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Andrea Sergio Garavini

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In occasione del decimo anniversario della scomparsa di Andrea Sergio Garavini, parlamentare torinese e ponzese di adozione, e in occasione della sua rievocazione che avverrà a Ponza, dove è seppellito, il 6 settembre p.v. e a Roma il giorno dopo, così come meglio specificato sulla locandina: “Abitare l’utopia”, pubblicata su questo stesso sito, la Redazione di “ponzaracconta” è onorata di pubblicare la sua biografia.

Andrea Sergio Garavini, torinese, nato li 18\05\1926, è stato uno dei protagonisti della storia della sinistra italiana dalla Resistenza al passaggio del secondo millennio.

Rappresentante degli studenti nel Cln (Comitato di liberazione nazionale) mentre era studente al Politecnico di Torino,  nel dopoguerra ha partecipato all’esperienza dei Consigli di gestione e si è iscritto al Partito Comunista nel 1947. Nella federazione torinese ha svolto nei primi anni ’50 l’incarico di responsabile delle attività culturali e della comunicazione, poi, nel momento della più grave crisi di rappresentanza della Cgil, è passato ad impegnarsi direttamente nel sindacato dove ha svolto il ruolo di Segretario della Fiom di Torino, poi della Camera del Lavoro Provinciale e Regionale, poi Segretario generale della Filtea e Segretario Nazionale della Cgil e da ultimo Segretario Generale della Fiom, portando avanti dai “Consigli di fabbrica” in poi una lunga battaglia per l’affermazione della democrazia diretta nei luoghi di lavoro e della più larga partecipazione al governo dell’economia.

Fra i pochi dirigenti del Pci che, già nel 1956, si espressero contro l’invasione dell’Ungheria, Garavini fu uno dei cinque, insieme a Cesare Luporini e Lucio Lombardo Radice, che si oppose anche alla radiazione dal Pci del gruppo del Manifesto, al quale peraltro non apparteneva. Eletto deputato nell’87, reagì diversamente dalla maggioranza del suo partito al crollo del muro di Berlino. Convinto che la responsabilità per la disfatta dell’Urss non fosse nei principi ma nell’involuzione burocratica e statalista, non si adeguò al cambiamento del solo nome e dette vita nel ’91 al Movimento per la rifondazione Comunista, poi Partito della Rifondazione Comunista.

Nel 1993, dopo il grande successo elettorale ottenuto come segretario di Rifondazione Comunista che si era affermata come primo partito della sinistra nelle elezioni comunali di Milano (11,4%) e Torino (14,06%) (risultato in seguito mai più ripetuto), sentì il bisogno di allargare il partito alle esperienze che maturavano nella società di vasti movimenti culturali (esempio ma non solo, il movimento ambientalista), critici del modello di sviluppo, ma non disponibili a chiudersi nel recinto organizzato di un partito troppo tradizionale.

Espresse questo  pensiero al Comitato Centrale del suo Partito nel giugno del’93 (la relazione è agli atti), trovando pochissimi consensi e si dimise dalla carica di Segretario e contestualmente da ogni organismo dirigente del Partito che lasciò nel 1995, dando vita ad una Associazione “per la sinistra”, all’interno della quale portare avanti analisi e progetti sui temi sociali, economici e culturali necessari all’affermazione di una nuova  partecipazione politica.

Nel 1997, come presidente dell’associazione “per la sinistra”, si fece portavoce del disagio del mondo che interpreta la cultura visiva (artisti, architetti, critici e studiosi dell’arte antica, moderna e contemporanea) esclusi dall’elenco, dell’allora ministro Luigi Berlinguer, di quanti incaricati di studiare il percorso formativo delle nuove generazioni di italiani. Dal disagio nacque un movimento: “Perché abbia cittadinanza la cultura visiva”, sottoscritto da centinaia di artisti e intellettuali, tra i quali il Maestro Mario Luzi che per solidarietà si dimise dalla Commissione degli esperti di Berlinguer, che ha prodotto, attraverso due anni di convegni studi e incontri, un saggio: “ARTEINFORMAZIONE” edito da Donzelli, che contiene proposte e progetti per la formazione e la trasmissione di saperi insostituibili e originali dell’identità del nostro paese e della cultura occidentale.

Ha scritto vari libri tra i quali: “Gli anni duri alla Fiat” – edito da Einaudi; “Le ragioni di un comunista” – edito Datanews; “Ripensare l’illusione” – edito da Rubbettino.

E’ morto a Roma il 7 settembre 2001; è sepolto nel cimitero di Ponza che aveva conosciuto nei ricordi di Camilla Ravera, torinese, a lungo confinata nell’isola.

La redazione di “ponzaracconta”

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