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Trantor comincia da sotto casa

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 di Sandro Russo

 

“Fotovoltaico”. Cominciamo a fare la conoscenza e l’abitudine a questa parola, perché ci potrà interessare da vicino. Neanch’io immaginavo quanto!

Un modulo fotovoltaico è un dispositivo in grado di convertire l’energia solare direttamente in energia elettrica mediante “effetto fotovoltaico” che sfrutta le proprietà di ‘semiconduttori’ di alcuni materiali, principalmente del silicio [per gli approfondimenti di massima consultare Wikipedia].

Se Ponza non fosse “fuori da tutti i movimenti culturali dell’Occidente” già ne avremmo avuto sentore.

Nello scorso anno (2010) è stato indetto un Concorso ““L’energia solare per le isole minori italiane” promosso da Marevivo con il Gestore Servizi Energetici (GSE), il Citera dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, Enea, il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e il Ministero dell’Ambiente. Tale concorso (internazionale) “intende generare idee e proposte su dispositivi, impianti o sistemi impiantistici innovativi, mirati all’utilizzo dell’energia solare ed applicati ad un contesto proprio delle isole minori italiane ed in particolare ai territori dei Comuni delle isole minori aventi fino a 15.000 residenti”.

La relativa premiazione si è svolta a Roma nel gennaio 2011

Il concorso prevedeva diverse categorie. I progetti selezionati e premiati sono stati molto innovativi e funzionali; ad esempio il primo classificato della categoria B-II  (‘Gruppo Pandolfo’) con ‘Pettine di Venere’ ha presentato un progetto di pannelli fotovoltaici collegati e sorretti da strutture inseribili in contesti portuali. Si legge nella relazione di progetto: “Pettine di Venere (Murex pecten) è il nome che abbiamo dato ad un oggetto singolo di arredo urbano progettato per spazi pubblici come supporto per pannelli fotovoltaici per produrre energia elettrica e contemporaneamente offrire funzioni di illuminazione pubblica, di seduta, di supporto per pannelli di informazione turistica, di servizio, di ricarica energetica per dispositivi portatili e per la nautica, di alimentatore per distributori…

Si legge nella relazione del progetto (…e qui l’Elegia sposa la Tecnologia): “La sua forma morbida e naturale è espressione di una architettura organica che supera le forme quadrate e spigolose degli impianti fotovoltaici, minimizzando l’impatto ambientale e ottimizzando lo sfruttamento della radiazione solare…”

E ancora: “ …Il progetto è stato sviluppato partendo dalla carta del sole. Per ogni isola, e in generale per ogni luogo, conoscendo la sua latitudine, è possibile tracciare la carta del sole che riporta i diagrammi polari del percorso del sole durante l’anno. Si può avere in questo modo una stima precisa della radiazione solare utile per il luogo considerato. Il progetto proposto, per esempio, è stato elaborato per l’isola di Capri, partendo dal calcolo della carta del sole dell’isola”.
“…Il risultato è un elemento di forma eterea, morbida e naturale, evocativo delle conchiglie e delle dee mitologiche”

Ma gli altri progetti selezionati non sono stati meno originali:

– dal classico elemento di arredo urbano, il lampione, rivisitato dal punto di vista estetico e reso autonomo dalla tecnologie a risparmio energetico;
– dalle pensiline per aree portuali, ad un sistema di illuminazione ‘lineare’ della Via Krupp di Capri, percorso naturale di particolare pregio paesaggistico;

– da elementi classici come tegole e coppi quasi identici a quelli cui siamo abituati, ma fatti di elementi ‘fotovoltaici’;

– fino ad un progetto più ampio, atto a soddisfare i consumi energetici di Capraia (LI), che integra diverse fonti rinnovabili, in cui predominante il sole, sfruttando la morfologia e le caratteristiche storico-culturali (e paesaggistiche) del territorio isolano.

 

Quanto tutto questo possa interessare una piccola isola come la nostra è evidente. Strano anzi che non se ne sia parlato / non se ne parli di più, sotto il profilo dell’arredo urbano (un aspetto molto trascurato, a Ponza ) e dell’autonomia energetica (il punto dolente della Centrale Elettrica!); oltre alle piccole soluzioni pratiche applicabili alla vita di tutti i giorni

 

Fin qui il fotovoltaico ‘buono’. Ma come il problema arriva a toccarci da vicino – personalmente, direi – oltre alla constatazione che presto le vedremo per strada, queste applicazioni del ‘fotovoltaico’?

