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Il caleidoscopio di Steve McCurry

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proposto da Sandro Russo

 

Da bambino ero affascinato dai caleidoscopi.

Ricordo ancora il primo che mi regalarono: non troppo grande, con i pezzetti di vetro dentro. Ricordo ancora i blu, i rossi e i viola, e il rumore tintinnante che faceva quando lo si ruotava tra le mani.

Da grande ne ho avuto a decine, di caleidoscopi, pur senza arrivare ad essere un collezionista. Era il mio regalo preferito da fare ai bambini; li compravo e li regalavo… alcuni ne serbano ancora  memoria, e me lo ricordano, di tanto in tanto.

Questo interesse per la variazione delle forme a partire da pochi elementi costitutivi, mi  è restata. Sono i volti delle persone ad attirarmi con la stessa intensità del caleidoscopio: osservare centinaia, migliaia di volti, tutti con un naso, due occhi, una bocca – quello che sappiamo esserci in una faccia – ma variato all’infinito.

E le variazioni sullo stesso volto, con il passare del tempo? Un caleidoscopio dentro un altro.

Da bambino dovevano portarmi via il giocattolo, per mandarmi a dormire; volevo continuare a vedere e vedere… Guglie, ricami, arabeschi, merletti: la promessa di tutte le cose straordinarie a portata di mano in quel piccolo cilindro di cartone.

Lo stupore è rimasto lo stesso per il volto delle persone che ora incontro per le vie del mondo: bianche, nere, gialle, ambrate…

Qualcuno per venirne a capo ha messo di mezzo Dio; più  recentemente hanno scoperto la ricombinazione dei geni. Per me, da bambino, non c’era nessun mistero: tutto era nuovo e a portata di mano come un caleidoscopio, e a quei tempi non avevo nessuna idea che potesse esserci qualcos’altro… dietro e oltre la meraviglia.

Ho ritrovato quella sensazione alla Mostra romana di Steve McCurry nello spazio espositivo de ‘La Pelanda’, all’ex Mattatoio di Testaccio.

Qui, in cupole fatte di larghe strisce in plexiglass, sono esposti circa duecento dei suoi scatti in giro per il mondo, tra cui la ragazza afgana Sharbat Gula ritratta nel 1984 nel campo profughi di Peshawar (Pakistan) – diventata famosa a sua insaputa dalla copertina del National Geographic – che McCurry è andata a ricercare con un team di giornalisti e investigatori (tra cui anche alcuni funzionari della CIA) e ri-fotografare vent’anni dopo.

Ma non solo ritratti; McCurry ha documentato molti conflitti locali e guerre di portata internazionale, in varie parti del mondo tra cui Myanmar, Sri Lanka, Beirut, Cambogia, Filippine, la guerra del Golfo dal Kuwait, l’ex-Jugoslavia. “Il suo obbiettivo è mettere in luce le conseguenze umane della guerra mostrandone le ferite impresse non solo nel territorio ma soprattutto sui volti delle persone”.

Nella prima cupola ci accolgono gli occhi, soprattutto di bambini, e sono immagini indimenticabili; ma molte altre ci stupiranno nel prosieguo della mostra: un caleidoscopio di volti e di situazioni, ad alcuni dei quali potremmo dare un contesto e una storia; altri rimangono sospesi e inesplicabili… Sempre vi si ritrova una profondità e un’emozione che non passano per la mente, ma per un’altra via più diretta.

Dal libro fotografico in vendita insieme al National Geographic, per questo mese in edicola, abbiamo espunto una domanda dell’intervistatrice (Marina Conti) a Steve McCurry e la sua risposta.

– Qual è, se accetta di svelarlo, il segreto di una foto di Steve McCurry?

 – “Non se se si può chiamare un segreto: una fotografia è buona quando parla a chi la guarda, qando trasmette emozione, quando racconta una storia da condividere e ha la capacità di mettere le persone in contatto tra loro. Una buona foto, credo, ci porta da qualche parte. Non si tratta di colore o di composizione, ma di vita e condivisione”.

Da “Steve McCurry. Viaggio intorno all’uomo. Pubblicazione National Geographic Italia  

(*) La foto di copertina del libro ritrae l’allenamento dei monaci buddisti del tempio Shaolin. Zhengzhou. China, 2004

 

Le foto di Steve McCurry sono in mostra al MACRO Testaccio di Roma dal 3 Dicembre 2011 al 29 Aprile 2012.

Da martedì a venerdì dalle ore 15.00 alle 23.00
Sabato, domenica e festivi dalle ore 11.00 alle 23.00.
Chiusa tutti i lunedì

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