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Bisogna partire dalla scuola

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di Vincenzo Ambrosino

Polina, io ripeto: l’anno scorso, ho prodotto un progetto che aveva lo scopo di partire dalla scuola e dalle sue risorse intellettuali e finanziarie per prospettare una nuova offerta formativa per la gestione di un’economia sostenibile. La scuola con un lavoro trasversale e integrato degli insegnanti coinvolgeva nella progettazione le associazioni culturali e ambientali dell’isola e si rapportava all’amministrazione nel criticare, correggere e progettare azioni concrete. In assenza di partiti la scuola diventava il centro propulsivo per cambiare la struttura cultura e incidere su quella economica. L’anno scorso non solo ho consegnato a tutti gli insegnanti la copia della mia idea, ma ho scritto una lettera a tutti i rappresentati delle istituzioni locali con l’obiettivo di mettere intorno
ad un tavolo tutti i presidenti delle associazioni, gli amministratori locali, i docenti, il dirigente e gli ex dirigenti. Quella idea è stata strumentalizzata, ho ottenuto una riunione pubblica al museo dove erano invitati anche i cittadini i quali chiedevano altro non certo un progetto didattico. Io chiedevo responsabilità da parte di chi ha il dovere di pensare per la cosa pubblica ho ottenuto da una parte demagogia, dall’altra indifferenza. Addirittura molti degli invitati non hanno presenziato alla riunione: Silverio, Assunta, Monia erano presenti ma la stragrande parte della scuola e delle altre associazioni non erano presenti, anche se quella, pubblica, non era la sede opportuna per impostare progetti.
Per quanto riguarda il titolo “noi che ci piangiamo addosso” è riferito appunto in un commento di Silverio in una altro articolo sulla scuola: “invece di piangersi addosso potrebbero fare questo e quell’altro; il sottoscritto ha fatto questo e quell’altro distinguendo i momenti di possibile programmazione, quelli di ieri con proposte organiche disattese,  dagli attuali tempi di estrema emergenza: salvare il salvabile senza voli utopici”.

Vincenzo Ambrosino

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2 commenti per Bisogna partire dalla scuola

  • polina ambrosino

    Vincenzo, come ti dicevo, io rispondevo al post inerentemente a ciò che vi leggevo. Il tuo prezioso intervento dell’anno scorso, fatto in anticipo sulla catastrofe, non era l’argomento in questione e al momento non lo ricordavo, chiedo scusa. Resta il fatto che non è stato apprezzato nè considerato come avrebbe dovuto. E qui si conferma la realtà dei fatti: dove sono le persone,vecchie e nuove che, in un prossimo futuro, potranno capire la situazione e darsi da fare? Si fanno appelli ai residenti e ai non residenti, agli abitanti stabili e “instabili”: bene, mi sembra che fra i tanti, i fratelli Gallia hanno dato prova di avere buone idee per Ponza, buoni sentimenti, genuinità. Anche io condivido le loro idee e le loro opinioni e l’ho anche scritto, ma, a parte loro, dove sono gli altri? Allora, io direi che le poche proposte qui giunte da più parti, anche se non condivise al 100%, come si sottolinea nei tuoi scritti (in famiglia non sappiamo dire si a ciò che non ci piace e questo lo sappiamo), vanno comunque messe in cantiere, vanno tenute in grande considerazione, perchè se chiunque ha delle idee e delle buone proposte, fatte con il cuore e non solo con la mente, viene in un certo senso contestato, messo all’angolo da una realtà avvilente, non va bene. Questi interventi sono linfa, sono vita per l’isola. Sapere che c’è chi, NONOSTANTE TUTTO, continua a stare con un pc acceso a leggere e a rispondere, significa che un po’ di sangue scorre ancora nelle vene, che non tutto è denaro, non tutto è in vendita. Mi rendo anzi conto che tu, io, Tobia, il fratello, zio Silverio, e tanti altri, stiamo, ognuno con il suo modo, dando ossigeno a un corpo esangue, a una popolazione assopita, anzi direi sedata, da anni pieni di nulla. A chi come me e altri, che siamo momentaneamente lontani geograficamente ma molto presenti spiritualmente, vorrei dire di tenere alta l’attenzione, di contribuire sempre al dibattito, qui e ovunque, ma vorrei soprattutto che tutte le idee, le proposte, i consigli, venissero messi in un grande archivio da chi invece sull’isola c’è, e, nei momenti di incontro, che siano riunioni o altro, se ne faccia partecipi la comunità affinché si sappia che non tutti dormono. Che le parole diventino fatti, poi, è un altro discorso: chi c’è sempre non deve sentirsi abbandonato perchè non lo è, deve piuttosto pensare che, come in navigazione, i bravi marinai si vedono col maltempo. Un abbraccio all’isola

  • Francesco Ambrosino

    Un cordiale saluto a tutti i frequentatori di questo spazio, è solo da pochi giorni che leggo attentamente il blog “ Ponza Racconta”, mi era capitato anche in passato ma molto fugacemente senza soffermarmi con la giusta attenzione.
    Devo dire che l’impressione che si ottiene dopo averlo letto attentamente è di un ottimo prodotto, un utile progetto di salvaguardia e tutela di ciò che sono le idee e la cultura dei ponzesi, da trasferire ai posteri. Una sorta di epigrafe testamentale. Molto interessante!!!!!!
    Non crediate che il mio sia sarcasmo, o mancanza di rispetto, credo invece che chi si ostina a ritenere questo spazio un possibile pungolo, uno sprono a mobilitare i frequentatori ad azioni più incisive e pragmatiche, ad esempio, nel campo della politica locale, non tiene conto di quelle che sono le finalità che i redattori si sono prefisse. A torto o a ragione si comprende chiaramente che i due legittimi interessi non sono convergenti, d’altronde questa divaricazione di priorità non si evince solo in questo periodo di drammatica emergenza e in queste pagine, ma è stata una costante della nostra vita pubblica da innumerevole tempo.
    E’ del tutto inutile tentare di coinvolgere persone, cercando di far breccia nei loro cuori, evocando il senso di appartenenza, l’attaccamento alle radici, le esperienze vissute, i ricordi, ecc, questi sentimenti debbono essere presenti nelle coscienze, altrimenti restano delle parole vuote senza senso, che oltretutto mortificano ulteriormente il lettore.
    La nostra storia almeno quella recente, ci ha insegnato diverse cose che sono facilmente verificabili senza possibilità di smentita. Quando l’isola ha avuto bisogno pochi hanno risposto all’appello, la maggior parte ha continuato la propria vita normale, fatta di affetti, professione, famiglia, ideali ma senza contribuire alla nascita di una nuova classe dirigente, altri hanno preferito le vie già battute, quelle meno complicate, uniformandosi al potere creando i presupposti perché tutto restasse invariato, altri ancora hanno abdicato allo spirito di appartenenza e alla vocazione patriottica per sorreggere o subentrare a sgangherate compagini amministrative.
    Scusate la crudezza delle mie parole ma era giusto, dal mio punto di vista ovviamente, distinguere il problema. “Ponza Racconta” ha delle finalità nobilissime e sereissime che vanno certamente riconosciute ed alimentate, cercare invece di farlo diventare un laboratorio per altre azioni più dinamiche e operative, la ritengo una pia illusione.

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