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Il 29 agosto mio padre ha festeggiato 100 anni

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di Sandro Vitiello

Non ho nessun amico o conoscente che abbia un genitore così avanti negli anni.

Ho diversi amici con i genitori anziani e molti di questi si misurano con il dramma dell’Alzheimer, del Parkinson e di tanti altri acciacchi degli anni che passano.

Io ho il papà che ha cento anni e direi che se la cava abbastanza bene.

Certo ha perso la sua autonomia, certo il tempo è passato pure per lui ma il suo cervello funziona ancora bene e la sua memoria è di ferro.

Si conserva nella sua semplicità e nel suo mondo fatto di affetti e di cose.

La sua casa è la stessa in cui è nato, il suo orizzonte è quello di sempre: il mare di Cala Fonte.

Gli odori sono quelli delle stagioni che da sempre fanno di Ponza un’isola con mille volti.

Mio padre è arrivato a cento anni ancora con tanta curiosità verso la vita, ha tanti amici che vanno a trovarlo e le sue giornate sono abbastanza piene.

Ha sempre qualche bel ragionamento da fare ed è capace di ascoltare, malgrado sia un po’ sordo.

Mio padre ama ancora il buon cibo ed un bicchiere di vino non se lo fa mancare.

 

Diversi mesi fa si è posto il problema: come organizzare degnamente la festa dei suoi cento anni?

Ce la potremmo cavare con un pranzo di famiglia al ristorante e rinfresco pomeridiano per gli amici oppure…

…oppure visto che la casa non è grande ci si potrebbe trasferire nella piazza di Cala Caparra, si potrebbe preparare un buffet “come viene viene”, fare un po’ di musica e dire due parole.

Si parte da considerazioni pratiche – la casa troppo piccola- e si incomincia a ragionare in grande: ma perché questo momento non lo facciamo diventare un bel momento in cui tanta gente che non si vede da una vita possa regalarsi una bella serata di chiacchiere mangiando qualcosa, in una bella sera di fine Agosto?

Le cose a volte succedono senza averle programmate. Si può pensare di fare una festa ma anche se dici a tutti di venire poi può essere che rimanga la tua festa.

Invece se mesi prima della data prevista incominci a sentire qualcuno che ti chiede informazioni, che vuole sapere cosa si farà, dove e con chi, allora ti domandi se non vale la pena provarci.

Certo è comunque la festa del genitore e quindi ci vuole il consenso del festeggiato che non è un uomo “da piazza”, dei figli che devono essere d’accordo, dei nipoti che devono dare una mano, delle istituzioni che ci devono mettere la piazza e di un’isola che deve apprezzare quest’idea.

Qualche dubbio piccolo piccolo all’inizio c’è – non nascondiamocelo – ma poi si parte.

Giorno dopo giorno si palpa con mano l’interesse di tanti intorno a questo evento.

Piano piano scopriamo che a Ponza si può fare tanto.

Padre Salvatore è disponibile a venire a dire la messa in piazza, il Comune con il suo Sindaco, con i vigili e con i suoi mezzi farà la sua parte.

Il Comitato di San Silverio che ci mette a disposizione le sue preziose bandiere che addobbano la festa del santo patrono, Ernesto Prudente non farà mancare la sua presenza affianco al festeggiato, l’impianto di amplificazione di Franco, le luci di Pasqualino, le zeppole fatte con la ricetta più famosa dell’isola della signora dei “Conti” aggiungeranno forma e sostanza all’evento.

 

Siamo arrivati ai giorni che hanno preceduto il “fatidico appuntamento” che venivamo fermati continuamente da amici e compaesani che volevano sapere qualche dettaglio della festa, gli orari, cosa regalare al festeggiato e di più ancora.

Avevamo bisogno di informazioni, di materiale, di addobbi? Niente problemi.

Ammetto di aver goduto dell’occhio benevolo dei vigili dell’isola e dei tanti che ci hanno dato una mano anche nelle banalità.

