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Io, vagabondo che son io… I viaggi di Lino (1)

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di Lino Catello Pagano

 

Lasciai Ponza che avevo diciassette anni e mi trasferii a Viareggio, dove mi era stato consigliato da Sig. Baridon di proseguire la scuola alberghiera. Sei portato – mi dicevano tutti – salirai in alto.

Sì, sono salito molto in alto, al settimo piano mansardato del Grand Hotel Royal di Viareggio, 5 stelle, lusso sfrenato. Io che venivo da Ponza, un’isoletta lì in mezzo al Tirreno, dove il silenzio e la pace erano di casa e la noia la faceva da padrona, arrivato nel mondo luccicante e di classe superiore, iniziai dal secondo anno di studi (il primo l’avevo fatto a Ponza).

Mi piacque immediatamente quella vita, il direttore il Maitre d’Hotel Sig. Borghini assomigliava molto a una SS. Ci metteva in riga dalle prime ore del mattino per le colazioni, poi si riordinava per il lunch (la colazione del mezzogiorno) e poi il dinner, la cena, con abito da sera. Io ero povero, la mia famiglia non aveva ricchezze e per poter frequentare la scuola dovevo pagare; la retta era di 200 mila lire! Erano soldoni e io non li avevo, mi feci furbo e dissi al Sig. Borghini che volevo fare degli extra alla ‘Capannina’ di Bernardini, dove cantavano  Mina, Gino Paoli e tutti i cantanti in voga a quei tempi; avevo sentito che pagavano bene gli extra. Il Maitre mi diede l’Ok, mi presentai alla Capannina chiedendo di Bernardini, dicendogli che mi mandava il direttore del Royal per gli extra.

Mi accolse con affetto, mi disse che potevo fare tutte le sere dalle 7 fino a mezzanotte e mi dava 20 mila lire a sera: erano tanti soldi! Quando non potevo essere presente per le serate di gala l’avrei informato e così facevo sempre.

Passato il secondo anno mi ero fatto un bel gruzzolo per fare il terzo anno, ero stato promosso a pieni voti e la categoria aumentava, da comis debarasseur divenni comis de rang.

Durante l’estate rimanevo in forza al Royal, aiutavo al bar, mi davano vitto e alloggio senza salario. A me andava bene: pur di non tornare a Ponza avrei fatto il diavolo a quattro.

La stessa storia per il terzo anno, lavoravo sodo, niente divertimenti, passai il terzo e il quarto sempre con pieni voti, ero secondo in tutte le categorie orale e scritto, sempre perfetto; ero diventato un conoscitore di vini e  salse varie. Stavo diventando bravo.

Ma a Ponza i miei non credevano a quanto scrivevo, mi dicevano che ero stato uno scapestrato a Ponza… com’è che tutto insieme ero divenuto uno santo con la testa sulle spalle? Ma quella era la scuola che serviva a un tipo come me, libero di fare quello che volevo e senza limiti: quella scuola mi piaceva da morire.

Iniziai il V anno con la posizione di chef de rang con conoscenza lingue. Era una buona posizione di lavoro, ormai mi avviavo verso gli esami di fine corso, il direttore ci avvisò che durante gli esami ci sarebbero stati i capi del personale e reclutatori per le navi da crociera: sarebbero stati presi i primi dieci.

Arrivò il fatidico giorno, scendemmo tutti e quattrocento nel salone del ristorante, eravamo in dinner jacket e farfallino bianco, tutti in ordine a semicerchio; avevamo fatto gli esami il giorno prima e ora ci davano il responso. Le gambe mi tremavano per l’esito in arrivo.

Il microfono incominciò a ciarlare, vi era confusione quando il direttore Brocchini disse con voce autoritaria che avrebbe chiamato i dieci vincitori senza dire a che livello si fossero classificati.

Iniziò la chiamata: Murtas, Agus, Sparnocchia, Tanoni… dentro di me pensavo, ho fallito… ed ecco che chiamano Del Re, subito dopo Pagano..! …Faccio un salto di gioia e per poco non svenni, tremavo come una foglia, incominciava la mia nuova vita lavorativa.

Finirono di chiamare tutti gli altri e ci dissero che dovevamo riunirci tutti e dieci alla veranda Bar;  eravamo tutti sui carboni ardenti per saper la posizione di ognuno, arrivò anche questo momento…

Si presentò il direttore della Soc. Italia Navigazione, Dott. Spina Francesco con un pacco di Diplomi in mano. Chiamò tutti, arrivò il mio turno, mi diede una pacca sulle spalle che per poco non caddi per terra, mi diede in mano il mio Diploma dicendomi:  – Complimenti lei è il primo su tutti e l’unico con la categoria di Cameriere buona conoscenza inglese – mentre gli altri erano tutti camerieri semplici. Avevo vinto, la prima cosa che feci chiamai a Ponza, mia mamma era incredula per quello che dicevo, quando le comunicai che sarei partito con la Michelangelo per l’America mi disse: – Tu sei nato zingaro e morirai zingaro…

Domanda di mia madre: – E quann’ vien’ a Ponza? – Risposi che avevo firmato un contratto per un anno di viaggio e due mesi di riposo.

Lino Catello Pagano

 

[Io, vagabondo che son io… I viaggi di Lino. (1) – Continua]

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1 commento per Io, vagabondo che son io… I viaggi di Lino (1)

  • Giuseppe Mazzella di Rurillo

    Bravo Lino! La tua vita è un esempio da seguire per i giovani di oggi, di Ponza ma anche di Ischia e delle nostre “Isole Napoletane”. La Conoscenza, il piacere della Conoscenza, la voglia e la tenacia di conseguire una posizione sociale, debbono essere le molle trainanti anche in questa nostra epoca così decadente.
    G.M.d.R.

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