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I miei viaggi

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di Domenico Musco

 

I Ponzesi quando viaggiano sono dei grandi osservatori. Registrano tutto, attenti a quel che vedono per poterlo, eventualmente, ricreare in patria. Questo accade nel campo della pesca, del turismo e di qualsiasi innovazione da importare sulI’isola, copiando, ricreando, modellando e modificando a proprio piacimento. Ma non accetteranno mai che un territorio – sia esso isola, montagna o mare – abbia la minima pretesa di essere paragonata a Ponza.

Io sono uno di questi. Per me, che da oltre vent’anni cerco di capire, attraverso i viaggi, cosa c’è dietro la superficie delle cose, non esiste – almeno finora non l’ho mai trovato – un luogo che possa competere con la mia isola.

La mia natura di  “subacqueo” mi ha portato sovente oltre il Mediterraneo, alla ricerca di fondali, di trasparenze e di prede per soddisfare la mia passione per l’avventura.  Ma non c’è stata volta, finora, che io abbia incontrato un luogo per bellezza simile a Ponza. Mia moglie sostiene che è ora di finirla con questa inutile ricerca, dopo aver visto il mondo in lungo e in largo, perché è tutto inutile… Un mare e uno scoglio come il mio non esiste…  – Devi considerare tutte le altre bellezze come ‘diversamente capaci’ di stupirti rispetto a Ponza – mi ripete.

Detto ciò vorrei raccontare una storiella ben nota, ma forse qualcuno ancora non la conosce. Dopo la Creazione, il settimo giorno il Signore si riposò delle fatiche compiute: all’alba sentì bussare vigorosamente alla porta e si svegliò di soprassalto. Era San Pietro che lo invitata ad alzarsi perché c’era una protesta in atto: sindaci, presidenti,  capi di stato del pianeta non erano d’accordo su come era stata creata la Terra, dal punto di vista della bellezza dei luoghi. Il Padreterno si alzò dal suo meritato riposo, si mise l’accappatoio e le pantofole e uscì fuori dalla porta del Paradiso, abbastanza infastidito nei confronti di chi aveva messo in discussione il suo progetto del mondo.

Era già pronto a scagliare la sua ira, e diede uno sguardo a quelli che protestavano. Ce n’erano da Ischia, da Capri …e da più lontano: dalle Maldive, le Mauritius, le Seychelles, le Galapagos… Tutti alquanto timorosi della reazione dal grande Capo. Al quale  chiesero in coro, rispettosi ma decisi, di affacciarsi dall’alto dei cieli e di dare uno sguardo a tutti i luoghi da cui loro venivano, e poi guardare Ponza e Palmarola…

A quel punto il Padreterno, dopo aver preso atto della situazione, si fermò un attimo a riflettere e a considerare la superiorità delle bellezze di Ponza e Palmarola rispetto a tutto il resto del mondo. Quindi con voce decisa disse: – Non c’è problema, per apparare tutto,  faccio i ponzesi!  – Così tutti se ne tornarono a casa contenti, soddisfatti della Giustizia divina.

Ogni volta, quando torno a casa dai miei viaggi, ho l’assurda pretesa – grazie a quanto ho visto e approfondito – di poter cambiare le cose. Ma mi sbaglio! Mi bastano pochi giorni sull’isola per capire che quello che ho visto realizzato altrove, nel mio paese non potrà mai vedere la luce; perché a Ponza si sta da soli, non c’è più comunanza d’intenti nel volere che qualcosa di nuovo veramente accada.

Infatti l’isola è isolamento sia fisico che mentale.

Il mare oggi, a noi ponzesi, ci divide e ci isola, non ci unisce; mentre nel corso della storia il mare è stato sempre un mezzo di unione e comunicazione: le città che davano sul mare fiorivano e prosperavano. Il caro don Gennaro, parroco di Le Forna era uso gridare: – La civiltà viene dal mare..!

Ma, dico io, perché i ponzesi sono così orgogliosi del loro mare, della spiaggia di Chiaia di Luna e di Palmarola e della loro terra… Così uniti nel dire che è bella e unica e poi così lontani su progetti semplici di socialità, dallo stare insieme in una qualche forma di armonia….E’ colpa dell’isola?

Anche questo sito, Ponzaracconta, dichiara precisamente quale sia il suo scopo. Perché si vuol far diventare questo luogo di pacata riflessione sul passato – che poi è anche ragionamento sul futuro – un bailamme di frasi fatte e link astrusi..? Non bastano le  trite banalità di Facebook?

E poi chi ha voglia di fare politica e cambiare il futuro di Ponza – nobile animo che merita la mia stima e credo quella di molti altri – perché non riesuma la gloriosa radio-Ponza o la tv di Ponza per parlare e discutere? E per fare dibattiti e organizzare un futuro serio per il nostro paese? Oppure che si crei un nuovo sito, quello sì dedicato alla sola politica.

Scusatemi, forse sono uscito fuori tema; mi sono fatto prendere dalla foga…

Per concludere volevo raccontare di quel ponzese arrivato alla dogana americana con dei fichi d’India per l’amico ponzo-americano, e di quell’altro che portava le patelle del Fieno, che si erano visti chiedere dal doganiere inorridito cosa fossero…

Una volta spiegato, l’addetto aveva ordinato il sequestro di quelle merci ‘esotiche’. In entrambi i casi i ponzesi si erano messo a mangiare i fichi d’India e le patelle lì per lì, piuttosto che dargliela vinta al doganiere e mandare sprecate quelle prelibatezze.

Eccoli i desideri del ponzese d’oltre oceano, che è sicuramente dotato di tutto, ma predilige le cose che vengono dalla sua isola; perché questa è la nostra storia, di un popolo semplice che forse si è un po’ troppo montato la testa.

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1 commento per I miei viaggi

  • martina

    Ah! Che bei racconti, specialmente il primo non l’avevo mai sentito, ma fa molto riflettere e ora capisco il perchè mio nonno mi diceva sempre: “Dio ormai si è scordato di noi, se n’è ricordato solo una volta”!! Certo, nessuno è perfetto, come Achille aveva il suo “tallone” così Ponza ha le sue pecche, che giorno dopo giorno la rendono sempre più mortale. Come si può fare per farla rimanere immortale? Certo non è impresa facile, ma neanche impossibile. Il ricordo, le idee e gli uomini possono fare questo “miracolo”! Hai riconosciuto un’importante risorsa del ponzese, quella di far padroneggiare l’isola a qualunque costo; proprio questo bisogna fare: risvegliare l’orgoglio ponzese! Quello che ci fa dire: “Ma che isola disorganizzata, del malaffare e d’illegalità! Mo’ ve la facciamo vedere noi quella che è Ponza!!!”. Basterebbe che ogni ponzese, per un attimo, pensasse a questo, il resto arriva come conseguenza, anche la politica.

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