Ormai negli ultimi giorni bastava dire che eravamo in giro per conto del nonno e ognuno era pronto a fare qualcosa per noi.

Mia figlia mi faceva notare che sembravamo essere in un film di Totò.

A me sembrava di essere John Belushi in Blues Brothers: “in missione per conto del Nonno”.

 

Poi arriva il gran giorno.

Ti svegli la mattina e trovi questo vecchietto che, quando ero bambino sembrava un gigante, adesso che ha cento anni si è fatto piccolo e incute quasi tenerezza.

E’ emozionato, siamo emozionati.

Gli auguri a voce sono d’obbligo ma sono soprattutto i silenzi a dire qualcosa in più.

Durante la notte è comparsa sul muro di casa, in cortile, una targa che ricorderà a quanti passeranno da quelle parti, che dentro quelle mura, ha vissuto un uomo per più di un secolo.

Dopo il caffè, con un pezzo di fresella, una barba ben fatta è d’obbligo.

Iniziano poi le visite dei parenti più prossimi, dei vicini, degli amici di sempre, del dottore Isidoro.

Ognuno con un piccolo dono ma soprattutto con la voglia di stare lì, per qualche minuto vicino a quel vecchietto quasi fosse diventato una reliquia, in quel giorno speciale.

Emozioni tante, parole e sguardi.

Pranzo veloce e via di nuovo a preparare la festa in piazza.

Problemi dell’ultimo momento risolti con fantasia e disponibilità.

Simone, arrivato da Milano la sera prima, vuole addobbare il buffet alla Ponzese: servono bouganvillee, remi, nasse, reti e attrezzi della pesca.

In mezz’ora arrivano due auto piene di fiori e di tutto il resto.

“Ma come si fa a fare un buffet ponzese senza cicerchie?” dice lo chef milanese.

Ci pensa Anna del “Punta Incenso”.

E via così fino a mezz’ora prima della festa.

Intanto compare, appeso al muro della piazza di sopra, un bellissimo striscione con una scritta che riassume una vita: “Cento anni sul mare!” opera delle nipoti.

Poi basta. Si inizia.

Si incomincia a veder arrivare un po’ di gente, poca.

Si incomincia ad avere il dubbio che tutto il lavoro fatto non serva  a niente, che tutto quel cibo pronto da servire finirà in un bidone, che tutti quelli che hanno detto “non mancherò” l’hanno detto solo così per dire.

Tanti dubbi e pure un po’ di angoscia.

Arriva padre Salvatore, si prepara l’altare sul palchetto, si vede arrivare la macchina che è andata a prendere il nonno e appena lui arriva sulla piazza, all’improvviso compaiono decine di persone, come dal nulla.

In un attimo vedo tanti dei volti incontrati nei giorni precedenti.

In fondo alla strada, davanti ad “Angelino” c’è parecchia altra gente che si avvicina.

Inizia un interminabile giro di baci ed abbracci per quel vecchietto che, dal suo tranquillo cortile sopra cala Fonte, viene gettato in un vortice di emozioni che andrà avanti per tutta la sera.

Quando finalmente riesce a sedersi in prima fila accanto al sindaco e ai suoi figli l’atmosfera incomincia a rilassarsi e al sottoscritto è dato il compito di salutare gli ospiti ed invitarli al “giusto contegno” perché tra qualche istante comincia la messa.

Una bella cerimonia religiosa con le giuste considerazioni di padre Salvatore: parole che ricordano i valori e lo stile di vita di un uomo perbene.

Il Sindaco aggiunge, alle parole di circostanza, i suoi ricordi personali di quando suo padre e Costantino lavoravano e pensavano, fianco a fianco, alla costruzione della Sant’Anna Seconda

– L’ultima sua barca ufficiale – nel cantiere di Santa Maria, negli anni ’60.

E’ salito poi, insieme a mio padre, sul palco, Ernesto Prudente e i ricordi, gli aneddoti e le emozioni hanno preso il sopravvento.

Ernesto è senza dubbio la memoria storica della nostra isola.

