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Ponza. Impianti idraulici romani (6)

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di Leonardo Lombardi

 

Dalla Spiaggia di Frontone a Punta Santa Maria: punti d’osservazione 48-61 (fig. 15)

Fig. 15 – Punti d’osservazione 48-61 

Lungo la Spiaggia di Frontone la morfologia è, rispetto al resto della costa orientale, anomala, in quanto una vasta spiaggia si stende di fronte alla parete rocciosa. Al piede di tale parete era possibile realizzare muri e sostruzioni su cui fondare il canale dell’acquedotto senza ricorrere allo scavo della galleria continua.

Si hanno infatti tracce di tali sostruzioni, realizzate in conglomerato cementizio con grandi ciottoli e calce, alternate a tratti in galleria.

Dopo la Spiaggia del Frontone si conservano numerosi tratti di galleria. Su fronte roccioso della “spiaggetta prima di Frontone” si osservano sei elementi dell’acquedotto tra i quali interessanti una traccia, con il coccio pesto del rivestimento rimasto aderente alla parete, e una “finestra” (p.o. 58) (fig. 21) che con una galleria di circa m 2 mette in comunicazione l’esterno con la galleria adduttrice.

Fig. 21- Spiaggetta di Frontone. Apertura per lo scarico del materiale di scavo

 

Da Punta Santa Maria a Santa Maria: punti d’osservazione 62-67 (fig. 19)

Alle spalle di Santa Maria una frana, innescatasi nell’inverno 1994, è ancora in atto e rischia di coprire, con il cono di base, lo speco (p.o. 64) dell’ultimo tratto di galleria dell’acquedotto visibile sulla costa orientale dell’isola, tratto mai segnalato fino ad ora (fig. 22).

Fig. 22 – Imbocco galleria per Santa Maria

La galleria, esplorata dall’Autore nel 1993 e nel 1994, è percorribile per circa centocinquanta metri e ha direzione grosso modo nord-sud con quota di imbocco di circa m 8,5 s.l.m. Essa mostra un rivestimento in coccio pesto fin quasi all’imposta della volta, è alta più di due metri e larga tra i 60 e i 90 centimetri. Dopo circa cento metri la galleria incontra, frontalmente, un ambiente di dimensioni sconosciute (p.o. 65), all’atto della visita pieno di fango. II raccordo tra la galleria e tale ambiente è posto al piede della galleria e sembra vi sia un salto di quota tra la stessa galleria e l’ambiente in questione. Dopo tale raccordo la galleria devia verso
ovest e con un andamento irregolare riprende la direzione nord-sud per arrestarsi, dopo una trentina di metri, contro un riempimento artificiale, realizzato con grossi blocchi, che è da escludersi derivi da sfornellamento della galleria.

La direzione e la distanza percorsa indicano che la galleria sboccava nell’abitato di Santa Maria poco ad ovest della chiesa. I numerosi sopralluoghi effettuati nell’area per rinvenire lo sbocco dell’acquedotto sono stati infruttuosi. Tuttavia, le quote della galleria mostrano che l’acquedotto aveva una pendenza dell’1-1,5 per mille circa. Alla partenza si ha una quota di circa m 11, allo sbocco a Cala Inferno la quota di m 10,50 e alle spalle di Santa Maria di circa m 8,50. Da tali quote e dalla pendenza generale della galleria si può ritenere che l’acquedotto raggiungesse Santa Maria a una quota non superiore a circa m 8 s.l.m. Poiché l’acqua giungeva in continuo, è molto probabile che al termine della galleria ci fosse un serbatoio di accumulo cui poteva essere allacciata una tubazione con saracinesca. Per un accumulo di una qualche importanza, un serbatoio appunto, lo spessore d’acqua, e quindi l’altezza del serbatoio sotto il punto d’arrivo dell’acqua, doveva essere, come nelle cisterne diffuse a Ponza, di almeno tre-quattro metri se non cinque. Ciò comporterebbe un’ulteriore diminuzione della quota di utilizzazione dell’acqua e la tubazione di uscita, posta alla base del supposto serbatoio, si collocherebbe a una quota compresa tra m 5 e m 3 s.l.m.

