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Risposta a Mimma Califano

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di Gennaro Di Fazio

 

In riferimento alla domanda  che Mimma Califano pone sull’articolo ”Finisce un’Amministrazione ma finisce anche un modo di pensare?” la mia risposta è sicuramente “NO”, almeno a breve termine.

E tale risposta non è certamente condizionata dall’emotività dell’evento in discussione,  ma in relazione ad un’analisi politica locale e nazionale.  Da situazioni simili a quelle accadute a Ponza si evince ormai in maniera direi quasi inequivocabili che   ” i modi di pensare non si cambiano con gli atti giudiziari”. La storia politica italiana ne è piena. Lo scontro istituzionale in atto a Ponza così  come in Italia, tra la magistratura e la politica, parte da lontano, dai primi anni ’90 con la crisi partitica collegata a tangentopoli. In quel tempo gli elettori identificarono la crisi partitica con quella politica pensando di sostituire i partiti con gli imprenditori affidando loro  lo stato o gli altri enti collegati come regione provincia e comune,  credendo e sperando che una nuova amministrazione basata sugli stessi meccanismi di un’azienda privata, avrebbe portato  funzionalità nei vari settori della pubblica amministrazione e non, con conseguente produttività e quindi  benefici e ricchezza per tutti.

Questa  impostazione ha però un difetto di fondo sottovalutato da troppi e cioè che l’imprenditore non ha il senso dello stato pertanto non può capire  il suo funzionamento. Scegliere di mettere a capo di una istituzione pubblica un imprenditore con la mentalità di imprenditore è  come voler risolvere il problema di una fabbrica dando istruzioni in una lingua che gli operai non conoscono. Questa similitudine è appropriata perché il linguaggio dello stato è molto diverso dal linguaggio di una azienda privata, sono due modi di pensare, due modi di rapportarsi con gli utenti, due finalità diverse.

A ciò va  aggiunto che in Italia , sempre dagli anni ’90, si è instaurata una cultura tendente  all’esaltazione della personalità, a livello dei mass media( vedi “Il grande fratello, “L’isola dei famosi” e tutti programmi in cui vi era l’esaltazione della persona), così come a livello politico  (vedi elezione dirette del Sindaco e del presidente della Regione che addirittura cambiava nome in Governatore, nonché  la tendenza all’elezione diretta anche del Capo dello Stato)  sostituendo la funzione del partito con il singolo politico che una volta eletto ha solo l’interesse di dar conto al suo elettorato alla stregua del commerciante per i suoi clienti. Le elezioni si sono trasformate nell’acclamazione del personaggio che meglio si presentava, a prescindere dai contenuti  e dal suo stato morale.

Tutto ciò ha determinato una personalizzazione eccessiva della politica portando inesorabilmente allo scontro istituzionale e alla crisi morale e io aggiungerei economica dello stato e di comuni; il resto è conseguenza. Pertanto più che criticare il passato e gli uomini che si sono trovati ad amministrare lo status quo, va intrapresa un cammino tendente a  riallacciare il dialogo tra le istituzioni e/o con le altri parti della società. In questa nuova alleanza deve rientrare la Politica, quella nobile che collega le parti,  accomuna gli interessi e costruisce le basi finalizzate alla creazioni delle condizioni per il miglioramento della qualità della vita per un’ intera popolazione e non solo per poche persone. E questa non è una posizione di sinistra ma una condizione essenziale del vivere civili e progredire tutti insieme indipendentemente dalle ricchezze e dalle differenze sociali.

Scusatemi se in breve tempo ho già prodotto già 2 articoli sul questo caso politico – giudiziario che attanaglia  Ponza, credetemi non è per protagonismo,  è solo  per imprimere una spinta un po’ più forte a questa  discussione al fine  di  intraprendere il più presto  possibile un dibattito a largo raggio prima che il tempo mitighi le amarezze  e il tutto vada a finire nel dimenticatoio delle sconfitte.

Prima di concludere, a titolo personale, indipendentemente dalle colpevolezze, mi sento comunque di dare a tutti gli indagati una pacca sulla spalla, in segno di affetto e  di amicizia nonché  di sostegno per questi momenti difficili, anche perché vanno sicuramente distinte la questioni politiche da quelle giudiziarie e ancor più da quelle umane.

Gennaro  Di Fazio

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