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Felici abitanti!

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di Assunta Conte

Un sincero saluto di benvenuto ad Assunta Conte, che con questa recensione fa il suo esordio su ponzaracconta. La Redazione

 

Felici abitanti! …Così Conrad Haller nel 1822 considerava i nostri progenitori. Il commerciante franco-svizzero, che si firmava come Un Ultramontain, visitò Ponza agli inizi dell’Ottocento rimanendone incantato. Era meravigliato non solo della bellezza di Ponza ma soprattutto del rapporto dei poco più di mille abitanti con la natura, della loro capacità di fondersi con essa e trarre da essa tutto il necessario. L’immagine è quella del “buon selvaggio” ignaro del mondo e felice di quello che ha. Descrive un mondo ancora fortemente legato all’agricoltura più che alla pesca, mentre il commercio era ancora limitato. Questa immagine di armonia, concordia e semplicità è amplificata dalla descrizione delle case-grotte che incantano l’Haller. L’originalità e l’ampia diffusione su tutta l’isola di queste case-grotte, ad eccezione della zona porto, porta l’Autore a definire gli isolani ‘trogloditi’, nel senso etimologico del termine cioè: popolo che vive in caverne.

Perché vivono in grotte? – si chiede Haller,  quando sull’isola c’è tutto ciò che serve per costruire case tradizionali. Osservando attentamente come gli isolani costruivano le proprie abitazioni e in particolare come ci vivevano, trova la risposta nella praticità, funzionalità e salubrità delle case- grotte. La natura geologica di Ponza rende facile lo scavo, permette di ampliare la casa a seconda delle esigenze familiari e inoltre sono case, potremmo dire, ‘termoregolate’ naturalmente. Haller nota un’ampia diffusione delle case-grotta a Le Forna, al punto da far derivare il nome di Le Forna proprio da queste abitazioni che a suo dire gli isolani chiamavano forne. Una derivazione errata ma che evidenzia come queste case presentano un aspetto del tutto nuovo per gli estranei che ne rimangono affascinati, così lo stesso Pasquale Mattei nel 1857 definisce le case: “…quando l’immaginazione a tutt’altro che ad umane abitazioni quelle caverne paragonar volea… non sapea rassomigliarle che agli accampamenti dei castori dell’America o alle tane degli scogliattoli. Così l’autonomastica appellazione di Forni data al villaggio testè ricordato, sembravami, a vero dire,  giusta ed adeguata”.

Haller si augura che le isole siano conosciute e visitate e termina con una descrizione idilliaca della comunità isolana, e con un appello agli abitanti di non farsi corrompere dal mondo.

“In attesa gli abitanti di Ponza, particolarmente gli agricoltori, esclusi da tutte le comunicazioni con gli stranieri e lo stesso con i loro compatrioti della terra ferma, conservano una grande semplicità e purezza di maniere, sono contenti della loro sorte, poiché non hanno l’occasione di fare dei confronti e di nutrire dei desideri, che la modestia delle loro maniere non permetterebbe di soddisfare.

Felici abitanti!

Se voi non conoscete dei godimenti più raffinati, la vostra tranquillità non può cambiare, perché ignorate anche i vizi e la corruzione di un mondo che metterebbe in ridicolo l’uniformità della vostra vita serena!”

 

Alate parole, su cui il tempo è passato con la falce…

 

Assunta Conte

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