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Un faro da salvare


di Enzo Di Fazio

Ha scritto ieri Luisa Guarino, alla Redazione di ponzaracconta: – “Segnalo a tutti i patiti di fari come me, che su La Stampa di oggi, alle pagg. 22 e 23 c’è un bel servizio al riguardo. Inoltre purtroppo in una cartina, tra i nove fari italiani in vendita, è inserito anche il nostro di Ponza…”

Grazie a Luisa per la preziosa segnalazione. Pare che sia il momento dei fari. Ieri  “La Stampa” ha dedicato un servizio al problema della vita dei fari e a quella dei suoi guardiani, categoria – come si sa – ormai in via di estinzione. Oggi Rumiz su “La Repubblica” parla del faro abbandonato di Capo Trionto, in Calabria.

A proposito di quanto scritto su “La Stampa” mi sono procurato l’articolo (leggi qui) [1] e l’occhio è subito scivolato sulla piccola carta geografica dell’Italia dove sono riportati i luoghi in cui si trovano i nove (per ora) fari dismessi dal servizio e a disposizione del demanio.

Vi trovo scritto ‘Ponza’ e, quantunque non sia indicato il nome, il pensiero va immediatamente al faro della Guardia. Perchè è di questo faro che da qualche tempo si parla di vendita o di  concessione. Me l’ha accennato in più di un’occasione anche Cristoforo, il cugino fanalista.

Quindi un’ulteriore conferma… e le conferme, quando si tratta di brutte notizie, rattristano sempre.

Istintivamente viene da chiedersi cosa si può fare, cosa possiamo fare, per evitare che il faro della Guardia arrivi a non appartenerci più.

Oggi, pur nella sua distanza e isolamento (visto che non lo si può visitare facilmente), lo sentiamo ancora nostro, proprio perchè non è ancora di nessuno.

Ma è cadente, abbandonato, e – come dicevo nel recente pezzo pubblicato su ponzaracconta (leggi qui [2]) – se non ci sarà qualcuno che se ne prenda cura, rischia di diventare un rudere.

Sicuramente ci sono persone interessate a farne un ‘albergo particolare’ per clienti ovviamente ‘particolari’, magari con un servizio di elicotteri per arrivarci. Ma è questo che non dovrebbe accadere, perché continui ad essere patrimonio dell’isola e dei ponzesi.

D’altro canto, la ristrutturazione e la manutenzione di questo gigante richiedono ingenti risorse finanziarie ed è difficile che gli Enti interessati all’alienazione (che siano lo Stato, la Regione, il Comune o il Demanio) pensino, in un momento congiunturale come l’attuale, a soluzioni diverse da quelle di fare cassa nella maniera più sbrigativa possibile.

Certo sarebbe bello se diventasse Museo, o luogo di studio e di ricerche, in altri termini luogo di cultura fruibile da tutti.

Ma per arrivare a tanto, di ben altre sensibilità, oltre che di risorse, dovrebbero essere dotati, coloro che hanno la responsabilità della gestione del patrimonio artistico e naturale del nostro paese.

Eppure esempi che ‘la cultura paga’ ce ne sono. Proprio ieri sentivo per radio che in Germania una vecchia miniera di carbone è diventata  museo e ci vanno oltre due milioni di visitatori l’anno.

Direte… ‘Beh, La Germania’!… Un tentativo però, penso, potremmo farlo: cercare di ottenere che la fruibilità di questo sito meraviglioso, al di là della sua destinazione privatistica, sia consentita a tutti, seppure in maniera controllata e regolamentata, come avviene per tanti siti speciali.

Pensavo allora ad una petizione da proporre, magari attraverso Italia Nostra o il FAI (Fondo Ambiente Italiano) che si occupa di queste cose e che, proprio l’anno scorso, ha curato la campagna “Salviamo i luoghi del cuore”.

Chissà che non possa accadere il miracolo.

 

Enzo Di Fazio  (10/08/2011)

 

P.S.

Ma al Comune di Ponza, che può muoversi a livello ufficiale, proprio non c’è nessuno che ha a cuore questo problema? (N. d. R.)

[3]

Il Faro della Guardia. Dalla recente Mostra di Guy Migliaccio