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Vendemmia a Ponza

[1]

di Antonio De Luca

 

[2]

Nella luce delle albe brumose

il taglio dell’uva accarezziamo

raccogliamo l’invisibile succo

tra terre d’ombre e dure pietre.

Tra silenziosi sguardi del Ringraziamento

l’isola nomade ci riversa nel tempo

“…i portatori hanno succo d’uva sulla fronte”

si riempiono i palmenti bianchi ridenti

i piedi felici sciolgono il dolce succo

scivola il nettare nell’anima profonda.

 

Dalle valli del Tigri e l’Eufrate

sui corpi seminudi inzuppati di raspi e mosto

nelle cantine reliquie di gioia e promessa

giungono per piste carovaniere

la dignità del tempo il senso della giustizia

l’ordine della bellezza le intatte virtù

dal fondo dei pozzi di questa terra,

gli atti rivoluzionari e venti d’amore

che nascondemmo negli anni delle rivolte.

 

La memoria è una sostanza nomade,

di ogni cosa vendemmiamo fino all’essenza

siamo isole che fluttuano dentro di noi

raccogliamo  grappoli che su di esse maturano.

 

Negli anni della mia infanzia

a sud di giorni a un mare sciabordante

tra solchi e sentieri per uomini felici

“visionario solo vagavo”

lava viva coprivo la terra di vigne.

 

Ora la sera degli anni ha l’odoroso sapore del pane e del vino

su un vecchio letto scavandomi la quiete mi copro.

[3]

Antonio De Luca