Lui, lì, insieme al centenario pescatore di Cala Caparra, ha costruito un affresco di un mondo dove la solidarietà e il coraggio sono stati necessari per sopravvivere.

Ha portato poi il saluto l’assessore al turismo Maria Pagano, nipote e figlia di  amici di sempre di mio padre.

Aveva anche in dono un quadro con l’immagine di San Silverio, dipinto su un’asse di legno raccolta su una spiaggia.

Mirella Romano, maestra di tanti ragazzi – non più ragazzi – dell’isola gli ha dedicato e letto una bella poesia.

Bonaria, presidente della Pro Loco di Ponza, ha aggiunto parole importanti alla serata e ha portato una foto del porto ai primi del ‘900: la stessa età del nonno.

E poi i nipoti e i pronipoti, tanti, quasi tutti, sul palco insieme con una riproduzione di un veliero d’altra epoca, con un’immagine di cala Fonte e con uno scritto molto bello.

Un saluto affettuoso e struggente a completamento di una prima parte della festa fatta di discorsi importanti e di emozioni; tante.

Da quel momento bando all’ufficialità.

La piazza è diventata uno spazio indefinito: da una parte una lunga fila di amici che volevano salutare personalmente Costantino e dall’altra un grande buffet che fino a quel momento aveva resistito agli assalti grazie al controllo feroce di Luciana e non solo di lei.

Pizze, focacce, mozzarella e panzanella, torte e parmigiano, olive e mortadella e tante altre cose, compresa una cinquantina di chili di zeppole si sono volatilizzate nel giro di tre ore.

Senza contare il vino e la birra.

L’apice della festa si raggiunge quando arriva una enorme torta fatta da Leandra con la collaborazione delle cugine. Bellissima, imponente, buona.

Cento candeline, il soffio di tutti i nipoti a spegnerle insieme al nonno e via con coltello e paletta.

Era veramente tanta quella torta.

 

Ad un certo punto è comparsa una chitarra impugnata da uno storico frequentatore della nostra isola: Glauco Borrelli.

Il bassista di Pierangelo Bertoli, l’amico di Ricky Gianco e di Gianfranco Manfredi era con noi a godere di quella serata aggiungendo tanta buona musica.

A mezzanotte la piazza si è svuotata, il nonno era già a casa da un’ora e noi, quelli che hanno pensato e costruito la serata – io e i miei fratelli e i miei nipoti – insieme agli amici che non si sono mai tirati indietro – ponzesi e pure milanesi – eravamo lì a goderci il piacere di aver fatto una bella festa.

Sicuramente per il nostro genitore ma anche per la nostra comunità.

Il piacere più grande non era dato dal numero di partecipanti – alcune centinaia – ma dai tanti gruppi che si formavano in quella piazza e se la contavano.

Abbiamo avuta netta la percezione alla fine di quella lunga giornata di aver fatto una buona cosa per quel piccolo mondo a cui apparteniamo da sempre.

Mario Balzano giustamente scrive che a Cala Caparra si percepisce più che altrove il senso di comunità.

Dopo quel 29 Agosto io ci credo di più.

 

P.S.

Per me, questa volta, è stato ancora più pesante ripartire.

 

Caro nonno,

che bello poter festeggiare con te

il traguardo dei 100 anni!

Hai vissuto un secolo della nostra storia,

della tua isola sei il custode

di tanti racconti spesso dimenticati.

 

Quante avventure ci hai narrato e

quante volte siamo rimasti rapiti

immaginandoci lì con te.

Sei un uomo sincero, molto tenace e

sempre vicino alla famiglia.

I tuoi occhi vispi e fitti

sembrano guardare dritto al cuore e

le tue mani grandi e un pò rudi

sanno essere delicate quando ci accarezzi.

 

Caro nonno,

vogliamo ringraziarti per le tue parole

sempre attente, per i tuoi consigli frutto dell’esperienza e

per essere un distinto signore

che sogna ancora il profumo del mare!

 

Ti vogliamo bene,

i tuoi nipoti.

 

Ponza, 29 agosto 2011

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