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0005-005 s-03 50 30 75 Una cintura di cistoseria a pelo d'acqua

Io, vagabondo che son io… I viaggi di Lino (2)

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di Lino Catello Pagano

per la puntata precedente leggi qui

Iniziai subito l’imbarco sulla Michelangelo, ero in prima classe; eravamo 32 camerieri e 32 chef de rang, facevamo 2 turni a pranzo e due turni a cena, guanti bianchi, sempre in Dinner Jacket, pantaloni blu aviatore con banda blu laterale. Mi sentivo un re, da Ponza alla Michelangelo… Io pensavo a cosa dicevano i miei amici di Ponza e nessuno pensava a me. Passai l’anno a vagabondare per l’America e per tutti i Caraibi, tutte le isole meravigliose da Saint Thomas a Saint Martin, Curacao, Aruba, Antigua, Grenada, Portorico, Saint  John, Santa Lucia e altre ancora.

Era l’ultimo viaggio e la nave rientrava in Italia, telefonai a casa dicendo a mia madre di farsi trovare a Napoli che le avrei fatto visitare la nave dove lavoravo, mia madre rimase senza parole, prese la cornetta mia sorella, le dissi che saremmo stati a Napoli la domenica successiva, mi rispose che qualcuno sarebbe venuto.

Partiti da New York ci volevano esattamente 7 giorni di viaggio per arrivare a Napoli, si restava poche ore che poi la nave proseguiva per Genova.

Arrivammo nel porto di Napoli alle 7 del mattino ed io ero sul ponte sole dove si vede tutto il porto, c’era gente e tanta che aspettava i familiari, ma il richiamo del sangue mi fece venire una vista lunghissima. La vidi subito, lei e mio fratello Silverio con un cugino di mamma che era finanziere a Napoli, urlai con quanto fiato in gola, chiamai mio fratello SILVERIOOOO..! Lui mi mise a fuoco e mia madre dietro di lui, mi salutavano, mia madre piangeva, la vedevo dalla plancia della nave.

Scesi a terra in divisa e andai incontro a mia madre che non credeva a quanto vedeva, mi disse le sue prime parole “Sei bellissimo, sei un grande”, mi tenne stretto a lei per tanto tempo, le ero mancato da morire, portai tutti a bordo e li feci accomodare in sala da pranzo di Prima Classe, io avevo  avvisato il direttore di sala il Sig. Favilla che mi diede subito l’ok.

Feci accomodare mia madre e mio fratello e il cugino di mamma, presentai al mio direttore di sala la mia famiglia, il Sig. Favilla disse a mia madre “Signora lei è fortunata, ha un figlio d’oro, andrà lontano, farà strada…”. Mia madre contenta da  morire.

Portai mia madre e mio fratello nella mia cabina, ci sedemmo sul letto e chiacchierammo, dissi che dovevo dare dei soldi da portare a Ponza, lei pensava un duecentomila lire, aprii il mio armadietto e tirai un portafoglio che era pieno da far schifo di dollari che allora un dollaro valeva 620 lire, erano le mance accumulate in tutta le crociere ma ne avevo anche spesi tanti, mia madre impallidì, non aveva mai visto tutti quei soldi in un colpo solo e non avevamo finito, tirai dalla tasca interna del cappotto di servizio, avevo fatto fare tutti assegni non trasferibili  a nome di mia mamma, erano gli stipendi di un anno.

Mia madre mi disse che non si sentiva bene, era l’emozione di portare addosso tutti  quei soldi; li mise in posti sicuri e ritornammo nel ristorante, gli amici avevano preparato pasticcini the e caffè. Mentre eravamo seduti a chiacchierare mia madre mi diede una lettera arrivata dal Ministero della Marina. Dovevo fare il militare.

Dissi che sarei andato dopo l’arrivo a Genova e dopo aver parlato con la mia società del Militare.

Ne parlai in sede, mi diedero l’esenzione dalla navigazione civile per fare il militare in marina, due anni passati a Messina velocemente, al circolo Ufficiali gestivo il circolo, ma sempre due anni di salario minimo = zero.

