Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

i-24 u-26 28-07-2005-0-18-52_0001 ss19 sl372210 Il tunnel "romano" di Chiaia di Luna con le pareti ad "opus reticutatum"

I fari del territorio di Ponza

Condividi questo articolo

dal libro di Ernesto Prudente

“Vocabolario illustrato del dialetto parlato dai pescatori e dai marinai ponziani”

 

I fari del territorio di  Ponza sono tre: Il faro della Guardia, il faro della Madonna e il faro di Zannone. Quello del porto (vedi foto in evidenza), i
cui segnali luminosi sono di secondaria importanza, prende il nome di fanale.

Il faro della Guardia si erge su un promontorio roccioso che si trova all’estremo sud dell’isola.(Vedi foto sotto)

Dista dal porto due miglia e può essere raggiunto anche via terra, con una passeggiata di circa mezz’ora attraverso una mulattiera che, partendo dal pianoro degli Scotti di Sopra, taglia la costa orientale della “macchia dell’asparago” e della “scarrupata”, arriva all’innesto del Faraglione con l’isola. Nella zona della scarrupata il comodo sentiero aveva due percorsi: il primo, quello antico, si inoltrava, in linea retta, ai piedi della montagna per tutta la sua lunghezza fino a giungere al confine con la scarrupata di fuori dove pigliava a scendere, con un serie di tornanti, per arrivare all’ingresso del faraglione. La caduta continua di sassi lo rese pericoloso e il comando della Zona Fari e Fanali di Napoli, da cui Ponza dipendeva, chiese al Genio Civile di modificarne il percorso. Negli anni cinquanta del secolo scorso l’impresa Raffaele Perrotta di Ponza diede corso alla nuova stradina che risultò molto più comoda e meno pericolosa sia per i fanalisti che per i numerosi cacciatori di quaglie che frequentavano la scarrupata.
E’ situato ad una altezza sul livello del mare di 112 metri. I complesso abitativo è composto da quattro abitazioni, ciascuna di tre camere, cucina e bagno. Dal piccolo traforo d’ ingresso, ai piedi del faraglione, il fabbricato si raggiunge attraverso una piccola e suggestiva stradina incastrata nella roccia. E’ talmente piacevole, incantevole e pittoresca da farmi pensare che Walt Disney l’abbia copiata per inserirla nel suo “Alice nel paese delle meraviglie”.
L’anno della sua nascita è il 1886. L’impianto originale era costituito da un apparecchio rotante azionato da un congegno ad orologeria la cui carica aveva la durata di quattro ore. Nel 1913 il congegno di illuminazione venne sostituito da un apparecchio che funzionava a vapore di petrolio. Nel 1937, con la istituzione di una linea elettrica che dal centro dell’isola portava a corrente al caseggiato, la lampada fu elettrificata.
Nel 1975 il faro fu automatizzato e l’edificio non fu più abitato. I tre fanalisti addetti al servizio avevano un turno di due giorni di servizio al faro ed uno di riposo.
Il faro lancia tre lampi bianchi in un periodo di trenta secondi. Il suo fascio di luce arrivava a 45 miglia per cui era inserito tra i fari di prima categoria come il Tino di La Spezia e Capo Imperatore di Ischia.
Sulla torretta vi è anche un fanale a luce rossa che segnala la secca delle Formiche situata ad un miglio dalla costa.
A questo punto è necessaria una piccola parentesi: il faro della Guardia non è nato sul faraglione dove attualmente è sistemato. Egli, il faro, vide la luce sulla spianata di Monte Guardia a 380 metri di altezza, nel 1858. L’iniziativa faceva parte di un gruppo di provvedimenti che il governo borbonico intese prendere per la sicurezza dell’isola a seguito dello sbarco di Carlo Pisacane. Il caseggiato è quel rudere che attualmente troneggia, molto vergognosamente, sul pianoro di Monte Guardia. Quel manufatto, iniziato dai Borboni, ebbe termine nel 1864 sotto il regno sabaudo.

Faro della Madonna: costruito, a 62 metri sul livello del mare, sulla cima della collina dedicata alla Madonna da cui ha preso il nome di Rotonda della Madonna.(Vedi foto sotto)

L’apparecchio luminoso è lenticolare a luce bianca fissa che enette quattro lampi bianchi con un periodo di 15 secondi di oscurità. Ha una portata media di 10 miglia con visibilità da nord a sud. Si ignora la data di accensione che sicuramente avvenne sotto il regime borbonico. La prima costruzione era una torre isolata a base quadrata con le pareti di colore bianco che comportò una spesa di 8.600 lire.
Il caseggiato e la torre sono stati rifatti perché il terreno su cui poggiavano presentava pericoli di crollo.
Entrando nel porto si lascia a sinistra.
Nel Faro della Rotonda della Madonna è compreso anche il fanale a luce rossa fissa, identico a quello del Faro della Guardia, per la segnalazione delle Formiche. Quando si vedono contemporaneamente le due luci rosse significa che si è sugli scogli. Negli anni cinquanta del secolo scorso, un bastimento in legno dalla portata di circa trecento tonnellate, cercando ridosso in una notte di tempesta, andò a finire sugli scogli delle Formiche. Molti asserirono che venne a mancare la luce elettrica per cui ci fu un oscuramento totale. Certo è che la libecciata di quella notte fu veemente e impetuosa con violenti scrosci di pioggia.
Le sei persone di equipaggio trovarono la morte. Non si salvò nessuno. L’allarme di quel disastro lo lanciò Carlitto che, all’alba si era recato, con il suo gozzo, alle Formiche per vedere se era possibile calare la rete per qualche chilo di retunne. Cosa faceva fare la fame! Quando notò legname e velatura sul mare rientrò subito per comunicare l’accaduto.
Diverse barche si recarono sul luogo del naufragio. Nessun naufrago. Venne individuato un cadavere incastrato tra gli scogli. Luigi Sogliuzzo, l’iscaiolo, con l’aiuto di un amo legato ad un filo di nailon, riuscì dopo ore di estenuante lavoro a scardinarlo e portarlo in superficie. Il cadavere venne imbarcato sulla Santa Rita, la barca di Giosuè Di Scala che il figlio Peppino ed io avevamo preso per correre a Le Formiche.
I fanalisti, sempre in numero di tre, provvedevano anche alla manutenzione del fanale rosso del porto che, nella seconda metà del secolo scorso, ha visto la nascita del gemello verde sullo scoglio Ravia.

Il Faro di Zannone è riportato nei libri nautici con il nome di Faro di Capo Negro.(Vedi foto sotto)

Si trova all’estremità nord dell’isola, “ di fronte alle terre del reame”, scrisse il Tricoli. Il faro è posizionato su una torretta bianca che si eleva dal tetto di un caseggiato che raggruppa quattro abitazioni dove, oltre a quella riservata ai superiori, vivevano tre famiglie di fanalisti di cui due sempre a Zannone e il terzo in ferie. Il turno era di venti giorni di servizio e dieci di ferie. Il servizio per il cambio e per tutte le altre necessità veniva effettuato con una barca a motore.
La lanterna di Zannone lancia il suo raggio ad una altezza di 37 metri su livello del mare. Le sue caratteristiche sono: tre lampi bianchi con una oscurità di dieci secondi. La sua portata è di 12 miglia. Oggi il faro è automatizzato. Il faro di Capo Negro fu attivato nel 1858, anch’esso come conseguenza dello sbarco di Pisacane.

Ernesto Prudente

 

 

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.