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Halloween

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di Silverio Lamonica

 

Al pari della coca e della gomma

da ruminare in bocca giorno e notte

Zio Sam ci ha donato, ma non cotte,

di zucche vuote una vasta gamma.

 

Da dentro illuminate dalla fiamma

digrignano le orrende  zanne rotte,

coi bimbi si cimentan nelle lotte,

destando il vano orgoglio della mamma.

 

Tradotta dall’inglese è “la vigilia

di tutti i Santi” nella somma gloria;

ma i Beati da Giuseppe a Ersilia

 

rimangono perplessi a tanta boria:

su quelle zucche l’aureola umilia

dei nostri Santi la gloriosa storia.

 

La leggenda di Halloween

a cura della Redazione 

 

C’era una volta un uomo di nome Jack. Era sempre ubriaco e il suo passatempo preferito era prendere in giro chiunque.

Un giorno, vide il Diavolo arrampicarsi su un albero di mele e lo intrappolò circondandolo di croci. A questo punto ebbe il coraggio di ricattarlo: gli chiese in particolare di non prendersi la sua anima quando sarebbe morto.

Il giorno della sua morte, Jack salì al cielo ma gli fu impedito l’accesso al paradiso. Preso dalla disperazione, si recò allora all’inferno, dal Diavolo, il quale però mantenne la sua promessa e non gli permise di entrare neanche là.

Fu così che Jack fu costretto a vagare in eterno nelle tenebre tra l’inferno e il paradiso.
Mosso da compassione, il Diavolo prese un tizzone e glielo diede per aiutarlo a illuminare il cammino.

Jack mise il tizzone ardente in una rapa e da quel momento in poi si aggirò sulla terra senza un posto dove andare, illuminando il suo cammino, con quella che poi venne soprannominata Jack O’Lantern.

Così nel giorno dei morti gli irlandesi scavavano rape, barbabietole e patate, inserendo dentro una fonte di luce che tenesse lontano gli spiriti maligni e Jack. Le zucche furono successivamente adottate nel 1800, in America, come contenitore per le lanterne, in quanto erano più grandi e facili da trovare, e diventarono ufficialmente il simbolo di Halloween.

 

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