Il paesaggio, nella zona dei Castelli Romani, è dolcemente ondulato e coltivato intensivamente. Soprattutto vigne, più di recente campi di kiwi; case sparse nelle campagne e un paesino arroccato in cima.

Non so quanti hanno letto o sentito parlare di uno tra i più famosi cicli della fantascienza: i primi tre libri di Foundation (Fondazione) di Isaac Asimov, dove si racconta la storia futura nei millenni a seguire. Ebbene c’è in questi libri la potente immagine del pianeta capitale della Fondazione Galattica, Trantor:  un intero pianeta completamente rivestito di acciaio. Un pianeta-città.

E’ a Trantor che ho pensato, passando per i dolci pendii che portano a casa mia. Quando lasciata la Pontina e la Nettunense si sale verso il paese di Lanuvio.

Negli anni passati, la zona collinosa dietro una curva, dove il paesaggio si apre in uno scenario bucolico, era stata qualche volta coltivata a girasoli, altre volte a grano, con una certa rotazione delle colture, secondo le buone norme suggerite dai contadini d’altri tempi (puntualmente confermati dalla moderna agronomia).

Campo di girasoli

Stavano facendo dei lavori, e mi sono fermato a guardare cosa avrebbero messo, stavolta!…

Ecco cosa stavano piantando quest’anno (e per sempre!): i pali e le strutture portanti per un impianto fotovoltaico che avrebbe preso l’intera collina (per la potenza complessiva di 22,9 MegaWatt!).

L’area già qualche settimana dopo si presenta così:

Ma è una tendenza che si sta diffondendo: poco piu avanti, a solo qualche chilometro di distanza, verso Velletri (al bivio della via dei Cinque Archi) c’è un altro grande impianto e lungo la strada (Cisternense) altri ancora…

Niente di illegale, per carità: non è una denuncia questa! Ma trovo che ci sia qualcosa di sbagliato nel destinare terreno fertile alla produzione di elettricità, sia pure attraverso l’impiego di una fonte pulita come del sole. Ero rimasto all’idea di utilizzare i deserti, a questo scopo – qualcosa letta su una di quelle riviste che propongono informazioni scientifiche e curiosità, tipo Focus – e devo dire che questa svolta mi ha colto impreparato; così vicino a casa, poi…

Certo i proprietari avranno fatto i loro conti prima di prendere la loro decisione; certo avranno sfruttato le indicazioni e/o le agevolazioni comunitarie; certo gli industriali avranno fiutato l’affare… Cercando sui giornali e sul web ho scoperto che c’è un grosso dibattito in corso sulla sostenibilità della diffusione del fotovoltaico – come anche delle centrali a biogas che sfruttano le biomasse, vale a dire liquami zootecnici, sfalci e altri vegetali (mais) – per produrre energia. Un’idea efficiente e buona in sé può determinare effetti perversi qualora sia attuata senza criterio e per puri scopi commerciali. Afferma Carlo Petrini (quello di Slow Food e  di Terra Madre), in un suo recente articolo su Repubblica: “Se i pannelli fotovoltaici sono posati direttamente a terra e per grandi estensioni essi tolgono spazi alla produzione alimentare e desertificano i suoli fino a renderli inservibili. Allora bisogna dirlo chiaro: sì al fotovoltaico, ma sui tetti, nelle cave dismesse, lungo le strade. No a quello sul terreno libero” (Da ‘La Repubblica’; giovedì 28 luglio 2011)

Cantava Celentano negli anni ’60:

Là dove c’era un campo ora c’è… una città aaaaa…

E quella casa in mezzo al verde, ormai, dove sarà aaa…

Dico anche che da coltivatore non ci sono preparato. Nessuno di noi lo è. Molte cose sembrano andare in direzioni impreviste senza che neanche ce ne rendiamo conto. Non si riesce ad arrestare un sistema – la via Gluck poi è stata ingoiata dal cemento – ma almeno mitigarlo e indirizzarlo? Forse possiamo se abbiamo almeno consapevolezza del problema…

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