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Schizzi di salsedine da Ponza (10)

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di Franco De Luca

 

A guardarlo  adesso, il porto di Ponza, in questo inverno addolcito dal sole, non lascia presagire le manovre, i sotterfugi, le mire di cui è oggetto nelle menti di chi  non apprezza la trasparenza delle acque e la scarsa mobilità dei natanti.

Il porto di Ponza, racchiuso fra lo scoglio della Ravia e punta Madonna, si mostra come ciò che naturalmente è stato ed è: il tramite attraverso cui i Ponzesi lasciano le dimore  per interagire prima con l’elemento che li circonda e poi con la terra che da lontano chiama.

Non è quel coacervo di interessi che cozzano l’un contro l’altro, che si lottano, che coesistono per ordine di sentenze e carte da bollo. Non è quel guazzabuglio estivo, brutto e carico d’odio.

Eppure da quella conca di mare i Ponzesi traggono chi il sostentamento chi la ricchezza. In modo difforme, come esige la legge economica, ma traggono pure il nefando cibo che avvelena la loro vita sociale.

Ognuno per sé, contro tutti gli altri. Tutti divisi senza visione comune.

L’interesse comune ossia l’adesione a regole comportamentali che accorpano i soggetti e le categorie sociali, in diverso modo e secondo caratteristiche proprie, ad uno stesso progetto di sostentamento e di crescita: lo abbiamo perso, a dispetto degli insegnamenti religiosi dei padri, contro i suggerimenti del vivere civile in cui siamo cresciuti, in continuità nefasta con gli esempi scellerati messi in mostra dai nostri Amministratori.

Lo abbiamo perso… o forse soltanto dimenticato.

Non è una scommessa questa proposta, è un’assunzione di impegno!

 

Francesco De Luca