Finito il militare rientrai subito nei ranghi della società Italia Navigazione e ripresi il mio posto sulla Michelangelo ancora per un anno e poi, dopo questa, la Raffaello e dopo la Leonardo, il Colombo, il Donizetti; completai tutto con un esodo finale perché chiudevano la società causa fallimento. Facemmo scioperi, gente restò in banchina mentre la nave partiva per l’ultima crociera Mediterranea; io rimasi a terra come la maggior parte dei miei colleghi, ci battevamo per non far chiudere quella società e lasciare a casa migliaia di persone senza lavoro, proprio come oggi.

Lasciata la Società Italia, mi presi un anno sabbatico per rivedere un po’ la mia situazione lavorativa, per decidere come procedere. La mia categoria ormai era Maitre d’Hotel, misi un’inserzione sul Secolo Decimonono e sul Corriere della Sera, mi tempestarono di chiamate, risposi a una di esse.

Mi recai all’Hotel dei Castelli di Sestri Levante, allora 5 stelle, la proprietaria mi fece fare un lungo colloquio in varie lingue, Inglese, Francese e Spagnolo per vedere come me la cavavo, mi fece una proposta che accettai senza indugiare, e restai per 7 anni consecutivi.

Avevamo chiuso l’Hotel per manutenzione, era ottobre inoltrato del 1980, quando una mattina mi arrivò una telefonata dal mio ex direttore di sala della Michelangelo. Mi chiese se ero interessato ad entrare a far parte di una società di Catering di Milano, la Pellegrini. Anche qui mi presentai direttamente al titolare Ernesto Pellegrini che mi chiese se volevo entrare a far parte della nuova società del gruppo che era appena nata, gli risposi sì senza indugiare e dopo una settimana ero in Iraq a gestire un Cantiere petrolifero, con 220 Italiani, vitto e alloggio. Da quel giorno sono passati 29 anni con grandi soddisfazioni di lavoro e tantissimi paesi visitati per lavoro: Iraq, Egitto, Libia, Tunisia, Marocco, Algeria, Sierra Leone, Angola, Nigeria, Congo Brazzaville.

***

Ora sono  a casa a godermi il mio meritato riposo di pensionato, e ringrazio tutti coloro che hanno collaborato con me sia sulle navi sia a terra. Ringrazio Dio di avermi dato la possibilità di girare il mondo e di vedere cose bellissime  che per vederle avrei dovuto pagare, invece le vedevo e mi pagavano pure bene.

Un grazie alla Società di Navigazione Italia;

Un grazie alla Pellegrini Catering;

Un grazie particolare all’Hotel Royal di Viareggio, che mi ha fatto crescere come persona.

Grazie di cuore a tutti i miei colleghi di terra  e di mare.

 

Lino Catello Pagano

[Io, vagabondo che son io… I viaggi di Lino (2) – Fine]

 

 

 

 

 

 

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3 commenti per Io, vagabondo che son io… I viaggi di Lino (2)

  • Redazione

    Il commento di “Michelino” al pezzo di Lino Catello Pagano è stato momentaneamente sospeso. Come procedura redazionale standard chiediamo all’estensore di identificarsi con cognome e indirizzo mail riconoscibili. Grazie.

  • Silverio Tomeo

    Sono quasi certo che si tratti del mio fratello (unico) maggiore, cioè a dire Michele Tomeo, conosciuto nell’ambiente come “Michelino”… Ma sta ovviamente a lui dichiarare, se vuole, la sua vera identità. In quanto a nostro cugino Lino Catello Pagano, che dire? Mi sorprende sempre con la sua autenticità e la sua vita esemplare di ponzese regalato al mondo intero… Leggerò sempre con attenzione le sue cose!

  • Silverio Lamonica

    Ho letto con molto interesse lo scritto di Lino Pagano, carissimo amico, nonché vicino di casa in quel di Chiaia di Luna e, per giunta, “imparentato” con la famiglia di origine di mia suocera, “I Migliaccio”. Il racconto riassume la “professionalità” della gente di mare della nostra isola, un vanto per la marineria nazionale.
    Che divario rispetto a chi affronta l’impegnativa professione di marittimo con superficialità ed approssimazione, cause principali di disguidi, se non di disastri e la recente tragedia della ‘Concordia’ all’Isola del Giglio ne è l’esempio eclatante!

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