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Vendemmia a Ponza

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di Antonio De Luca

 

Nella luce delle albe brumose

il taglio dell’uva accarezziamo

raccogliamo l’invisibile succo

tra terre d’ombre e dure pietre.

Tra silenziosi sguardi del Ringraziamento

l’isola nomade ci riversa nel tempo

“…i portatori hanno succo d’uva sulla fronte”

si riempiono i palmenti bianchi ridenti

i piedi felici sciolgono il dolce succo

scivola il nettare nell’anima profonda.

 

Dalle valli del Tigri e l’Eufrate

sui corpi seminudi inzuppati di raspi e mosto

nelle cantine reliquie di gioia e promessa

giungono per piste carovaniere

la dignità del tempo il senso della giustizia

l’ordine della bellezza le intatte virtù

dal fondo dei pozzi di questa terra,

gli atti rivoluzionari e venti d’amore

che nascondemmo negli anni delle rivolte.

 

La memoria è una sostanza nomade,

di ogni cosa vendemmiamo fino all’essenza

siamo isole che fluttuano dentro di noi

raccogliamo  grappoli che su di esse maturano.

 

Negli anni della mia infanzia

a sud di giorni a un mare sciabordante

tra solchi e sentieri per uomini felici

“visionario solo vagavo”

lava viva coprivo la terra di vigne.

 

Ora la sera degli anni ha l’odoroso sapore del pane e del vino

su un vecchio letto scavandomi la quiete mi copro.

Antonio De Luca

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1 commento per Vendemmia a Ponza

  • Gennaro Di Fazio

    Ho sempre amato le poesie, di qualunque genere e poeta; ma di quelle che richiamano la mia isola ne sono ulteriormente affascinato perché all’aspetto letterario si somma quello emozionale di chi, come me e tanti altri, si è trovato a dover lasciare la propria terra nel periodo più delicato dell’esistenza: l’adolescenza. Leggendo le poesie di Tommaso Lamonica, di Franco De Luca e ultimamente quelle di Antonio De Luca, spesso rivivo quelle emozioni dei tempi passati che oggi il poeta è riuscito a tradurre in poesia. Ogni luogo di nascita ha il suo fascino ma credo che l’isola ne ha qualcuno in più, è particolare nelle sue bellezze e nella sua sofferenza come tutti i suoi abitanti, quelli veri, quelli che la vivono durante l’inverno e pagano solo lo scotto di essere isolani. Ma non dimentichiamo neanche coloro che pur stando lontano, per lavoro e per altre esigenze, continuano ad amarla e a viverla con partecipazione.
    L’ultimo spunto mi è stato dato da questa poesia i cui versi mi hanno riportato agli antichi lavori, umili e faticati, durante i quali l’uomo viveva la natura e la vita al ritmo delle stagioni e dei rapporti umani.
    Non facciamoci imbruttire dalla volgarità dei tempi attuali, il piacere non collima con la gioia e il valore umano, ridiamoci le mani e colleghiamo le nostre capacità, Ponza ha grandi possibilità, crediamoci. “Il primo requisito per la realizzazione di un grande sogno, è la grande capacità a sognare”.

    Gennaro Di Fazio

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