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Ponzaracconta va a mille!

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di Sandro Russo

 

Per aspera ad astra – dicevano i latini e anche noi… Non così aulico, ma nel nostro piccolo, guidati dalle ‘stelle danzanti’ di Mario e attraversando perigliosi passaggi, siamo arrivati al traguardo dei mille…

Ora però – visto che anche per mare ogni tanto si fa ‘il punto’, dopo mille articoli pubblicati in meno di un anno – una pausa e qualche riflessione sono d’obbligo.

Ha rappresentato o no ponzaracconta qualcosa di nuovo per aggregare i ponzesi dell’isola e i tanti sparsi nel mondo?

Molti di noi pensano di sì, sulla scorta dei circa 9000 contatti al mese che il sito riceve. Pensiamo anche, al di là del dato numerico, che il sito stia avendo la funzione di passare il testimone da una generazione all’altra.

Come dimostra l’esperienza di ‘Ponza mia’ – antesignano cartaceo di un periodico di cultura e cronaca dell’isola, nato negli anni tra il 1965 e 1966 per iniziativa e dall’opera di aggregazione di Gennaro Mazzella – sembra che ogni generazione debba ricominciare da capo, ma poi a ben guardare, nulla va perduto. Noi stessi della Redazione di ponzaracconta e i nostri Collaboratori, abbiamo dato più di un’occhiata a quel severo periodico in bianco e nero e riletto i servizi di quegli eroici (per l’immobilismo del tempo) ‘cronisti d’assalto’.

Dei tempi di ‘Ponza Mia’, il ‘nostro’ Giuseppe Mazzella (come figlio di Gennaro), e Silverio Lamonica che ha partecipato ad entrambe le esperienze, rappresentano il filo di continuità più diretto.

Poiché le ricchezze e le specificità di Ponza sono tante e tali, è il concerto a più voci la dimensione adatta per celebrarle; nessuno può contenere in sé la conoscenza e la sensibilità globale per tutti gli aspetti dell’isola; e allora le parole degli altri suscitano echi e cerchi da cui nascono altre idee, in un sviluppo esponenziale.

L’operazione “recupero della memoria” è stata svolta e continua ad andare avanti. Molti aspetti dell’isola, a volte poco noti anche a chi si apprestava a trattare un argomento, venivano approfonditi nel corso della scrittura e questo ha contribuito a dare spessore e rigore agli articoli pubblicati.

Per altri aspetti abbiamo dovuto affrontare i problemi legati alla dimensione ‘litigiosa’ e  anche semplicemente ‘ciarliera’ di alcuni interventi, cercando di farli convivere con quella culturale, poetica e artistica in senso lato; non ultima, in questo contesto, l’attenzione alle immagini del sito, sia nell’iconografia degli articoli che nei servizi espressamente dedicati alla fotografia.

Un altro campo di impegno per la Redazione, è stato quello di aprire su orizzonti  temporali e spaziali più vasti che non la pura attualità e la stretta dimensione isolana, e su argomenti di interesse più generale. Se ci siamo riusciti potranno dirlo i nostri lettori.

Ma non solo successi, nel nostro bilancio ‘dei mille’, che per un caso coincide con i bilanci di fine anno.

I giovani, la scuola sono un nostro costante rovello; le pagine dedicate a questi aspetti sono state tante, ma non ancora abbastanza; la partecipazione limitata, incompiuta. Per restare alla metafora sportiva della staffetta, è come se chi ha corso per portare la bandierina (la nostra generazione) si ritrovasse alla stazione intermedia, affaticato e ansimante, senza avere a chi consegnarla. Può essere frustrante, a volte! Ma ancora tenteremo ed altro stiamo facendo, con rinnovata lena…

I ponzesi all’estero, soprattutto le generazioni successive a quelle dei primi emigrati, ormai ben integrate e spesso in posizioni di eccellenza nei rispettivi paesi, non hanno risposto finora, per numero e modi di partecipazione, nella misura che ci si attendeva. In realtà, data la natura del sito, pensiamo che proprio i ponzesi all’estero potrebbero averne i maggiori vantaggi. È solo una questione di informazione e/o di tempo? Ma preghiamo chi ha contatti di informare i parenti all’estero dell’esistenza del sito e di fare proselitismo.

Sarebbe parziale, questo excursus sui primi nove mesi di attività e sul traguardo dei ‘mille’, se non si dicesse dell’interesse e del piacere che questa esperienza del sito ponzaracconta ha rappresentato per la Redazione tutta e per chi scrive, in particolare. Sono stati mesi intensi, di impegno quasi totalizzante, ma ricchi di stimoli e contatti. Si pensa di conoscere Ponza e poi se ne scopre un’altra dimensione, e un’altra ancora; una scatola dentro l’altra!

Ho un’immagine in mente, che mi deriva da un’infanzia e adolescenza ‘farcite’ di tante letture, in particolare fumetti e fantascienza (!)… In uno dei libri che ho letto in quel periodo – sono gli anni che ti segnano e/o ti rovinano per sempre! – è descritto un futuro post-atomico dell’umanità.

Quindici anni sono passati dalla più breve e terribile di tutte le guerre della storia. La sparuta umanità miracolosamente sopravvissuta è tornata a dividersi in piccoli e distanti villaggi, come nel Medioevo, e la legge del più forte è tornata a predominare.

Un giorno, da qualche parte nel territorio di quelli che un tempo erano gli  Stati Uniti d’America, un uomo solitario bussa agli alti cancelli di uno sperduto villaggio in mezzo ai boschi. L’uomo è appiedato, disarmato e porta solo una borsa a tracolla. Gli abitanti del villaggio, abituati a soprusi e violenze di ogni tipo, non abbassano il fucile e gli chiedono diffidenti chi mai egli sia.

L’uomo solitario si tocca il berretto d’ordinanza, si sistema la borsa, e dice infine una cosa che quei sopravvissuti non si sarebbero mai aspettata: – “I’m your postman” – “Sono il vostro portalettere!”

Ecco, questa è più o meno l’immagine che mi porto dentro, nel corso del mio lavoro, al sito:

Si legge sulla locandina del film: Un uomo cammina al limite dell’orizzonte… e la speranza cammina con lui

 

Sandro Russo

 

Nota – Prima che qualcuno faccia una ‘ricerchina’ su Internet e lo scopra, dirò che nel 1997, dal libro di  David Brin (1985), è stato tratto un film con lo stesso titolo, di- e con Kevin Kostner (quello di “Balla coi lupi”)The Postman – con risultati disastrosi. Il film sbancò nello stesso anno ai Razzie Awards (il ‘premio della pernacchia’, una specie di Tapiro d’oro, ma peggio; è l’Oscar al contrario!) vincendo i premi per: peggior film dell’anno, peggior regista, peggior attore protagonista, peggiore sceneggiatura… e perfino peggiore canzone originale!

…E malgrado questo, insisto? Ebbene sì! Chi l’ha detto che la storia non può essere riscritta?

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