Detti e Filastrocche

I proverbi di Ponza (1)

I proverbi sono, a mio parere, gli aforismi della storia di una comunità. Essi infatti esprimono, in maniera sintetica ed efficace, il significato ed il senso delle cose e delle situazioni.

Noi di ponza racconta abbiamo deciso di farcene una scorpacciata, e lo facciamo pubblicando in più puntate quello che è stato scritto nel  libro di Ernesto Prudente: “A pànje” – I proverbi di Ponza”

Dal libro “A pànje”

….“A pànje” è il galleggiante che segnala la presenza sul fondo marini di una coffa o di una rete.

Issatela a bordo, o giovani, questa “pànje” e attaccati al “mèstiére” troverete “pesci” che vanno scomparendo o che sono già scomparsi….

 

E’ chiaro che l’autore si riferisce al frasario e alla saggezza dei vecchi che viene espresso  attraverso detti proverbi e riscoprirli, per i giovani a cui è dedicato questo libro, è come avere conquistato qualcosa di pregevole, come è proprio di una bella pescata.

Su questo sito la presentazione di detti proverbi sarà effettuata in ordine alfabetico e contrassegnata dall’antico stemma di Ponza, già in sovraimpressione, a dimostrare appunto il legame con il passato ma, in relazione all’elevato numero di detti proverbi – più di 1300 –  non possiamo garantire la pubblicazione dell’intera raccolta.

Per la Redazione di ponzaracconta

Gennaro  Di Fazio

 

Iniziamo con la lettera A

 

A’ APPECCIATE A PIPPE     

(ha acceso la pipa)

Per uno che non la smette più di parlare.

 

ABBÒFFETE RUÒSPE  

(saziati rospo)

E’ l’espressione per l’ingordo che dimostra insaziabile bramosia di ric­chezza e di piacere.

 

ABBRILE A VÈCCHJE IARDÉTTE U VARRILE,  

PO FACÈTTE VÒTTA-VÒTTE É JARDÈTTE PURE A VÒTTE         

(aprile la vecchia bruciò il barile e poi, necessitando il fuoco, bruciò pure la botte)

Si dice quando la primavera tarda a far sentire il suo tepore e il freddo imperversa.

La vecchia per crearsi un ambiente caldo, avendo consumato la sua scorta di legna,

fu costretta a bruciare il barile e poi la botte.

 

ABBRILE ÒGNE GOCCE NU VARRILE    

 (aprile ogni goccia un barile)

La pioggia di aprile rappresenta una manna per il  contadino.

Si ritie­ne che come sarà abbondante la pioggia in aprile così copiosa sarà la vendemmia.

 

A BBUNNANZE E’ CASTIGHE I DDJE     

(l’abbondanza è un castigo di Dio)

L’abbondanza è un castigo perché non ci consente di cogliere il signi­ficato della povertà e quindi dei sacrifici che sono necessari nella vita per temprare il carattere.

 

A BUCJE ESCE NCÒPPE U NASE 

(la bugia appare sul naso)

Espressione che si usava per i bambini per spronarli ad essere sinceri.

 

A CACA’ É A PISCIA’ NU FA MAJE NOTTE     

(a defecare e a pisciare non fa mai notte)

Perdere il tempo per banalità non fa trascorrere prima e subito le ore di lavoro.

 

A CACCIATE A CAPE A FÒRE U SACCHE    

(ha cacciato la testa dal sacco)

Diretta a chi ha superato i limiti che gli sono consentiti.

 

ACÀLE I SCÉLLE   

(abbassa le ali)

Lo si dice all’arrogante per fargli notare che nella vita l’umiltà è più necessaria della prepotenza.

 

A CAMMÌSE D’U CURTE NU’ TRASE A NISCIUNE

(la camicia del corto non entra  nessuno

L’indigenza non viene mai presa a termine di paragone.

 

A CAMPANE DICE: DÒNGHE É DAMME 

(la campana dice: do e dammi

Per ricevere bisogna dare. Chi è egoista non può pretendere cortesie e favori dagli altri.

 

A CAMPANE SÒNE CÒMM’È L’ESÉQUJE 

(la campana suona come è l’esequie)

Ci si adatta sempre alle circostanze.

I prepotenti alzano sempre la vo­ce per far valere le loro richieste.

Le risposte sono sempre date in re­lazione al personaggio che si ha davanti.

 

A CARNE FA CARNE, U VINE FA SANGUE      

É A FATICHE FA JTTA’ U SANGUE

(la carne fa carne, il vino fa sangue e la fatica fa buttare il sangue)

Stando così le cose bisogna mangiare, bere e il lavoro farlo fare agli altri.

