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p-18-1di4 s-_silverio_febbraio_1961 14 77 Un rimorchiatore rimesso a nuovo Idrozoi in grotta

Itinerari ponzesi. (3) – Al Fieno. La prima vendemmia senza zi’ Aniello

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di Sandro Russo

 

Si sono svolte, per la maggior parte entro la prima settimana di settembre, le vendemmie del Fieno, appuntamento annuale  tra i più attesi dai cultori di un certo genere di ‘ponzesità’: amanti della natura, delle occasioni conviviali e delle tradizioni del buon tempo antico.

La zona del Fieno, sito storico delle vigne, a Ponza, sembrava avviato fino a circa un decennio fa, ad un irreversibile declino. Le ubiquitarie ‘parracine’ di epoca borbonica, lasciate senza manutenzione, erano invase dai rovi e in parte crollate; le vigne – impiantate nel settecento dai primi coloni venuti da Ischia e curate con amore per secoli – quasi del tutto abbandonate.

Resisteva un piccolo manipolo di irriducibili, diventati col tempo mitici ‘grandi vecchi’: Giustino, Zi’ Aniello, Luiggino e poi, più giovane, Liberato – che avevano mantenuto in ordine i filari anno dopo anno, le loro cantine lustre, reso il rito della vendemmia una ricorrenza isolana. Ad essi si era aggiunto qualche più giovane appassionato (…‘giovane’, anche lui, una trentina d’anni fa!): nomi come Antonio De Luca, Enzo Raso detto u’ direttore.

Infine, a dare nuova linfa e impulso alla zona, è venuto Emanuele Vittorio, erede per parte di madre dei ‘Migliaccio’ che per primi avevano colonizzato il Fieno. Sostenuto dalla moglie Luciana e per anni aiutato da Liberato, Emanuele, che oltre all’interesse per la coltura della vite fa il dentista a Napoli, ha portato nuove conoscenze e tecnologie moderne (coadiuvato da un esperto enologo) nell’ipotesi e con la speranza che la produzione di un vino di qualità superiore possa essere, oltre che una passione,  anche un’impresa economicamente redditizia.

Questa la cornice entro la quale si svolge ogni anno il rito delle vendemmie; coronamento e sintesi del lavoro di un anno intero. Quel che fa unico ‘il Fieno’ è la particolare disposizione geografica del luogo. Una lingua di terra che chiude ad un estremo la baia di Chiaia di Luna, raggiungibile solo a piedi dopo aver parzialmente salito il monte Guardia e poi contornato il suo versante mare con vista su Chiaia di Luna; quindi ridisceso la balza lungo una stradina gradonata.

Tra cuscini compatti di Euphorbia dendroides (u’ cecauocchie) si vedono Capo Bianco e la punta di Palmarola

A settembre l’euforbia  comincia appena a mettere le prime foglioline, mentre sono più appariscenti le bacche del lentisco

Ancora il lentisco con le bacche, insieme all’elicriso e alla ginestra  – Spartium junceum(sfiorita), con Palmarola sullo sfondo 

 Foglie e bacche del lentisco (Pistacia lentiscus – Fam. Anacardiaceae)

Palmarola e Capobianco da sfondo a un ficodindia e alle infiorescenze secche dell’elicriso (Helichrysum italicum – Fam. Asteraceae)

L’esposizione a ponente fa sì che dalle 10 di mattina – appena il sole oltrepassa la mole del monte Guardia – fino al tramonto, le vigne siano in faccia al sole. A mezza costa lungo la discesa si trovano alcune delle cantine storiche; quella di Giustino è alquanto più in basso, con vista su una piccola baia che costituisce anche un (difficile) approdo dal mare. La casa (e la cantina) di Antonio è anch’essa in basso, deviando appena verso libeccio. Ma le vigne non sono tutte insieme. Di un areale interamente coltivato due secoli fa, poco più di un terzo è stato mantenuto; alcuni piccoli appezzamenti si trovano in zone veramente scoscese, dove per salire bisogna tenersi ad una corda come corrimano: tale è u’ schiappetiéll’ (scarpata: schiappata, da cui scarpatella: schiappetiéll’), recentemente recuperato.

Le vigne del Fieno e, in alto, le cantine

Si sale dunque la mattina presto, ancora notte o che appena albeggia; l’erba tra le pietre è bagnata di rugiada, così che ben presto i pantaloni sono zuppi fino al ginocchio.

Sarà per effetto della nebbiolina bassa che si deposita negli avvallamenti del terreno, ma tutto sembra ovattato. Tra poco cominceranno i rumori delle attività degli uomini: clacson di macchine, il battito lento dei motori marini, le voci da una casa all’altra. Ma basta allontanarsi ancora un po’ dall’abitato e i suoni naturali riprendono il sopravvento: stridìi di gabbiani, il rombo cupo della risacca dagli scogli giù in basso, il rumore dei passi sulla ghiaia.

