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Il miele di Ponza

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di Biagio Vitiello

 

Per quanto sappia, il primo ad importare un alveare nelle isole Ponziane è stato un certo Sig. Rossi, ricercatore e ambientalista, che ha vissuto a Palmarola negli anni ’60 – ’70.
Mentre a Ponza sono stato io ad importare le api, da Formia, nel 1987. Pochi anni dopo, però, ho perso tutti gli alveari a causa della Varroa (Varroa desctructor: un acaro parassita esterno delle api), e per inesperienza.

Tre anni fa ho conosciuto un apicultore di Ceccano che mi ha regalato un nuovo alveare e così ho ricominciato l’attività. Attualmente ho la cura di tre alveari che sono ubicati nel mio giardino botanico.

Riguardo ad essi c’è una normativa piuttosto rigorosa. Gli alveari sono detenuti legalmente da mio figlio Dimitri, il quale li ha dichiarati alla USL e al Comune di Ponza, come da disposto di legge. Inoltre, siccome le api potrebbero nuocere a qualche visitatore del giardino, si è stipulato una polizza assicurativa per eventuali danni a persone.
Nell’ottobre u.s. abbiamo raccolto 10 kg di “miele di Ponza”.

L’attività di apicoltore è molto difficoltosa a causa della Varroa ed altre malattie che sono soprattutto da prevenire; inoltre bisogna di tenere sotto particolare controllo gli alveari all’inizio della primavera, quando arrivano a Ponza i gruccioni (Merops apiaster) uccelli di passo, bellissimi, ma ciascuno di loro capace di mangiare fino a 300 api al giorno.

Il dispositivo utilizzato per tenere lontani gli uccelli consta di un apparato a cellula fotoelettrica che quando si attiva produce ultrasuoni e luci stroboscopiche, che li dissuadono dall’avvicinarsi.

 

Qui di seguito sono mostrate in sequenza le fasi della smielatura:

Preparazione  dell’attrezzatura

Apertura dell’alveare. Si asporta il melario con i telaini. L’operatore – l’amico di Ceccano – è completamente coperto (anche al viso) da una tuta protettiva. Sullo sfondo, la rada del porto di Ponza

Stessi elementi della foto precedente; qui si vedono le api che hanno coperto la superficie superiore dei telaini

Separazione dei telaini  e allontanamento delle api

I favi dei melari sono generalmente ‘opercolati’, ovvero con le cellette chiuse con un tappo di cera; occorre togliere tale protezione per permettere al miele di fuoriuscire. Questa operazione, detta ‘disopercolatura’, viene effettuata manualmente con uno attrezzo simile a una forchetta dai molti rebbi, prima di porli  in centrifuga.

I telaini sono disposti verticamente nella centrifuga. Alla fine dell’operazione il miele fuoriesce dal rubinetto alla base della centrifuga stessa

Il miele così raccolto viene quindi  filtrato e lasciato maturare per almeno 15 gg. Poi lo si pone nei vasetti.

Il miele che produciamo è un ‘millefiori’ di un bel colore ambrato.

Oltre a dare il miele, le api sono agenti impollinatori molto efficienti: grazie alla loro presenza gli alberi portano un quantitativo di frutta molto maggiore. Esse sono anche dei validi indicatori biologici: se ci sono pesticidi, sui fiori su cui si posano, le api muoiono prima di arrivare nell’alveare.

 

Biagio Vitiello

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