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Chiesa della SS. Trinità (2)

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Il protrarsi della guerra fermò i lavori. La chiesa restò inutilizzabile per parecchio tempo e le funzioni religiose vennero svolte nell’adiacente “Asilo Infantile Ciro Piro”.  Terminata la guerra, i lavori ripresero il primo ottobre del 1947;  il 20 marzo del 1948 il Parroco stampò il seguente  “Appello ai devoti di S. Silverio e ai figli di Ponza”  in cui si legge:

“Carissimo,

il 1° ottobre abbiamo ripreso i lavori per sistemare definitivamente la nostra Chiesa e offrirla al nostro amatissimo Protettore, S. Silverio, come dono di tutti i suoi Devoti sparsi per il mondo.

Conosco la vostra fede e il vostro amore verso il caro Santo e l’Isola sua e oso chiedervi un obolo per riuscirvi.

(…) Grazie vivissimo e assicuro nostre preghiere all’altare del Santo.

Il Parroco

Don Luigi Maria Dies”

La soddisfazione per la nuova e più spaziosa chiesa fu tanta e infuse  nella comunità una gioia che faceva sperare in tempi nuovi, in tempi migliori, di pace e di riscatto.

Dies, per completare la magistrale opera, pensò bene di istoriare con motivi religiosi le ampie pareti circolari del tempio e chiamò per la decorazione un pittore di Gaeta, un certo Salvatore (o Francesco) Mancini, non meglio identificato. Al bravo pittore Dies commissionò – come un grande mecenate del Rinascimento, come Giulio II con Michelangelo – una sorta di Cappella Sistina ponziana. Dal genio straordinario del parroco uscì fuori un meraviglioso poema didascalico-allegorico, che abbracciava il Vecchio e il Nuovo Testamento. Ma leggiamo come racconta questa idea lo stesso  Dies:

“Compiuto il lavoro d’ampliamento, s’imponeva quello di decorazione e pensai di rendere con essa omaggio al Sommo Iddio, alla Madonna e ai Martiri nostri. Ne nacque così il poema di allegorie che leggeremo insieme sulle lesene, la sinfonia dei colori, che, ammirati nello scenario policromo delle nostre rocce, feci riprodurre nell’interno del tempio. Aggiunsi la riproduzione dei ritratti di quei Papi che ebbero speciali relazioni con la vita di Ponza e, nella fascia sotto la cupola, le figure dei Santi principali, che qui colsero la palma del martirio. Mi proposi insomma di riprodurre nella chiesa una decorazione didattica o didascalica la quale potesse riuscire comodissima al sacerdote che, nei suoi catechismi ai piccoli e agli adulti, si poteva riferire a queste singolari rappresentazioni murali.”

In un tempo in cui a Ponza l’analfabetismo era ancora alto: un tempo lontano dal Concilio Vaticano II e dal Novus Ordo Missae, la riforma liturgica che sul finire degli anni Sessanta avrebbe introdotto la lingua italiana al posto del latino in tutte le funzioni religiose; quando il “Dies Irae, dies illa/ solvet saeclum in favilla:/teste David cum Sybilla” per le nostre care nonne era: “La Diasilla, la Diasilla porta secula cunzecrilla/ cunzecrilla gran dolore e songo ‘na misera peccatora”, il Parrocoproprio come si faceva nelle chiese del medioevo prima di Gutenberg – pensava di insegnare agli ingenui fedeli, attraverso le figure didascaliche, da gran Maestro qual era, il Vecchio e il Nuovo Testamento, per fare acquisire al popolo che accorreva fervente in chiesa una coscienza religiosa più avanzata e responsabile. Era la cosiddetta “Bibbia dei poveri”. Attraverso un codice accessibile a tutti, quello dell’iconografia, le storie vetero e neotestamentarie venivano rese accessibili anche ai più umili e ai bambini. Intuizione straordinaria. Dobbiamo ancora dirgli grazie!

