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0021-021 u-02 v1-22 77 sl372205 Un rimorchiatore rimesso a nuovo

A un capitano di nave, di Rafael Alberti

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segnalato da Silverio Tomeo

                      Homme libre, toujours chériras la mer!

                                                                             Baudelaire

Sulla tua nave – un plinto verde d’alghe marine,

di molluschi, conchiglie e smeraldi stellari – ,

capitano dei venti e delle rondini,

tu fosti decorato con un colpo di mare.

 

Per  te i litorali di fronti serpentine

alzano al ritmo del tuo aratro un canto:

–  Marinaio, uomo libero, che gli oceani declini,

svelaci i radiogrammi della Stella Polare.

 

Buon marinaio, figlio dei pianti del Nord,

limone del Sud, vessillo della corte

spumosa dell’acqua, cacciatore di sirene;

 

noi tutti, i litorali ormeggiati del mondo,

ti scongiuriamo: portaci, nel solco profondo

della tua nave, al mare, già rotte le nostre catene.

 

Rafael Alberti  “Poesie” (Mondadori, 1998) – traduzione dell’ispanista e poeta salentino Vittorio Bodini

 

Questo sonetto del poeta andaluso apre la sua raccolta d’esordio del 1924 “Marinero en tierra” (marinaio a terra). Poesie giocose e luminose, impastate di luce e colori, lui che era anche pittore, nativo di vicino Cadice nella cui baia volle fossero sparse le sue ceneri dopo la morte, nel 1999. “Il mare. Il mare. / Il mare. Solo il mare! / Perché m’hai portato, padre, / in città? / Perché m’hai sradicato dal mare?” – così il poeta, e ancora: –  “Ho dato al mare il mio sangue. / Barche, navigateci su. / Ed io, di sotto, tranquillo”. 

Rafael Alberti, dopo la sconfitta repubblicana nella guerra civile di Spagna, fu esule in Francia, Argentina e poi a lungo in Italia sino al suo rientro in Spagna dopo la morte del dittatore Franco. A metà degli anni ’70 avvicinai il poeta in una libreria di Lecce in coda a un suo recital con accompagnamento di chitarra andalusa, strappandogli  una breve  intervista per un giornale ciclostilato di movimento. Rafael Alberti ebbe una lunga amicizia  con Vittorio Bodini, poeta e letterato di famiglia leccese, suo felice traduttore, a cui dedicò un canto per il primo anniversario della dipartita.

Silverio Tomeo

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