vera, che ha voglia di soffire un pò pur di avere domani, la forza di rialzarsi. Se questo non accade, dicendo che siamo sempre più isolati, sempre più senza servizi e se ne vanno pure quelli che ancora ci stanno, è inutile continuare a parlare. Perchè chiunque poi vada a fare il sindaco di un paese fantasma, che apre gli occhi a maggio per chiuderli a settembre, può benissimo farlo per procura con un sindaco del continente, cosi come accade per la scuola che ha un preside che amministra la scuola di Ponza da Latina….Se la gente tornasse, per forza dovranno darci più navi, più insegnanti , più medici, l’economia si rimetterà in moto, e via dicendo…Se poi pensiamo che invece le cose debbano andare avanti cosi,perchè mica possiamo soffrire solo noi per tutti, allora siamo come quei pazzi che piantano il grano nel deserto: hai voglia ad aspettare che germogli… Sono pessimista? no. Io credo che c’è una possibilità, ma so che quella possibilità è improbabile: ma, come dire: se si deve curare un male bisogna curarlo con l’unica medicina che serve. Tutte le altre sono palliativi, sono chiacchiere, il male non passerà. Siamo noi ponzesi la sola medicina per curare Ponza. Senza di noi Ponza,semplicemente, non esiste.

  • silverio gabresu

    La vita ci ha insegnato che ci sono cose a cui non si può porre rimedio…..!!!! Ponza non è tra esse, siamo entrati in un tunnel, ma presto ne vedremo l’uscita. Come? Dipende da noi, sì proprio da noi che la viviamo, come un prete dall’altare predica trasparenza, altruismo, solidarietà, partecipazione, rispetto l’un per l’altro. Certo avremo bisogno di una amministrazione leale ed efficiente, e a questo proposito se noi faremo questo, chi ci amministrerà dovrà darci conto di decisioni prossime e future! Non come in passato, dove constatiamo brutture uniche, soldi letteralmente bruciati e tanti sono gli esempi che tutti conosciamo. Adesso vorrei fare un elenco di cosucce da fare, dalle più facili alle più difficili: decoro urbano, vicoli e sentieri, siti archeologici (PONZA PRESEPE), raccolta differenziata senza aver bisogno di società esterne.
    ‘Monnezza’ è un vocabolo che non esiste più, vetro, cartone, plastica, alluminio, ferro e via dicendo, sono soldi, raccogliamo e rivendiamo (si pensi a quanto materiale arriva durante la stagione estiva). Il tutto dipende esclusivamente da noi, dalle nostre braccia.
    Trasporti: qui andiamo a cozzare con istituzione esterne, Regione e Provincia, ma non faremmo male ad arrabbiarci; non è possibile che da Anzio (il nostro bacino di maggiore affluenza durante l’estate) ci vogliono 200Euro per arrivare a Ponza! In altri posti con 300 Euro ti fai una settimana di vacanza! è chiaro che in un’offerta turistica mondiale siamo fuori mercato!! Compriamoci un aliscafo! …e non parlo di una navicella per andare oltre il sistema solare!!!
    Sanità: la priorità è un’eliambulanza presente in loco, necessaria e indispensabile (le istituzioni proteggono i mufloni a Zannone, giustamente, e noi? …con tutto il rispetto x i mufloni..!) Una cosa che potremmo fare noi: una pensilina per i nostri anziani che su al poliambulatorio, nell’attesa dell’autobus, sono esposti d’estate al sole, d’inverno a vento e acqua!
    Socialità: Parco giochi per i bimbi, piscina con annessa palestra, biblioteca comunale, istituire un percorso storico culturale sui confinati politici Qui sono passati i PADRI della Repubblica, Pertini, Terracini, Nenni, Amendola, Spinelli ecc.ecc.!
    Forza ragazzi, abbiamo tanto da fare! Happiness!

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