E’ questo il concetto di vita del fannullone.

 

ACQUE É MORTE NUN SE DÉSIDERENE     

 (acqua e morte non si desiderano)

Non bisogna mai invocarle perché possono arrivare provocando dan­ni e sciagure.

 

A CARTE SPIÉGHE  

 (la carta spiega)

Le chiacchiere sono inutili, bisogna sempre mostrare fatti e documenti.

 

A CASE D’I PUVERIÉLLE   

NU MÀNCHENE MAJE TUZZA­RIÉLLE    

(a casa dei poveri non mancano mai pezzi di pane raffermo)

E’ l’invito spontaneo e sincero dell’umile che offre cordialmente un pezzo di pane indurito che rappresenta tutto il suo avere.

 

A CASE D’I SUNATURE NUN SE PORTENE SERENATE 

(a casa dei suonatori non si portano serenate)

E’ inutile fare del sarcasmo a chi dell’ironia ha fatto la sua filosofia di vita.

 

A CASE TENE A PORTE É CHÉLLE CHE PUÒRTE CE TRUÒVE

(la casa ha la porta e quello che porti ci trovi)

E’ necessario portare a casa per poi trovarlo quando occorre.

 

A’ ACCATTATE A JATTE INT’U SACCHE

(ha comprato il gatto nel sacco)

Non bisogna mai comprare a scatola chiusa per evitare le brutte sor­prese.

 

ACCIDE CCHIÙ A LÉNGUE CHE NA SCUPPETTATE

(uccide più la lingua che una fucilata)

La sofferenza morale dovuta alle maldicenze reca più spasimo di un dolore fisico.

 

ACCUSI’ A FÒSSEME CAMPA’

(così dovremo vivere)

Lo si dice in un momento di piacere e spensieratezza e serve a ricor­dare che nella vita ci sono sempre momenti tristi.

 

A CHE MUNNE È MUNNE È GHIUTE SÈMPE ACCUSSÌ

(da che mondo è mondo è andato sempre così)

E’ inutile andare contro corrente. Bisogna adattarsi.

Speriamo di an­nullarlo con la moderna democrazia.

 

A CHE PURPETE VENE A PREDICHE

(da quale pulpito viene la predica)

E’ la risposta che si dà al prepotente e all’affarista quando vogliono fare i moralisti.

 

A CHIÀGNERE NU MUÒRTE SO LACREME PERSE

(a piangere un morto sono lacrime perse)

E’ inutile versare lacrime per un fatto accaduto quando non esistono possibilità di rimuoverlo.

Bisogna saper reagire alle avversità della vita senza abbattersi.

 

À CHIAMMATE SAN PAULE PRIMME I VEDE U SERPE

(ha chiamato S. Paolo prima di vedere il serpe)

E’ inutile invocare provvedimenti su ciò che probabilmente non av­verrà.

Davanti agli ostacoli bisogna correre ai ripari.

 

A CHI CÒCE SCIÒSCE

(a chi scotta soffia)

L’uso è vario.

Il concetto di fondo è che si  impegna soltanto chi è direttamente interessato o responsabile.

 

À CHIUÒPPETE DINT’A TERRE TÒJE  

(ha piovuto sul tuo terreno)

Espressione usata verso chi è stato baciato dalla fortuna.

 

A CIÒRTE È D’A SGUAIATE É D’A PUTTANE

(la fortuna è della sguaiata e della puttana)

La donna molto riservata ha meno possibilità di sistemarsi

rispetto alla donna che si mette bene in vista o che si lascia vagheggiare.

 

ACÌTE U TIRCHJE, UÒGLE U SCIAMPAGNÒNE É SALE U SA­PIENTE

(aceto al tirchio, olio allo scialone e sale al sapiente)

Il dono dev’essere sempre adeguato alle caratteristiche e alle qualità delle persone cui è diretto.

 

A CIUCCE NU MÀZZECHE CCHIÙ

(l’asina non rumina più)

Espressione usata per quelle donne che, per volontà o per età, non elargiscono più favori amorosi.

 

A COLLERE È PETRÒSE: ADDÒ TRASE FA I PERTÒSE

(la collera è ruvida: dove penetra fa i buchi)

Non bisogna farsi prendere dalla collera perché essa produce danni morali e lascia profonde lacerazioni.

 

[Dal libro di Ernesto Prudente: “A Panje” – i proverbi di Ponza. (1) – Continua]

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