Ora, credendo di far cosa gradita ai nostri lettori (ai più pazienti) mi accingo a riportare integralmente la descrizione dei dipinti istoriati nella Chiesa della SS. Trinità fatta da Dies nel suo libro, ormai quasi introvabile, “Ponza perla di Roma”. Il volumetto, pubblicato nel 1950, vanta la presentazione dell’esimio prof. Amedeo Maiuri, Soprintendente ai Monumenti della Campania. L’illustre archeologo giunse a Ponza nel 1926, insieme al collega Luigi Iacono di Ventotene, e negli anni successivi ebbe modo di conoscere e stimare il parroco Dies, diventandone amico e  sodale.

Nella presentazione del Maiuri si legge: “Don Luigi Maria Dies, sollecito delle sorti di Ponza, si è proposto anche il fine di riscattare l’isola dalla sua triste fama di “confinaria”, dalla sua solitudine “oceanica”, e molto spera e attende dal turismo. Che ben vengano viaggiatori e turisti accompagnati da questa nutrita e cordiale Guida: fatta com’è di amore e di dottrina, varrà anche ad ispirare rispettoso amore per la bellezza pura e casta d’una delle più incantate isole del Tirreno”.

Si tratta infatti di una formidabile “Guida storico-turistica”, che io consiglierei, prima ancora che ai turisti, a tutti i ponzesi, soprattutto ai giovani; i nostri amministratori farebbero bene a ristamparla e gli operatori turistici a tenerla sempre a portata di mano.

 

Gino Usai

(Chiesa della SS. Trinità. (2) – Continua)

 

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3 commenti per Chiesa della SS. Trinità (2)

  • Gabriella Di Domenico

    Salve, ho letto un articolo di Gino Usai sulla Chiesa della SS. Trinità di Ponza del 20 ottobre 2011. Sono la nipote del pittore e decoratore di Gaeta che affrescò la chiesa, il suo nome era Pasquale Mancini.
    Mi sembra doveroso che il popolo di Ponza sappia il nome del pittore della loro tanto amata Chiesa della SS. Trinità.
    Per me è un onore ricordare mio nonno.
    Gabriella Di Domenico

  • Gino Usai

    Cara Gabriella,
    è un grande piacere conoscerla. Si, è proprio Pasquale Mancini il decoratore della chiesa di Ponza. Ci piacerebbe che lei facesse pervenire alla nostra Redazione notizie più dettagliate sulla vita e sull’opera di suo nonno.
    Restando in fiduciosa attesa, le porgo un calorosissimo saluto.
    Gino Usai

  • Grazie Gi per come nel tuo scritto ci rammenti la figura di “Zio Monsignore”…. è bello leggerlo specialmente ora che dopo papà ho perso anche mamma ed i ricordi ormai devono riaffiorare da soli nella mia mente.
    Era un piacere ascoltare dai miei genitori la storia di San Silverio, i suoi miracoli, il racconto di come zio radunasse i giovani e di quanto fosse dedito alla chiesa, di come non si risparmiasse egli stesso nel lavoro fisico e nella ricerca di oboli per la costruzione della chiesa stessa, e poi io ho dei ricordi miei vividi: di quando era qui a Gaeta, su a San Domenico dove per pochi anni fu parroco. Iniziai a cantare nel suo coro: avevo persino delle parti da solista, a nove anni ne ero fiera.
    I canti di Natale erano meravigliosi, ma durò poco, a luglio ’69 Zio tornò a Ponza, l’amore per i suoi parrocchiani, per la sua isola, era troppo forte.
    a me dispiacque molto l’avrei potuto rivedere solo in estate non avrei potuto cantare le sue ninne nanne a Gesù, avevo 13 anni quando è venuto a mancare ma i suoi insegnamenti hanno continuato ad essere un faro nella mia vita e lo sono ancor oggi come credo che lo siano per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di essere i “suoi giovani”

    Il libro Ponza perla di Roma è stato ristampato da poco. se ne interessa mio Fratello “Luigi Maria Dies”
    Il Pittore Pasquale Mancini era un cugino di mio padre e quindi di “Zio Monsignore”, un vero talento. E’ giusto ricordarne il nome e l’opera.

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