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Mareggiata a Ponza

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Alle prime ombre della sera i lecci della piazza incominciarono a fischiare. “Il vento sale, da libeccio a ponente, e domani sarà peggiore”, fu il commento di Schiano, vecchio marinaio. E così fu.
Tutta la costa occidentale dell’isola veniva battuta da cavalloni mostruosi. Da Palmarola a Ponza il mare era soltanto una scia bianca che si ingrossava paurosamente quando si avvicinava alla costa.
Il settore meteorologico dell’Areonautica informò, su richiesta, che il vento aveva toccato i 135 km orari nella mattinata e che nel primo pomeriggio l’ago dello anemometro aveva sfiorato i 148 km l’ora.
Il vento, superato le creste delle colline, si infilava nelle vallate ridossate e quando toccava la superficie del mare alzava e trasportava una cortina di salsedine che inondava tutta la zona portuale oscurando la visibilità.
Una visione allucinante.
A Cala Fonte, a differenza di Chiaia di Luna e di Cala Feola, dove le spiagge attenuavano la potenza dell’irruzione, il mare si presentava nella sua reale consistenza mettendo in mostra la sua vera carta d’identità.
Dal nostro posto di osservazione potevamo contare il susseguirsi di sei onde. Tutte mostruose per la loro grandezza. Ma il “bello” era l’onda che si avvicinava alla costa. Nel ricevere l’acqua della ribattitura si ingrossava smisuratamente , sovrastava quei faraglioni, alti oltre quindici metri , e andava a infrangersi contro la falesia dell’Incenso. Nonno Tommaso, vecchio pescatore, che assisteva incredulo, disse che non ricordava una mareggiata del genere.

Ernesto Prudente

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