Sia che si prenda in considerazione la quota di uscita della galleria a Santa Maria (m 8), ancor di più se si prenda come riferimento la quota (m 3-5) dell’uscita dai serbatoi,  è da escludere che l’acquedotto proseguisse verso l’attuale porto di Ponza passando sulle “sostruzioni di Giancos” (21), che hanno quota di m 14 s.1.m.

È  molto probabile che l’acqua addotta dall’acquedotto servisse il porto di Santa Maria (22). I 4-5 litri al secondo della sorgente potevano fornire, come visto, tra 300 e 400 m3 al giorno.

 ***

(21).  Come vedremo in seguito le strutture murarie di Giancos interpretate da Tricoli (1855, p. 22) e da Amici (1986, p. 57) come sostruzioni dell`acquedotto sono da interpretarsi come una diga (Lombardi-Livi 1995) .

 

(22). Nella piana di Santa Maria sono state rinvenute tracce delle banchine portuali (De Rossi 1986) che entrano per alcune centinaia di metri all’interno. D’altronde il toponimo della zona “o’ mare ’n coppa”, lascia intendere che la piana fosse ancora invasa dal mare in epoca borbonica.

***

Fig. 19 – Punti d’osservazione 62-67

In base alle considerazioni esposte (lunghezza della galleria, direzione dell’adduttrice, quota d’arrivo) i serbatoi dovrebbero essere poco distanti dalla chiesa di Santa Maria, con quota d’entrata dell’acqua a circa m 8 s.l.m. e volume sufficiente per accumulare l’acqua derivante dall’acquedotto.

Poco lontano dalla chiesa esistono in effetti cinque serbatoi (p.o. 67) (fig. 20) che per la quota, per la posizione e per la capacità sembrano perfettamente adatti a ricevere l’afflusso d’acqua proveniente dall’acquedotto.

Fig. 20 – Grottoni di Santa Maria. Probabili serbatoi generali dell’acquedotto

Si tratta di cinque grandi gallerie (m 3,5 x 35) con il caratteristico rivestimento in coccio pesto e i cordoni in coccio pesto che rivestono gli angoli tra muri verticali e pavimenti. Le cinque gallerie sono pilastrate e comunicavano tra loro attraverso archi tra i pilastri. Sulla volta sono presenti aperture circolari che consentivano la necessaria aerazione.
Sui fronte mare, in corrispondenza della più occidentale delle gallerie, esisteva (ed era percorribile fino a quarant’anni orsono) un cunicolo che collegava le gallerie a un’area prossima al mare a m 3-4 s.l.m. II volume d’acqua immagazzinabile era pari a 3-4000 m3 che corrispondono a circa dieci giorni di funzionamento dell’acquedotto. La porzione frontale dei serbatoi è completamente distrutta per cui nulla è possibile vedere dell’opera di presa e dello scarico di troppo pieno; la connessione tra la galleria che proviene da Punta Santa Maria e i serbatoi non è stata individuata e ciò rappresenta una grave lacuna dello schema interpretativo, anche se occorre sottolineare che delle cinque gallerie ne sono state visitate solo due. Inoltre, in una delle gallerie, è segnata, al fondo, una struttura muraria che potrebbe corrispondere al sistema di arrivo dell’acquedotto, provvisto di vasca di dissipazione dell’energia.

Riproposizione della Fig. 3 – Tracciato schematico dell’acquedotto

 

Leonardo Lombardi

 

Per la prima parte: leggi qui

Per la seconda parte: leggi qui

Per la terza parte: leggi qui

Per la quarta parte: leggi qui

Per la quinta parte: leggi qui 

 

Con questo capitolo – il sesto – si conclude la descrizione dell’acquedotto romano di Ponza. Nel prossimo saranno trattate le cisterne romane e altre opere idrauliche.

  

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