Si cammina – a volte in discesa si corre – su un sentiero scosceso, ogni scalino diverso; passi diseguali da decidere all’ultimo momento, ogni volta. A volte capita di fare qualche strano incontro e si fanno due risate insieme…

In questa stagione tra i pochi fiori spontanei ci sono i piccoli capolini gialli dell’Inula viscosa – Fam Asteraceae (‘a prùdeca)

A settembre le essenze profumate sono al massimo della concentrazione, dopo tutto il sole dell’estate. Basta sfiorare una qualunque delle piante – il lentisco, il mirto, i vari tipi di cisto, ‘a prùdeca – e immediatamente capisci che cosa hai toccato.

Arriviamo sul posto della vendemmia di primo mattino: sono due grotte scavate nella roccia e biancheggiate a calce, con nulla di superfluo; fuori c’è una piccola terrazza che guarda le altre vigne del ‘Fieno’. Più avanti e in basso, il mare.

I Vecchi sono lì da un’ora del mattino ancora lontana dal giorno; prendere in giro quelli che arrivano più tardi è un loro esclusivo piacere. Poi ci sono i profumi, gli scherzi, le battute salaci e i doppi sensi: tutto il corredo di una sub-cultura contadina sul punto di essere perduta.

Si lavora anche, durante la vendemmia; si staccano i grappoli dai tralci, si tuffano le mani tra le uve colorate di giallo opalescente, come in un tesoro. Un assaggio ogni tanto: solo l’acino più bello; il resto nel secchio. Si trasferiscono i bigonci lungo le catene, fino alle cantine, man mano che si riempiono. Un lavoro che si è sempre fatto a braccia e a dorso d’uomo; per le zone più scoscese e lontane dalle cantine si utilizzano ancora gli asini. Da qualche anno Emanuele ha impiantato una rudimentale teleferica tra le sue vigne a valle e la cantina a monte.

Ad una certa ora del mattino, tra le 9 e le 10,  a seconda di com’è organizzato il lavoro, c’è il rito della ‘marenna’, già ricordato e descritto su questo sito (leggi qui).

Ogni proprietario fa la sua propria vendemmia, secondo un calendario di complessa elaborazione. E’ importante che non ci siano sovrapposizione perché ognuno aiuta poi tutti gli altri. Questo è il primo anno che la vendemmia si fa senza Zi’ Aniello, che è venuto a mancare, dopo una breve malattia, nella scorsa primavera.

Per l’uva è stata una buona annata, quest’anno!

La vendemmia di Antonio è stata particolare: una specie di Arcadia agricola – letteraria – alcoolica con molti amici venuti da tutto il mondo per l’occasione; si è raccolto, si sono declamati versi e raccontate esperienze; si è mangiato e bevuto ….

La vendemmia di Emanuele è stata la più grande per impegno ed estensione delle vigne; macchine più moderne per deraspare e pigiare le uve, temperature controllate durante la trasformazione del mosto in vino; ma la stessa attenzione del buon tempo antico al rito e alle tradizioni della vendemmia ponzese.

La vendemmia di zi’ Aniello, gestita quest’anno da Liberato, è stata raccolta e nostalgica, nel ricordo dell’amico che se n’è andato. Per l’occasione ha partecipato anche la figlia Vittoria; si sono ricordate le sue parole, il suo modo di fare burbero e il grande cuore, l’attenzione ad ogni singolo acino che poteva cadere a terra, durante la raccolta.

Zi’ Aniello alla vendemmia 2009. Usava ripassare tutti i filari, dopo che i raccoglitori erano passati, per recuperare i grappoli lasciati indietro

Vendemmia 2011: Luigino, Giustino e Liberato

Quando la vendemmia non dura troppo, o i raccoglitori sono tanti, rimane il tempo, prima del grande pranzo di fine vendemmia, per un bagno tra gli scogli, proprio sotto la cantina di Giustino. Si tengono fuori dai cancelli gli immancabili asini e si raggiunge il mare…

Crithmum maritimum  o finocchiella di mare – Fam. Ombrelliferae, utilizzato anche per sottaceti

Giù in fondo c’è sempre il mare, il mare turchese di Ponza, che dà riposo a chi si è stancato.

 

N.B. – Per altre informazioni e articoli sul ‘Fieno’, digitare la parola nel riquadro “Cerca nel sito”, a sinistra e in basso sulla pagina di apertura.

 

Sandro Russo

 

 

 

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