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i-11 mm scotti-b-bis 103a 000093_b Idraulica antica: fosso di regolarizzazione

Il momento è catartico

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di Noemi D’Andrea

Catarsi (dal greco katharsis, “purificazione”) è un termine utilizzato per indicare la cerimonia di purificazione che si ritrova in diverse concezioni religiose ed in rituali magici che prescrivevano di solito il sacrificio di un capro espiatorio.

Per Socrate la catarsi è il risultato del dialogo, quello condotto secondo le regole dell’arte “sofistica” che, con uno stringente susseguirsi di brevi domande e risposte porta alla purificazione, alla liberazione da quelle croste dell’ignoranza presuntuosa che crede di possedere saperi definitivi.

Perché il momento è catartico? Perché dobbiamo assolutamente reagire, perché ormai non c’è più giustificazione all’inoperosità ed alla critica sterile ed improduttiva.

Mi ricollego ai molti interventi effettuati ultimamente su Ponzaracconta e da qui vorrei partire.

Pur rendendomi perfettamente conto dell’anima del sito – “…raccogliere  insieme la storia e la cultura di Ponza e dei Ponzesi” – e della difficoltà a voler intromettere un dibattito politico su questo sito, penso che ormai questo passaggio sia necessario.

Ma d’altronde si dice anche nel sito: “la cultura di Ponza” e se vogliamo questo è un metodo per coltivare l’animo umano, sia dell’individuo che della collettività di cui esso fa parte.

Personalmente ho sempre considerato la cultura come un motore di sviluppo, oltre che dell’individuo della collettività, e non riesco a comprendere la difficoltà di aprire il sito ad un dibattito o ancora meglio a trasformarsi in un mezzo promotore di proposte, idee e dialogo che permetta a noi tutti di uscire da questo momento di stasi in cui l’isola versa.

Politicamente parlando, penso che Ponza sia sempre stata poco allettante come serbatoio di voti e di persone, e da qui il disinteresse della politica a più alto spessore (leggi regionale e nazionale); Ponza è sempre stata un punto di riferimento per i soli politici del luogo o al massimo per qualche candidato provinciale: troppo pochi i voti apportati, troppo breve il periodo dell’anno (l’estate) in cui l’isola brilla di luce propria.

Ed allora negli anni si sono imposti e confermati sempre e soltanto persone estranee all’isola, persone che una volta elette limitavano il loro apporto costruttivo a qualche trafiletto sul giornale o a qualche favore fatto presso qualche ufficio in terraferma. E sempre mi sono chiesta: ma cavolo, il ponzese va a fare dei viaggi fantastici in continenti lontani e poi ha difficoltà ad arrivare a Latina per chiedere il rinnovo del passaporto o andare al catasto per una visura?

Sarebbe il caso di cominciare a muoversi, e Ponza offre più che mai intelligenze del luogo pronte a mettere la faccia in questo progetto, ne sono certa. E per favorire questo rinnovamento si potrebbe creare una rete di gruppi presenti in terraferma ed obbligati “ al confino al contrario” dal lavoro e dallo studio, ma pronti a dare una mano.

Perché non creare quindi dei gruppi operativi con persone di riferimento anche fuori dall’isola che contribuiscano attivamente, una sorta di rete di menti che operino tutte con un unico scopo: fornire aiuti, conoscenze, servizi e capacità all’isola, a chi vive stabilmente ed a chi la ama.

Sono pienamente d’accordo con il pensiero di Vincenzo di “unire le forze”, o come diceva Gennaro “da soli non si va da nessuna parte”.

Si potrebbe cominciare ad indire degli incontri, fatti a Ponza o anche fuori, per cercare di gettare le fondamenta per la costruzione di questa grande casa, che sia di tutti e non privilegio di pochi. La politica è partecipazione, e come disse qualcuno, anche se a te non interessa, lei prima o poi si interesserà di te e della tua vita.

Dobbiamo trovare il modo di purificarci dal miasma che ci circonda, altrimenti ci ritroveremo molto presto alle elezioni e con dei governanti che, in cambio del voto, continueranno a promettere favori che reputo invece un diritto.

Qui non si tratta di fare una rivoluzione, si tratta solo di riappropriarsi della propria vita, rendendo l’isola più civile ed umana, facendo quel salto di qualità che in molti altri paesi è stato già fatto.

O almeno, provarci, per non avere poi il rimpianto di non averlo fatto.

 

Noemi d’Andrea

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