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0027-027 ss02 45 58 60 Prateria di Posidonia oceanica

Una “Ponza casinò” nel nostro futuro?

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di Sandro Vitiello

 

Diciamocela tutta: Ponza è un debito per la nazione.

E’ troppo piccola per potersi sostenere da sola ed è troppo lontana dalla costa per poterle mettere a disposizione servizi dislocati in altri comuni.

A Ponza ci sono troppi pochi bambini per poter loro garantire un’istruzione adeguata.

A Ponza ci sono pochi cittadini per poter organizzare un servizio sanitario efficiente, con costi non esagerati.

A Ponza la natura si fa ancora sentire e quindi tenere in ordine l’isola significa spendere tanti soldi.

Se a questo aggiungiamo che i ponzesi amano poco le regole e che sono poco inclini al “buon governo” la conclusione è una sola: Ponza è un debito per l’Italia.

In tempi di vacche grasse a Roma quel debito era considerato uno sfizio e quindi qualche milione di euro perso con la Caremar, con la Vetor o con Snip & Snap ci poteva stare.

Lo stesso dicasi per tutte le altre voci.

Ma adesso le vacche sono quasi morte e i santi sono scappati dal Paradiso; quindi?

Quindi ce l’abbiamo una possibilità: chi vuole godersi Ponza d’estate deve pagare per lasciarla vivere pure d’inverno.

Devono pagare i turisti che mettono piede sull’isola ma devono pagare pure quelli che buttano l’ancora nelle sue acque.

Deve pagare chi ha un’attività ma deve pagare di più chi viene a sfruttare l’isola solo tre mesi all’anno.

Devono pagare quelli che hanno la casa ma devono pagare un pochino di più quelli che hanno la seconda casa a Ponza.

Insomma se vogliamo salvarci dobbiamo ‘spellecchiarci’ bene bene.

Oppure possiamo chiedere ai ponzesi prima, all’Italia poi e alla comunità internazionale alla fine che Ponza diventi un paradiso “offshore” in pieno Mediterraneo.

Possiamo trasformare la nostra isola in un posto pieno di società anonime tipo le isole Cayman, attrezzare Casinò e tutto il resto modello Las Vegas, dotarci di una moneta, stampare francobolli e sopportare un po’ di brutte facce che sicuramente arriveranno come cavallette.

Ci sarebbe qualche altro problemino, ma già questi sarebbero abbastanza.

E allora?

E allora bisogna prenderla così com’è quest’isola e, senza la pretesa di raddrizzarla dalla sera alla mattina, avviare un percorso virtuoso fatto prima di tutto di modelli da proporre, soprattutto ai più giovani.

Più che un programma di cose da fare che si ridurrebbe poi ad “una lista della spesa” da andare a raccontare in campagna elettorale, io credo sia più onesto definire un “orizzonte” dentro cui collocare l’azione di chi si propone come amministratore dell’isola.

E’ inutile sentirsi ripetere la solita litania di tutte le cose belle che si vorrebbe per Ponza; secondo me è più importante spiegare cosa si intende quando si dice “fare il bene della gente di Ponza”.

Vogliamo tutelare i residenti o gli affaristi? Vogliamo salvare il “corpo e l’anima” dell’isola e di chi la abita tutto l’anno o pensiamo che più soldi arrivano e meno problemi ci sono?

Alla fine tutta la storia gira intorno a questi due o tre quesiti e a qualche altro che ho tralasciato.

Io credo che in giro per Ponza, e non solo sull’isola, ci sia tanta gente che possa far ritrovare alla nostra isola la sua “anima perduta” e credo che queste persone debbano provarci.

Per quanto mi riguarda, pur ringraziando Vincenzo Ambrosino che mi ha citato in un suo scritto, posso solo limitarmi a sognare al alta voce.

Alessandro Vitiello (Sandro)

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